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Una di noi

Lidia Ravera | Articoli, l'Unità | 30 Agosto 2007 | 1,465 letture

diana110.jpgAvrebbe potuto diventare ambasciatrice per i diritti umani nel mondo. Ci contava, l’aveva detto agli intimi, festeggiando l’incoronazione di Tony Blair primo ministro, pochi mesi prima di morire. Se fosse ancora viva oggi, avrebbe “concretizzato il suo potenziale filantropico” in qualche grande impresa, come sostiene Tina Brown, già direttrice del “Newyorker” e autrice de “The Diana Chronicles”. Magari avrebbe salvato dall’indifferenza il Darfur, dramma poco telegenico, terra grama dove si muore senza far rumore. Certamente avrebbe sbalordito l’audience globale con la sua intelligenza applicata al buon cuore, se l’era ripromesso, come ha detto l’amica scrittrice Shirley Conran: voleva dedicare la sua vita “adulta” alla carriera. Avrebbe dimostrato a tutti che non era soltanto una bionda abbastanza affascinante da farsi sposare da un principe, ma non abbastanza da riuscire a tenerselo, facendogli dimenticare quella simpatica cammellona di Camilla Parker Bowles. C’è da giurarci che ci sarebbe riuscita, altro che “Principessa del popolo”!

La berlusconessa

Lidia Ravera | Articoli, l'Unità | 29 Agosto 2007 | 1,625 letture

brambilla2.jpgLeggo su “La Repubblica”: “Maria Vittoria Brambilla. Figlia di un industriale delle trafilerie, è titolare di un’impresa alimentare”. Si tratta di una didascalia sotto una foto fuori misura (di quotidiano) che ritrae una cavallona con spioventi capelli biondo rossicci, tailleur nero un po’ hostess un po’ matrimonio in provincia, belle gambe accavallate e scarpe a punta. Il viso è generosamente regolare, ma abbastanza dimenticabile. Il sorriso, da razza recentemente padrona, non è dolce né allegro, però neppure superbo, piuttosto, direi, ammiccante, ben armonizzato con due piccoli occhi soddisfatti e aperto su una dentatura costosa. Tutti i giornali non parlano che di lei in un questo molle, caldo e umido scorcio di fine estate. Lei, la quarantenne ricca e “bona”,  che ride, che le piacciono i soldi, che piace a Berlusconi, che parla come mangia e mangia parecchio, che mentre gli altri parlano perdendo tempo e mangiando briciole, agisce, come nord vuole, e fonda questo e registra quello, e fa marciare i suoi circoli come lobbyne forziste e le forza a fondarsi in partito, che fa “Il giornale della libertà”, e il canale satellitare della libertà, e la radio e il sito e la torta della libertà, ma tutto senza esagerare in libertà, infatti li fa e poi li porge, caruccia, a Berlusconi perchè se ne serva come meglio crede, lieta di stare al suo fianco, come la Donna Che Ha Sempre Desiderato.

perche’ veltroni sì

Lidia Ravera | La domanda, Rubriche | 22 Agosto 2007 | 1,901 letture

la sinistra per veltroni, oppure a sinistra con veltroni…una cosa così, non me la ricordo tanto bene. Comunque l’ho fatto. Cioè: ho firmato. Ho sostenuto la candidatura di Veltroni ad assumere la leadership del partito democratico. Anche se sul Partito Democratico non ho cambiato idea. Anche se le pimarie, dopo l’espulsione di Furio Colombo per cavilli burocratici, mi danno l’idea di una cosina precotta , già cucinata ( devo solo infilarla nel forno a microonde e voilà…pronto in tavola). Perchè l’ho fatto? Perchè Walter è il figlio di quella che fu una delle mie migliori amiche: Ivanka, quasi identica in bello a Bette Davis, io avevo 30 anni, lei 60, andavamo insieme in pizzeria, lei era saggia e ironica, io ambiziosa e piagnucolosa come si è prima di diventare sagge e ironiche…una donna eccezionale…lo sostengo per amore di Ivanka? No, in quanto figlio di Ivanka, preferirei portarmelo in pizzeria e parlare di lei. Lo sostengo perchè ho paura della cattolica benchè stiabile Bindi? Sì, anche.
La laicità per me è una discriminante forte. Dice: ma Veltroni, anche lui, mica è Giordano Bruno…d’accordo, però..speriamo.Comunque no, non è neanche questo. La verità vera è aritmetica: un politico promette dieci e fa uno. Veltroni quando parla è formidabile: promette cento. E’ più facondo, più poetico, più creativo…E’ un politic, certo. Ma se sa promettere cento, penso che farà almeno dieci.

tre stagioni…ventesimo romanzo?

Lidia Ravera | Rubriche, Lavori in corso | 3 Agosto 2007 | 1,187 letture

“la primavera” cade nel 1967, Emma ha 13 anni, sua sorella Maria 17. Maria scappa di casa. dalla Famiglia, dalla sessuofobia di sua madre, dall’impotenza di suo padre, che non è curioso del mondo, ma lo teme, e quindi si studia di disprezzarlo…il mondo, gli altri. “L’estate” incomincia nel 1977, Emma ha 23 anni. femminista, creativa, Maria …oddio, Maria…non si può ancora dire… E’ sempre “estate” nel 1989, l’estate finisce. Cadono i muri, le illusioni. Emma ha 35 anni.Ha una famiglia, diversa dalla sua. Fragile, sregolata, allegra, effimera. Maria vive lontano, nascosta. Poi succede una cosa tremenda, di quelle che succedono nella vita, dato che la vita è tremenda. E tutto si rimescola di nuovo. E’ “autunno” nel 2007. Emma ha 53 anni , la ossessione un desiderio improvviso di ordine, Riempie scaffali e archivia quaderni e elimina rapporti e ne chiosa altri e rinomina e riconverte. Sembra che abbia fretta di rassettare la sua vita…di ripensarla. Maria…