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variazioni del grigio

Lidia Ravera | L'intelligenza degli altri, Rubriche | 30 Dicembre 2007 | 1,566 letture

parigi è l’inverno, a guardarla, dall’alto, in cime a rue de Montcenis, in piena Montmartre, vado ad archiviare variazioni di grigio: latte, ombra, madreperla. A porte de Glignancourt, diciottesimo arrondissement, sono quasi tutti neri. I negozi vendono capelli neri, code e meches di lunghi capelli crespi, semola, spezie, hennè, banane e peperoncino. camminavo, questa mattina, in una striscia di folla compressa , a sinistra dei banchetti di verdura, frutta, datteri.Tunisini, per lo più, i venditori.Ho un piede a Parigi dal 1991, ma giravo sempre il cuore della città, il fiume. Qui è diverso. Esotico. Zero europa. Niente belle ragazze col cappottino nero e l naso sottile.Sono tornata a casa dopo aver camminato 5 miglia, l’orologio satellitare non so spostarlo sui kilometri. Avevo comprato Repubblica( errore!), ho letto lo sfogo di Odifreddi. “Il pd, la laicità e la vergogna”. Mi è montata una rabbia che ha radici antiche: l’orgoglio della laicità. Odifreddi “anima atea”: il singolare sottolinea “la situazione di isolamento o di minoranza in cui si trovano nella società odierna coloro ai quali essa viene applicata”. Ho provato un fremito di fratellanza. Non sono tante le anime laiche nel nuovo partito. C’era da aspettarselo: il Pd è unione di ex comunisti ed ex democristiani. Gli ex comunisti hanno perso il pelo e il vizio, gli ex democristiani, evidentemente, soltanto il pelo. Continuano a sentirsi i migliori. I depositari della coscienza collettiva nazionale. Non è così.E continuano ad essere coercitivi, a predicare ,a proporsi come modello, a non rispettare la dignità di chi non prevede una spiegazione religiosa del mondo, ma , laicamente e democraticamente, si propone come paladino della libertà. Di pensiero, di culto, di fede. Non sono, nel pd, nella commissione per la carta dei valori. Peccato. Avrebbe dato un senso alle ore investite, alle ore di lavoro perse, poter discutere con Paola Binetti, una signora capace di dichiarare alla Stampa: ” La circostanza che Veltroni e D’Alema apprezzino Balaguer ( Escriva de…)è il segno che viene compresa la santificazione del lavoro promossa dall’Opus Dei”. Ma lo sapete chi era Escrivà de Balaguer?

Natale?

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo | 24 Dicembre 2007 | 1,591 letture

C’è un sottile masochismo nell’obbligo natalizio. pasqua con chi vuoi, natale no, quello è con i tuoi. Ti piaccia o no. E poi i regali: sii generoso. Per forza. In quei giorni lì. Ti dicono: un pensierino. Invece vale quanto costa. E costa. Vedi gente per bene dare i numeri davanti alle vetrine dei negozi dell’inutile. Devono omaggiare trentadue persone. Colleghi, parenti, parenti di parenti, amici, conoscenti. E allora, poveracci, devono acquistare presine, borsine di plastica, scatoline di pillole, guanti, candeline, tovagliette, scopine. E anche così è un bagno di sangue: perche 6 euro per 32 è comunque una bella cifretta. E hanno elenchi, da cui defalcano i nomi dei già omaggiati. A zia Carmela le ho fatto il bicchierino,a cicci a paolo a sandro a ugo alla lella ho fatto il taccuino…Faccio ancora zia Tizio, e Sempronia e poi mi sono levato il pensiero. Gioia? I bambini, forse.
A me capita di avere una certa simpatia per la mia famiglia, il poco che ne resta. Un padre fuori di testa ma dolce e malato d’una follia spiritosa ( si invecchia secondo natura e personalità: lui era molto ironico e buffo, quando era ancora non-vecchio), la sua badante che è intelligente e davvero buona, un figlio e una figlia che frequento con piacere anche quando non si celebrano feste comandate , l’uomo della figlia e la donna del figlio ( non ho simpatia per il termine “fidanzati”), colti, divertenti e gradevoli ( lei è veramente bella, tra l’altro), tipi che inviterei a cena volentieri anche se non fossero , come si suol dire, entrati a far parte del clan degli affetti. La mia famiglia residua è tutta qui. Mia sorella è morta, mia madre è morta. Altri parenti non li ho mai frequentati, calcolati…già mio padre e mia madre erano così, mononucleari:”Limitiamo il mondo a noi 4 “, diceva mio padre.
Lui tendeva a tagliar fuori anche i “fidanzati” delle figlie…Natale era una Festa attesa ed enfatizzata. Un orgia di cibo e di pacchetti…forse per questo non riesco ancora a liberarmene. Eppure…
Comunque, niente tombola. Il minimo.
Quel poco poco di rito , quel galà dei sentimenti che, in fondo, ci vuole.

un weekend di volontariato etico politico

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo, Rubriche | 16 Dicembre 2007 | 1,347 letture

Sabato: seminario della lista ( area di opinione?) “A sinistra per Veltroni”. Interessante e stranamente appassionata. Tre relazioni sulle tre commissioni: codice etico ( Vincenzo Vita), ” Statuto” ( Massimo Brutti), carta dei valori ( Gentili?). E molte parole poi a seguire:me ne rimangono alcune impigliate nel quaderno…”non si pò mettere il vino nuovo negli otri vecchi”" No ai signori delle tessere, sì a un partito innervato nella società” ” Il problema è: come vincere dicendo la verità”( Bettini?) “Quando gli elettori sono migliori degli eletti, bisogna cambiare classe dirigente” “ordine è una parola che dice di più di ’sicurezza’, ordine è una parola di sinistra” ” Un disegno di società convincente e praticabile, questo è il riformismo” “Gli aderenti al pd non saranno soltanto quelli che montano e smontano il gazebo” ” la sinistra è il sale, non è la saliera” “E’la debolezza della classe operaia che ha reso possiile il rogo della Tyssen”
” Bisogna fare un partito di persone per le persone “( Livia Turco).
…la più bella scoperta è stata una ragazza con i capelli corti corti, i jeans e gli occhialini, una di quelle che parlano forte e chiaro, ha parlato a nome dei gay ma in modo politico netto universale. Ha proposto l’espulsione della Binetti ( o magari la rieducazione). ha inchiodato il ministro Fioroni (presente) ad una sua dichiarazione( discutibile) e l’ha fatto con una voce dal timbro diverso, senza ritualità, senza triangolazioni occulte…Anche oggi, domenica, cinque ore della mia vita se ne sono andate in volontariato politico, commissione etica ( assembleare) . Ho notato: ci sono tre componenti almeno, in questi luoghi di dibattito. Professionisti della politica: deputati, senatori, parlamentari europei. Professionisti della politica sul territorio e nel mondo del lavoro: assessori, consiglieri, sindaci, sindacalisti. Non professionisti: professori universitari, giornalisti e scrittori. Si vede , poco, Purgatori, un po’, meno di quanto si vorrebbe, Gad Lerner, una volta sola Moni ovadia (che pure disse parole importanti), mai Lodoli ( che sarebbe così stimolante!), sempre Rosetta Loy (che ascolta e anche questa è una bella lezione per chi parla sempre e non ascolta quasi mai). Attivo di società civile è Giovanni Bachelet: puntuale, preciso e piacevole da ascoltare ( come le donne). Le varie componenti , se si mescolano e si condizionano ed educano a vicenda, potrebbero davvero dar vita a un partito più duttile e più utile. Chissà…
L’impresa non è facile.
Sto ancora cercando di capire se riesco a rendermi utile o sono lì a recitare una parte.
Certo ci vuole una generosità sublime e una pazienza da santi a fare politica.
Le riunioni sono verbose, qua e là nervose ( per esempio quando si devono stringere i tempi per fare stare dieci interventi negli ultimi 32 minuti), sempre senza pausa-pasto , no stop dalle 10 alle 17 ( a sinistra per veltroni), dalle 10, 30 alle 15 ( codice etico)…
Insomma: saranno pure una casta, ma sono una casta di fachiri.
O masochisti.
Il materiale umano, visto da vicino, è, però, spesso, di prim’ordine: valga per tutti la “segretario” della cgil tessili: Valeria Fedeli, una testa assolutamente sistematica, che mi consola, perchè ho la sensazione di poter imparare qualcosa ( il che diminuisce l’ansia da tempo regalato).
E chissà se adesso riesco a mettermi a scrivere…

Le seduzioni dell’inverno

Lidia Ravera | In guerra contro il tempo, Rubriche | 9 Dicembre 2007 | 2,853 letture

Dunque è proprio finito,”le seduzioni dell’inverno”, bozza di stampa. Edizioni Nottetempo, che vuol dire Ginevra Bompiani. E Roberta Einuadi. Due signore/ragazze , con questi due cognomi ingombranti. Due che amano i libri, li capiscono, li sanno maneggiare. Due che non hanno niente da dimostrare. L’altra sera le osservavo, alla festa per i cinque anni della casa editrice: padrone di casa impeccabili, ma capaci di conservare quella leggera timidezza, quel vagare dello sguardo che denota ( connota?) gli abitanti del territorio che mi è più caro, la letteratura. Mai provato a frequentare chi vive di libri ( nei libri, per i libri)? Sembrano sempre un po’ altrove, non del tutto presenti, stanno sempre ascoltando pulsare il racconto del loro presente, nel momento stesso in cui lo vivono.
Comunque ho letto l’inizio del romanzo e c’era una certa attenzione( nonostante l’ora e le promesse del buffet). Hanno letto dai loro libri anche Franca Valeri ( irresistibilmente comica), Patrizia Zappa Mulas, Barbara Alberti, Erri de Luca ( che però se ne è andato subito e ha voluto leggere per primo, perchè ha sempre quel personaggio addosso, di serietà, di tragedia…).
Poi c’era questo Carlo Laurenti che mi piace moltissimo…uno che parla cinese e sa della cina, con un aspetto da studente e da fauno. E’ anche lui “un uomo della soglia, capace di restare in bilico tra le culture e guardare alla propria cultura d’origine con gli occhi dell’altro” come dice di Fosco Maraini nel presentarlo al festival del cinema asiatico?
Insomma, serata stimolante.
E anche ieri sera, che sono uscita a cena nonostante la ressa del sabato e ho affrontato una pizzeria con due ragazze-scrittrici ( 29 anni una, 32 l’altra) ho avuto momenti quasi di felicità: sentivo la loro intatta forza seduttiva e pensavo che va bene anche invecchiare se poi sei in grado di percepire la giovinezza dell’altra come un regalo.
Una delle due, Chiara Valerio, ha scritto un romanzo che sto leggendo: “ognuno sta solo”. E’ costruito con uno stile monologante, un diluvio di parole e deviazioni e digressioni, ma di tessitura robusta, capace di prenderti nella rete. Mi piace. E mi piace che mi piaccia.
Finchè “l’intelligenza degli altri” mi consola posso continuare a crescere.
Non devo avere questo terrore delle scadenze.
Cerco sempre di leggermi addosso la data in cui diventerò immangiabile.Come se fossi fatta di formaggio…
Non va bene. Non mi fa bene.
Comunque…
Oggi pioveva e ho ripreso “le quattro stagioni”, il romanzo che avevo interrotto. Ho riletto un po’ e sono ripartita, non ha opposto resistenza. Non so come interpretare la facilità…è rassicurante o preoccupante?