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L’isola, il lavoro e l’autunno

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo, Rubriche | 30 Settembre 2007 | 1,560 letture

Sono di nuovo qui, sull’isola, dopo alcune convulse presenze nel mondo reale. Sono stata al Premio Reiter a Modena ( ruolo: direttore artistico. Ma anche: conduttrice di serate, mattinate, tramonti in piazza grande con spettacolo). Come sempre quando mi trovo a compiere i miei doveri fra gli altri, ho avuto la sensazione di lavorare. Il tempo qui corre più veloce, qui sull’Isola. Perchè ogni giornata si snoda sui movimenti del sole e il sole è rapido, quando ottobre incombe. Il premio Reiter comunque è stato bello: era un premio per una attrice “under 35″. Le tre finaliste erano notevoli. La più bella aveva una bocca sdegnosa. Non ha vinto lei, ha vinto una forza della natura. Robusta, feroce, notevolissima. Poi c’erano 4 grandi attrici: Zappa Mulas, Maddalena Crippa, Angela Finocchiaro, iaia Forte. Hanno recitato in piazza, alle sette di sera, fra le rondini e il casino degli aperitivi. Hanno recitato a braccio con generosità, ma si sono anche prodotte in una “Lectio magistralis” ciascuna . Sul narrare, sul comico, sul teatro di parola, sulla lingua. Quattro intellettuali, a contestare oggettivamente ogni deriva “sexy & silly” del mestiere di attrice. Poi c’è stata una rassegna di palcoscenico, una personale di film di Giuseppe Bertolucci ( il teatro nel film )
E c’è stata Franca Valeri, presidente della giuria. E c’erano Adriana Asti e Maria Mulas ( premi alla carriera) e…Naturalmente non c’era stampa, nè tv ,nè radio, Niente. Interesse zero.
Il pubblico ha partecipato numeroso e casuale: passavano di lì, erano attratti dalla forza dell’insieme. Le vincitrici dei premi Reiter degli anni passati hanno recitato ciascuna un monologo scritto apposta da una scrittrice ( Petrignani, Bompiani, Viganò, ZappaMulas, Ravera) sul tema del recitare essendo donne… Insomma: bella cosa.Mentre ero lì, a Modena, sono stata perseguitata dai mezzi di comunicazione di massa: volevano tutti la mia opinione sul sedere di Miss Italia. Andava inquadrato o no? Della bellissima rassegna a cui stavo partecipando non fregava niente a nessuno. Eppure anche lì, c’erano giovani donne in competizione… Sono tornata sul’isola mettendoci 24 ore. C’era mare. La nave non ha attraccato. Alle 5 del mattino, in piedi nella pancia del traghetto, fissavo il portellone immobile, mentre le onde facevano rumore. Ci hanno sbarcati a Lipari. Non arrivava neanche l’aliscafo. Mare forza 5. Gli aliscafi sono assicurati sui passeggeri soltanto fino a mare forza 4. Abbiamo affittato una barca a motore, insieme a una ventina di turisti per lo più tedeschi e siamo finalmente arrivati a Stromboli, ballando ballando.
Adesso sono qui, di nuovo arrotolata nel mio romanzo. Ogni tanto il sole spazzola un po’ il terrazzo. L’isola è occupta da un silenzio di “tutti partiti”. Il Canneto ha chiuso, la libreria ha chiuso, sta per chiudere “la nave in piazza”…I fichi d’india cadono nelle strade e nessuno li raccoglie.
La città è lontana. E con la città la politica.
Ho appoggiato Veltroni dalle righe di una mozione (?) di sinistra. A sinistra con Veltroni. Mi hanno messa in lista ( lista?). Ora tornerò a Roma e vedrò che cosa posso/devo fare. Non ho le idee chiare. O meglio: so che cosa non voglio ( come sempre). So che cosa non c’è ( quella cosa promessa da Mussi: un luogo comune a sinistra del Pd). So che il momento è delicato: Grillo non lo sa, perchè è una brava persona, ma sta lavorando per il ritorno di Berlusconi. La sinistra radicale al governo forse lo sa, perchè fa quello di mestiere, ma a minacciare ogni due per tre “io questo allora non lo voto”, sta lavorando per il ritorno di Berlusconi. Se il PD può funzionare come argine a questo rischio di ritorno degli invasori, bisogna che ci ripensiamo tutti. Tutti quanti. Tutti noi che eravamo scettici. Bisogna che decidiamo di dare un mano. O no? Chi ha vogla di darmi dei consigli è il benvenuto/a.

Nolita

admin | Articoli, l'Unità | 27 Settembre 2007 | 1,948 letture

Due grandi occhi azzurri, lineamenti regolari, un naso delicato, la fronte alta, i capelli biondi, la bocca ben disegnata, il collo fermo della piena giovinezza: è il viso di una ragazza molto bella, quello che fissa l’obbiettivo, ma il corpo sui cui sembra appoggiato è il corpo di una vecchia emaciata, di un’internata nei campi di sterminio, una di quelle per cui la liberazione è arrivata troppo tardi. I seni sono due piccole sacche vuote, le gambe non hanno muscoli, i glutei non hanno carne, il pube è glabro, il ventre magro, le mani e i piedi sproporzionati. L’immagine è sconvolgente per questo: è la bellezza orribile, un ossimoro.

Twin towers e palle spaziali

Lidia Ravera | Lavori in corso | 3 Settembre 2007 | 1,767 letture

cover.jpgCome si capisce che è finita l’estate? Quando una radio ti telefona e ti inchioda a un racconto che hai scritto in un libro collettivo dal titolo inquietante: “Zero“. Tutto dedicato alle perplessità intorno al famigerato 11 settembre. Ti dice, la radio: cara signora scrittrice, ce ne vuole parlare? Ha 4 minuti. E come si fa in 4 minuti, a dire l’angoscia che ti ha attanagliata quando Giulietto Chiesa ti ha fatto vedere il primo filmato sulle domande senza risposta (allora erano 7)… Un evento che ha cambiato la faccia del mondo. 3000 morti innocenti. Le certezze occidentali in bilico, in pezzi, in stand by. Una tragedia. Responsabili trovati troppo in fretta. una versione ufficiale troppo lacunosa. Qua e là falsetta. La verità sull’11 settembre, dicono, non la saprà questa generazione. Ah sì? E che dobbiamo fare? Finta di niente? Nel libro (compratelo, vale la spesa - qui potete leggere l’introduzione di Giulietto Chiesa) c’è il frutto di molto lavoro, molto pensiero, molto stupore attivo (quello che genera ricerca, non seghe mentali). Scrivono specialisti di diversi campi. Gente rigorosa (io sono l’unico cittadino comune). Sono persone di diversa coloritura politica. Di diversi paesi. Americani, tedeschi, francesi… chiedono (chiediamo) una commissione di inchiesta internazionale che faccia luce sui misteri e sulle distorsioni che quell’evento ha prodotto. Un giurì di uomini e donne saggi e liberi da ogni affiliazione. Gente che non ha un posto di potere da perdere, che non ha bisogno del fanatico islamico di comodo che spiega tutto e giustifica tutto.