HOME | BIOGRAFIA | IMMAGINI | SEZIONI | SCRIVIMI



La sera, dopo una giornata fredda

Ravera | Lavori in corso | 27 Gennaio 2012 | 29 letture

Un centinaio di donne. Un freddo bestiale. La fiaccole sporcavano i guanti di cera. Una cassetta di legno come palco. Un megafono al posto del microfono. Niente musica. La piazza sembrava così grande, così vuota. Sei poliziotti che scherzavano fra loro. Poche parole, nel megafono. Poche ragazze a parlare.
Tutte un po’ preparate, tutto un po’ congelate.
E la lettura del testo della ragazza morta assassinata. Che scriveva come se sapesse, e, nello stesso tempo, non avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe accaduto davvero, e a lei, e per mano del suo ragazzo. Chi sa immaginare la propria morte? E’ impossibile anche da vecchi, anche da malati terminali…La vita, sembra sempre che non debba finire mai. Eppure, mantenerla, farla crescere, farla pulsare, darle un senso, un valore…è sempre più difficile. Sei lì, in una piazza sguarnita, in una notte fredda,poi sei casa, e cucini un risotto coi funghi secchi che erano lì perchè mica ci hai pensato a fare la spesa, e poi mangi con lui e poi crolli e per una sera non ti va di uscire e guardi un magnifico filmone di Otto Preminger su sky…mentre lui russa mansueto sul divano color ruggine del tuo studio…e poi sei a letto, dopo aver rispedito lui a casa sua al di là del pianerottolo, e non vuoi mollare la giornata anche se è quasi l’una e allora leggi il bellissimo romanzo di uno scrittore russo nato nel 1980 , Nicolai Lilin, e pensi…che forse il senso è nascosto lì, nell’incontro casuale con l’intelligenza degli altri…nelle manifestazioni senza seguito, senza rilievo, senza riflettori accesi…nel risotto dell’ultimo minuto…nella voglia che ti prende, nonostante tutto, di non dormire ancora, di non passare ancora all’indomani…

Fiaccole per un lutto di festa

Ravera | Lavori in corso | 26 Gennaio 2012 | 86 letture

Fra due ore, a Roma, a Piazza ss. Apostoli saremo in tante. E’ un pomeriggio freddo e azzurro. Alle sette sarà buio, accenderemo le nostre fiaccole. Per ricordare Stefania Noce, 24 anni, femminista. Uccisa dal suo fidanzato studente psicologo. Che non voleva essere lasciato. E’ piantata maledettamente profonda, la radice della violenza maschile contro il corpo e l’anima delle donne. Non è follia, non è eccezione. Certo, lo è anche, eccezione, ma più importante è giardare la regola deviata che ci sta dietro. La regola: noi siamo funzioni del loro desiderio.
Noi non siamo persone, non lo siamo ancora, non lo siamo nitidamente. Non abbastanza. Ha scritto Stefania prima di morire: “Queste righe sono per le donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c’è ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano state sufficienti, ma le dedico soprattutto a quelle che si sono arrese e a quelle convinte di potersi accontentare. A coloro i quali pensano ancora che il “femminismo” sia l’estremo opposto del “maschilismo”: non risulta da nessuna parte che quest’ultimo sia mai stato un movimento culturale, nè, tantomeno, una forma di emancipazione”. E’ vero. Il maschilismo è un comportamento deviante, una visione del mondo distorta, una patologia, una miopia, un’ ignoranza…ma ha radici lontane, diffuse, intrecciate alla cultura dominante. E’ l’effetto di quella pretesa universalità, che non riconosce due soggetti, che non accetta la parzialità maschile, non la approfondisce, non la studia. Come noi abbiamo fatto con la nostra, con la parzialità femminile. Unendoci, riflettendo, scavando, imparando. Quando incomincerete a smarcarvi dai violenti dai vigliacchi e dagli stupidi, amici maschi? Quante altre ragazze devono morire, prima che un uomo impari ad accettare un “no”? Perchè la fine di un amore per le donne è dolore e per gli uomini rabbia?
Saremo tante, questa sera, a tacere, ma anche a parlare. In lutto e in festa. Perchè la riscossa è incominciata. Qualche cosa dovrà cambiare. Finalmente.

Caro Ferruccio…

Ravera | Lavori in corso | 22 Gennaio 2012 | 183 letture

Un certo Ferruccio mi ha chiesto, con molta dolcezza, perchè non alimento più questo blog. Ha formulato l’ipotesi che fossi persa in altre imprese. E’ un po’ vero, visto che mi mantengo scrivendo. Ma non è il motivo principale.
Certo c’è il romanzo che mi inchioda ad un alto tasso di insoddisfazione, certo sto scrivendo un libro-dialogo con Nichi Vendola, il che è affascinante ma non facile, nè agevole. Certo, ci sono i pezzi per Il Fatto quotidiano, disciplina trisettimanale… Eppure il motivo è un altro: io non ci riesco proprio, in questo spazio, a non essere sincera. Per me, che sono cresciuta scrivendo su un quaderno, mettere un diario in rete, è comunque, innanzitutto, scrivere un diario. Cioè accettare, affrontare, scegliere, la dimensione di una spietata sincerità. Cose che penso. Cose che mi accadono. Cose che immagino. Cose di cui ho paura. Cose che spero. E’ una scrittura privata, il diario. Magari, da ragazzina, lo lasciavo aperto sul letto sperando che qualcuno lo leggesse, e vedesse quanto era delicata la mia anima o suggestiva la mia malinconia…Ma, in sostanza, il diario era un rimedio segreto, una gioia intima, un fare i conti con me stessa. In rete, invece, il diario è pubblico. Chiunque può leggere quello che scrivi. Allora devi pesare le parole. E quando i dubbi travolgono le certezze, ti chiedi quale beneficio può trarre “il lettore” dall’esibizione del testo. Potrei postare qui i moltissimi articoli che tiro giù per questo o quel giornale. Potrei raccontare che il 25 sarà in libreria un romanzo che ho scritto nel 1986 e che la casa editrice Et-al ha ripubblicato. Potrei dire che lo presenterò il primo febbraio a Roma e il sei febbraio a Milano… potrei dire che è il primo di due rosa-pulp per ragazzine, in cui mi sono divertita a re-inventare nel presente le “Piccole donne” della Alcott… potrei fare, cioè, un uso promozionale di questo luogo… quasi tutti gli scrittori lo fanno… Però a me non piace tanto. La tentazione vera, per me, è sempre quella di condividere, con chi passa di qui, qualcosa di intimo, pensieri primitivi, ragionamenti da sviluppare, ricerche di senso, cattivi umori, dettagli, microscopiche felicità, momenti di essere. Insomma, il sommesso rumore della vita, con tutte le sue inevitabili dissonanze. Non sempre trovo il coraggio, l’allegria, la voglia. Così passano settimane. Caro Ferruccio… Oggi, per esempio, sono stata tutto il giorno chiusa in un albergo di Roma, ad ascoltare uomini e donne, che dicevano cose “di sinistra”( ecologia e libertà). Negli intervalli, andavo al banchetto di “Se non ora quando” a vendere magliette per pagare i debiti ( La manifestazioni dell’ 11 dicembre è costata un botto) con Luisa, Roberta, Francesca, Rita… Oggi è stata una giornata quasi buona, o almeno così mi pare. C’era questa sala piena. E tutti battevano le mani nei momenti in cui anche a me, veniva voglia di battere le mani. Ho sentito circolare un po’ di appartenenza residuale, il nucleo di un possibile “noi”…Noi, il mio pronome preferito…

Perchè un po’ di felicità è un obbiettivo legittimo

Ravera | Lavori in corso | 4 Dicembre 2011 | 720 letture

Dieci buoni motivi per essere in piazza del Popolo, l’11 dicembre alle due di pomeriggio.

Tutte alla manifestazione dell’11 dicembre. Facciamoci notare.

Ravera | Lavori in corso | 30 Novembre 2011 | 821 letture

Il 13 febbraio hanno riaffermato la dignità delle donne, calpestata dal sessismo berlusconista. L’11 dicembre si proporranno come forza politica, per guidare questo Paese fuori dall’agonia . Insieme agli uomini, certo. Ma questo vuol dire: 50% noi e 50% loro. Altro che quote rosa! Il grido era: “Se non ora quando?. Oggi è: “Se non le donne chi?”. Erano un comitato spontaneo, etergeneo, intergenerazionale e libero da appartenenze escludenti o servitù politiche. Dieci mesi dopo sono molte di più. Il 13 febbraio
hanno mobilitato un milione di donne in tutta Italia. E a Roma, a Piazza del Popolo, è stata una festa da tutto esaurito. Sul palco c’erano monache e prostitute, poete e femministe, ragazze e donne e nonne. Storie politiche diverse e storie mai state politiche. Tante voci, lo stesso timbro. Una novità che ha segnato positivamente un anno fra i più terribili della storia pur travagliata di questo Paese. Va tutto male, ci dicevamo nei sottovoce della vita quotidiana, ma almeno sono tornate le donne. Una presenza imponente, come ai tempi dei movimenti di massa. E con quel magico avverbio che cancellava anni di relativo silenzio: “Adesso!”. L’urto è stato forte. E qualcosa s’è mosso: l’arcaica inciviltà berlusconiana, che ci ha costrette ad arroccarci in difesa, ha sgombrato a favore di un Governo tecnico che non è perfetto ma almeno è decente. Un interlocutore. L’11dicembre, sempre in Piazza del Popolo, e in tante piazze d’Italia, le donne di “Snoq”, prenderanno la parola di nuovo. Questa volta per proporsi-imporsi come una forza politica dalla quale non si può prescindere: “Mai più contro di noi, mai più senza di noi” è lo slogan. La sfida è spericolata: prodursi in una manifestazione “pro” e non, come di consueto, “contro”. Dal palco sarà snocciolata una serie di temi cruciali:il welfare collegato allo sviluppo del lavoro , il lavoro coniugato con la maternità perché a una donna non sia mai più chiesto di scegliere se diventare madre o fare carriera ( un’ alternativa diabolica che ridurrebbe ogni uomo sull’orlo di una crisi di nervi), lotta al precariato senza speranza delle giovani e dei giovani, controllo sulla rappresentazione del femminile nella televisione, nella pubblicità, sui giornali (basta con la banalità della deprimentissima medietà maschile arretrata). Il tutto argomentato e illustrato con leggi da abrogare o promulgare, risorse da spostare, investimenti da privilegiare perché le donne non siano più escluse, danneggiate, amareggiate. Perché le donne non debbano più pagare il conto di una cattiva gestione di cui non sono state mai , né responsabili né complici. Ma soprattutto perché i talenti, le competenze e l’energia delle donne siano riconosciuti finalmente per quello che sono: una chance per venir fuori dal pantano in cui stiamo affondando. Va da sé che, per essere in condizione di decidere, devono essere in tante. Non poche, non quote. Devono riversarsi ai piani alti della politica, nei consigli d’amministrazione, al vertice delle fondazioni e delle banche come un’onda travolgente , spinta dalla forza di tutte le altre. Tutte quelle che, raccontando disagio e fatica, condividendo speranze e parole, si riconoscono in questo movimento di collettivo risveglio. I “tecnici” del Governo attuale le ascolteranno ? E i politici in lotta per essere eletti, dopo? Una cosa è certa: ogni donna ha un voto da spendere. Perché dovrebbe darlo a chi non la ascolta? Perché votare “in cambio di niente”? L’11 dicembre, alle due di pomeriggio, sulle note di “Casta diva” e della “Carmen”, eseguite da un’ orchestra di 50 elementi, sul ritmo delle canzoni di Paola Turci e Emma Marrone e Erika Mou, ricordando le operaie morte a Barletta, schierando donne eccellenti, mescolando madri e figlie e destra e sinistra (perché sulle differenze si media e sulle somiglianze si cresce), le donne parleranno al Paese. Dobbiamo esserci in tanti.Donne e uomini. E incominciare a fare attenzione. Sul serio.

aspettando

Ravera | Lavori in corso | 8 Novembre 2011 | 910 letture

…aspettando che Berlusconi si dimetta, che manchino i numeri, che gli opportunisti spostino, gli ultimi equilibri residui, aspettando, che il governo si spacchi, che Berlusconi salga al Colle, che il Colle scelga un altro, aspettando, mentre l’inverno stenta a tornare, e piogge rabbiose spazzano via paesi, uccidono bambini, trasformano in fiumi , le strade di città, aspettando, che l’europa, che l’euro, che la Grecia, che la bce, che la merkel, aspettando di capire, che cosa fare, che cosa sperare, che cosa inventare, per salvare i tuoi risparmi, per campare se non ne hai, per difenderti, per affrontare il problema,i problemi, uno alla volta…ti prego…uno alla volta…. aspettando che l’ansia, che la rabbia, che la noia, ti concedano una tregua, che un po’ di fiducia, un po’ di simpatia, un po’ di orgoglio…aspettando che qualcosa cambi…che qualcosa si spacchi…che il paese in cui sei nata per caso…in cui sei vissuta per scelta…torni normale. Niente di più. Normale.

Pagina successiva »