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Family Night

Lidia Ravera | Articoli | 31 Maggio 2007 | 2,220 letture

Ha un sorriso grazioso, Barbara, i capelli neri acconciati per l’occasione, ha un sorriso pieno di buona volontà, sotto il velo bianco, nel giorno più bello della sua corta vita, sta per sposare il suo peggior nemico. Non lo sa, naturalmente. Ma lo scoprirà poco tempo dopo, quando suo marito incomincerà a picchiarla. Quella di menare botte è un attitudine e un’abitudine. Un uomo, o non gli viene mai neppure in mente di alzare le mani su sua moglie, o le alza ad ogni occasione: che lei gli abbia messo le corna o abbia dimenticato di accoppiargli i calzini nel cassetto. Prendere a botte la moglie, con buona pace del “Corriere della sera” che alludeva giorni fa alla pratica con complice bonomia, è un crimine grave e disgustoso.

che fatica, il mantova musica festival

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo, Rubriche | 30 Maggio 2007 | 1,951 letture

carino, per carità, ma stressante. E’ nato nel 2004, in concomitanza con il festival di san remo, contro il festival di san remo, che, quell’anno, aveva assegnato la direzione artistica a un mafiosetto, Tony Renis, amichetto di mafiosi. E’ nato d’inverno, infatti, il mmf. Il primo anno nevicava, c’era un grande entusiasmo, una carica “contro” che ricordava i festival pop degli anni settanta, una forza di rivoluzione musicale, una voglia di imporre musiche meno ovvie, meno commerciali…insomma. Era un’ impresa pionieristica: sfidare la Rai, la canzonetta generalista, i lustrini e le superfemmine e i pippobaudismi…Debiti, freddo, casini, però un senso di necessità, di rabbiosa allegria.

quasi di corsa dal sindaco per celebrare S.gt peppers

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo, Rubriche | 21 Maggio 2007 | 2,023 letture

…lonely hearts club band. Dunque: quasi di corsa. Con le scarpe basse, sudando. Da trastevere al campidoglio. Conferenza stampa: Veltroni presenta, con il suo tono scanzonato, una giornata di festa. Si celebrano i 40 anni dall’uscita di S.gt Peppers eccetera eccetera. Ho ancora i vinile. Anzi: l’elle pi, come li chiamavamo allora. Un tot di scrittori commenterà una per una le canzoni. Alle 18. Io ho scelto “She’s leaving home”. Un inno. Un programma. Gli altri scrittori? Tutti quelli reperibili in roma, dire: dalla Maraini a Veronesi, da Moccia alla Mazzucco. La Maraini era già grande, io adolescente, veronesi bambino…Moderatamente curiosa di ascoltarli, questi adulti di varia formazione, unificati dal facile pop, dal soft rock, dal melodico ritmico…leggerezza e perfezione…dei mitici 4. finiti, anche loro.

Frugando nel passato

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo, Rubriche | 20 Maggio 2007 | 1,952 letture

Sto sgombrando. Lascio la casa in cui ho vissuto undici anni. Lascio. Seduta in terra nel mio studio, aprivo scatole blu molto grandi, altre verdi, più basse, più larghe. Ho sempre teso all’ordine, come al sogno di un riposo possibile. Sono sempre stata disordinata. Chiudevo il mio caos in cartelline sottili, inadatte. Ciascuna con il suo titolo assurdo: aborti di romanzo, racconti malcresciuti, articolesse mie, Giovani, sesso, anziani, politica…donne.Nicola. Nella cartellina Nicola c’erano i temi le pagelle le lettere i racconti le poesie … dell’altro principe del disordine, mio figlio. Anche lui sempre pronto ad allineare e archiviare, sotto etichette che dimentica. Insomma…una domenica pomeriggio di polvere, a rimescolare il passato. Il manoscritto di Porci con le ali, la scaletta scritta a mano, le notazioni di MarcoLombardo Radice, le lettere di Giaime Pintor, di commento, di sfottò…Morti. Tutti e due. Le lettere di mia madre, i diari di mia sorella. Morte, tutte e due. Certo, c’è gente che meglio di me se la cava col passato. Io non ci sono portata. Le lettere di Sergio Morando, editor della mondadori, nel 1977. le sue note sul mio secondo romanzo…acute, brillanti, affettuose, mosse da una sincera partecipazione, dove rispetto del mio giovane talento e pedagogia si sposavano perfettamente, nel segno della dedizione alla letteratura. Morto anche lui. Morto il suo mondo. E io, che sono arrivata tardi, ne ho goduto soltanto le ultime propaggini, gli ultimi fuochi…dovrei buttare tutto nel secchio. Nessun supporto cartaceo. Niente. I miei volumi sono lì, in una cassa, segnata da un secco “romanzi ravera”. L’ultimo, sottile sottile, è in libreria da sabato scorso, “No grazie” si intitola, è un racconto, una cosina da 5 euro.Edito da una coppia di editori che fanno 60 anni in due. E’ una prima celebrazione scritta di un più vasto progetto di anoressia , basta con la fame di fare. Rallentiamo. Basta quaderni e lettere. tutto su schermo, tutto cancellabile. Cose che non restano. Come questo blog.

Madame Sarkozy e le altre

Lidia Ravera | Lavori in corso | 15 Maggio 2007 | 2,514 letture

Non ho mai capito perché, ma il mondo non si fida degli scapoli. Per coprire cariche di primo piano, è bene poter esibire una moglie devota, figli nel numero di due, preferibilmente non drogati. Si accettano meno devoti della madre, ma devono essere presenti ai raduni canonici, di bell’aspetto (anche eventualmente ritoccati, come, dicono i maligni, la Chelsie Clinton) e capaci di farsi stampare un bacio in fronte da papà a favore delle telecamere. Si può avere una figlia devota in assenza di moglie devota. Ma l’assenza, come per il caso di Oscar Luigi Scalfaro, deve essere giustificata dal decesso. Al vertice dello Stato, non si accettano scapoli, né separati. Anche le corna sono mal viste. Soprattutto se ricevute. Metterle è pur sempre un esercizio di virilità, anche se si apprezza il pentimento e la dichiarata sofferenza (vedi Casini). Le mogli dei Presidenti (della Repubblica, del Consiglio), se i presidenti non sono ottantenni dichiarati, hanno da essere carine. L’uomo di potere deve poter esibire una pari-grado, e il potere concesso alle donne , ahimè, è sempre stato e sempre sarà, soprattutto quello di attirare gli uomini. Di essere, cioè, belle o almeno carine. Nicolas Sarkozy che di anni ne ha soltanto 53, in regola col copione non scritto delle coppie “glamour”, ha una bella moglie. Non troppo più giovane di lui, che sarebbe da cafoni, ma bella. Alta, lineamente regolari, bei capelli, elegante, affascinante. L’avrebbe esibita volentieri, ma lei, non si è prestata. Sui giornali (quelli ai quali Sarko non è riuscito ad arrivare con il suo potere censorio) sono apparse alcune bordate di gossip: Cecilia avrebbe una storia importante con un altro (oltretutto americano, cosa che ai francesi da particolarmente fastidio), Nicolas, per parte sua, anche lui… eccetera eccetera. Finchè era Ministro e cose così, anche la moglie birichina si poteva portare. Come President de la Republique, no, non si può. Immagino che abbia convocato la sua signora chiedendole di abbozzare. Ma insomma, Cecilia, in fondo che ti costa, fai la carina, stai lì, dammi il braccio, taglia i nastri, visita i poveri, sorridi negli ospedali, brinda coi Capi di Stato stranieri, vieni con me dal Papa, rilascia qualche dichiarazione su quanto sono bravo anche se certo lavoro troppo e trascuro un po’ la salute… insomma fammi la first lady almeno finchè non sono bene in sella… lo sai che quelli delle banlieue non vedono l’ora di arrostirmi in piazza… su dai, cicci, c’è già Segolene che mi dà sui nervi, lei e tutti quelli che l’hanno votata, vorrei, almeno a casa mia, poter contare su una donna come quelle di una volta, possibile che non ce ne sia più nemmeno una? Immagino che Cecilia si sia divincolata da un abbraccio un tantino convulso, abbia scosso i bei capelli e gli abbia consigliato di andarsela a cercare, una come quelle di una volta, ben sapendo che non è in condiziome di farlo. Il first-lord non può divorziare. Non può andare a caccia di una Cenerentola da piazzare a Palazzo, muta e grata. A Cecilia, evidentemente, di andare a sedere alla destra di un dio potente, nel decor dell’Eliseo, importa davvero poco. Così poco che non è andata neppure a votare, come se non la riguardasse minimamente quel ballottaggio lì. Avrebbe potuto avvalersi del segreto dell’urna. Annullare la scheda, votare Segolene. Invece ha voluto farsi notare. Poteva immaginarlo che, iscritta come tutti i cittadini in un certo seggio, sarebbe stato facile constatare la sua astensione. E’ stato, quindi, il suo, un gesto di sfida, una dichiarazione di guerra. Ha voluto mettere suo marito in difficoltà, costringerlo a far insabbiare l’articolo, ben sapendo che, da quando c’è internet , è assai difficile far scomparire del tutto una notizia, c’è sempre qualcuno che non ha niente da perdere, non ha padroni, non ha super stipendi, e può raccoglierla e metterla in rete. La domanda è: il povero Sarko è riuscito a farsi odiare fino a questo punto, oppure è proprio che alle donne non va più di essere “Lady” di qualcuno, e poco importa se lui è “Il Primo”, il Migliore, il più ricco?
Sicuramente la complementarietà non è più un valore, per le donne. Io e te, anche se ci amiamo, continuiamo a essere due, io e te, non uno e sua moglie. Non ci sono più “dolci metà”.
O forse le metà non sono più dolci. Anche il nostro ex-presidente del Consiglio ha avuto il suo bel da fare con Veronica: due o tre volte gli ha tirato fuori una cosina di sinistra , così, per farlo imbestialire e, alla fine della festa, quando già era disarcionato, ha colto l’occasione della sua milionesima avances con la tettona di turno e ha trasformato una modesta querelle da camera da letto in un editoriale di Repubblica e poco ci mancava che finisse in tivvù a reti unificate come il discorso di fine anno. Sembra che i potenti del mondo debbano abituarsi a queste “acide metà”, oppure a essere spogliati dell’abito del potere e assistere alla vestizione della propria moglie, come Bill Clinton.
Ce la faranno a mantenere intatto il loro orgoglio fallico, o incominceranno a mostrare qualche cedimento? Sarko sembra ben corazzato, e , se fossi il suo image-maker, gli consiglierei di divorziare e piangere davanti ai francesi, affidarsi al loro buon cuore sciovinista. Il tema della donna cattiva è sentitissimo, piace molto. Potrebbe , addirittura, accrescere la sua popolarità.

La famiglia, i gay, Rosy Bindi e la Madonna

Lidia Ravera | Lavori in corso | 10 Maggio 2007 | 2,422 letture

Dunque, leggo dal “Corriere della Sera” che “la decisione di Rosy Bindi di non invitare i gay alla Conferenza sulla Famiglia ha spaccato Unione e governo”, segue la surreale descrizione del cosiddetto dibattito: allora io non vengo, fa il Ministro della Solidarietà sociale. Io non sono d’accordo e non vengo, fa la Responsabile degli Affari Europei, radicale dai tempi in cui i radicali si occupavano di svecchiare la nostra repubblica. Allora io ne faccio un’altra, una contro conferenza sulla famiglia, lo stesso giorno alla stessa ora da un’altra parte, fa il presidente dell’Arci gay. Rosy Bindi è un Ministro del Vaticano, fa la Lega Italiana Nuove Famiglie. Mussi, scoraggiato, nota che all’alba del terzo millennio si discute di omosessuali come nel Medio Evo. Grillini dice che la Bindi è maleducata, Pollastrini dice che lei non avrebbe mai “escluso nessuno”… Insomma, un bel casino. E chi va in piazza al Family Day, che è un modo americano e moderno per difendere concetti arretrati e regolamenti dismessi dai più. E chi va a piazza Navona a difendere la famiglia dalle zampe dei cattolici che la vorrebbero etoerosessuale, fondata sul matrimono indissolubile (a parte quello dei pezzi grossi, come Casini o Berlusconi), attenta ai diritti del feto, chiusa al nuovo, escludente e inossidabile.
La domanda è: ma veramente non ci sono problemi più urgenti, priorità più drammatiche, questioni più importanti su cui lavorare, dibattere ed, eventualmente, scannarsi? Davvero a spaccare il centro sinistra e accendere di sdegno militante il centro destra deve essere un problema così stupido? Gli omosessuali sono cittadini come tutti gli altri, devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri. Punto. Gli omosessuali, quindi, hanno il diritto di sposarsi. Punto. Di adottare bambini. Punto. Gli omosessuali conviventi, impossibilitati a consacrare o legalizzare la loro unione, hanno il diritto di accedere ai benefici concessi alle coppie sposate. Punto. E basta. Basta con questo assordante bla bla. Il problema vero delle famiglie è come arrivare alla fine del mese, come pagare affitti sempre più cari, come trovare uno straccio di felicità in una società sempre più avara di emozioni, fredda e dissennata, senza senso dello stato né della collettività, il problema vero delle famiglie è che cosa dire ai propri figli, che cosa insegnare, chi additare come modello, che futuro promettere, che sogni autorizzare… Il probema delle famiglie è che stanno male. Materialmente e piscologicamente.La maggioranza, sposati e non, cattolici e non. Il problema è che se papà e mamma non credono più in niente, in questo niente crescono ragazzi a rischio. Bulletti e sciocchini. Il problema è che se la politica continua ad trasmettere questo fascino zero, se il bisticcio è così apertamete fittizio (ciascuno recita il bignami del suo partito senza altra passione che la conta dei voti), la Famiglia, questo totem della Normalità, appetibile per vastità e corteggiato da tutti, nella sua realtà di donne e di uomini impegnati sul fronte della sopravvivenza morale e materiale, la famiglia con la effe minuscola, si sentirà sempre più sola. E più distante da chi, in suo nome, invece di produrre leggi adeguate, si scanna sulle ortodossie. Vogliamo parlare di cose serie o vogliamo continuare a prenderci a colpi di catechismo e a discutere del sesso dei genitori? Mah… e, a proposito di questioni marginali, leggo su “La Repubblica”: “ Via i crocefissi e, al loro posto, ecco l’immagine della Madonna”. Dappertutto? No, soltanto alla clinica Mangiagalli di Milano, dove vanno a partorire, ogni anno, migliaia di donne di etnie e religioni diverse. In attesa che le icone religiose spariscano dai muri di tutti gli edifici pubblici, nel rispetto della laicità del nostro Stato, l’iniziativa mi sembra, comunque, garbata: che effetto può fare a una famiglia di stretta osservanza islamica l’esposizione di un corpo maschile nudo inchiodato a una croce? E’ giusto domandarselo, ed è giusto tener conto della probabile risposta (un effetto sconvolgente). La Madonna con il bambino, invece, è, per così dire, multietnica. La maternità unisce popoli e culture diverse. Inoltre è certamente più adatta, come quadro da esporre, ad un luogo dove i bambini vengono prodotti e le mamme vengono curate. Per ora almeno Maria di Nazareth ha avuto una affermazione. Facciamocela bastare. In futuro, forse, la sacra famiglia, composta da una madre vergine, un padre putativo e un figlio ribelle, potrebbe aprire la strada ai Dico. Anche la Sacra Famiglia, in fondo, non era del tutto regolare.

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