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Quel che non sanno i teo-misogini

admin | Articoli, l'Unità | 29 Febbraio 2008 | 2,865 letture

“Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, né nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio”. Così comincia l’inchiesta di copertina de “L’Espresso” . Lo strillo che ha attirato la mia attenzione dice: “Sempre e solo donne”, e sotto, in rosso: “Tutti le vogliono dalla politica ai media. Ma vengono discriminate e costrette ancora a difendere la 194…”. Triste e vero. Tutti ci vogliono, nessuno si leva dai piedi per farci spazio.

Dal formaggino alla frutta

admin | Articoli, l'Unità, Lavori in corso | 24 Febbraio 2008 | 2,086 letture

Lo stile “Libero” ha fatto scuola, l’editoriale de “il Giornale”, infatti, si intitola “Lo chiamavano formaggino”, e sposa i toni di una scampagnata fra vivaci populisti di destra. Visto che chi compra “L’Unità” non compra “Il Giornale” (amenochè l’invito al dialogo non sconfini col masochismo) vi darò alcuni saggi della “libero-lizzazione” del giornale ex- di- Montanelli (molto ex!). Ecco qua:
“Lo chiamavano formaggino. Ai tempi della Fgci Veltroni aveva questo soprannome caseario: l’ha rivelato ieri Giuliano Ferrara”… “Il leader Pd ha gettato la maschera e sotto i tratti malleabili del piacione, dietro il sorriso morbido dell’aspirante africano, è apparso il vero volto della sinistra, i suoi denti aguzzi e anche un po’ aguzzini”… “Ed ecco allora che rispunta Formaggino. Molle molle, dolce dolce, ma solo per finta, perché di fronte alle minacce di Di Pietro Veltroni che fa? Mica le smentisce!”.

Non volevo crederci…

Lidia Ravera | Lavori in corso | 15 Febbraio 2008 | 1,462 letture

021307_113.gif“Uscita dalla sala parto dopo un aborto ha trovato la polizia ad aspettarla…il feto, che è stato sequestrato dagli agenti, era arrivato alla ventunesima settimana di gravidanza e pesava 480 grammi”. L’ho letto su “La Stampa”, l’ho letto anche su molti altri giornali. L’ho visto, rapidamente, in televisione, nei notiziari. Non volevo crederci. Un feto sequestrato, una donna inquisita al risveglio dall’anestesia, appena uscita dalla sala operatoria. Una donna addolorata, ferita, una donna che sta esercitando un suo diritto sancito dalla legge, il diritto di non portare a termine una gravidanza non voluta, una donna che non se la sente di mettere al mondo un infelice, viene trattata come una criminale. Non volevo crederci.
Pensavo: è una follia da campagna elettorale. In un paese in cui un giornalista e conduttore televisivo si improvvisa leader politico e fonda un partito intitolato alla vita e basato sull’invito a disobbedire una legge, in un paese in cui un fantasista della comunicazione, ex comunista ed ex ateo, si diverte con la crisi politica, gioca con le elezioni come un grande bambino, un monello iperattivo che una ne fa e cento ne pensa,in un paese così bizzarro, c’è forse da stupirsi se la polizia entra in sala parto? No, non c’è da stupirsi. La dignità delle donne , negli ultimi anni, qui da noi, viene continuamente calpestata. E’ una reiterata mancanza di rispetto. I diritti delle donne sono più che mai materia di scambio , inciucio politico, mezzi per raccattare i tanto agognati voti della mai troppo corteggiata maggioranza cattolica. Le donne vengono sacrificate agli umori del Vaticano quando serve. E serve sempre più spesso. Che cosa avrà pensato, quella povera signora di Napoli, trovandosi i carabinieri ai piedi del letto? Come si sarà sentita? Qualcuno se lo chiede? A qualcuno interessa? No, naturalmente, importa soltanto inventarsi un altro gioco al massacro, “un acchiappa-voti-e-pubblicità” nuovo di zecca, che faccia fare qualche balzo in avanti al circo Barnum dei teo-brigatisti. Intanto l’altra metà del cielo, quella che contiene, nel suo corpo, il dispositivo atto a procreare, registra l’ennesima aggressione. Gli uomini non hanno idea di che cosa è davvero la maternità, che cosa vuol dire conservare per nove mesi nel proprio corpo un essere umano, vederlo sgusciare fuori dal proprio ventre, per essere neonato, poi bambino o bambina, poi uomo o donna. Non conoscono l’intensità meravigliosa e terribile che accompagna questa duplicazione, non sanno che l’amore materno è per sempre e che decidere di far nascere o non far nascere è una responsabilità immensa, di cui le donne si fanno carico da sole. Se sapessero, se capissero, almeno un po’ di empatia la sprecherebbero anche per le femmine della specie, non soltanto per i feti.
In conclusione: che tristezza. Per tirarci un po’ su il morale, una notizia lieta: “Il Cavaliere rispolvera il doppiopetto Caraceni, chiusa la stagione del pullover”. L’ho letto su “Il giornale” e mi ha fatto piacere. Non che io abbia niente contro i pullover, ma , nel mutato scenario politico, mi pare doveroso il ritorno ad un look, per così dire, più tradizionale: “ camicia chiara e classica”, esulta “il Giornale”, non “scura e sbottonata”.Ve lo ricordate quel vecchio gioco, no? La vasca è di destra e la doccia è di sinistra. La cintura è di sinistra e le bretelle sono di destra…Bene:se la camicia è di governo e il pullover è di opposizione , vediamo di regalargli, tutti insieme, un delizioso girocollo di cachemire.

avviso a chi abita a Torino e a Milano

Lidia Ravera | Lavori in corso | 9 Febbraio 2008 | 1,376 letture

Così, tanto per incontrarsi: martedì alla Feltrinelli di piazza C.n.L ( esiste?) a Torino, parlo de “le seduzioni dell’inverno” ( nella mia città d’origine, quella da cui sono scappata a 18 anni e che adesso mi pare così amabile) mi presenta Giovanni Tesio de La Stampa ( critico letterario, professore, runner). Mercoledì 20 parlo a Milano, Feltrinelli di piazza Piemonte. Mi presenta Isabella Bossi Fedrigotti, del Corriere della sera. Critico ( un ruolo che non si può declinare al femmnile), scrittrice.
Poi torno…
Ieri sera a Roma, alla Feltrinelli di piazza Colonna, è stato sorprendente: c’ era una ragazza con i capelli tagliati strani che è stata una mia allieva tanti anni fa, c’era una signora ( ma il termine è riduttivo) che parlava benissimo diceva cose profondissime e questo è strano davvero in un recita rituale come la presentazione in libreria, c’era un poeta che ha letto l’incipit e la fine del mio libro e ha detto che erano intercambiabili e quindi ho scritto un’opera palindroma, c’ era attenzione e partecipazione e condivisione…insomma…bene: dopo tanti anni, ancora sorprese e meraviglia…e un bel clima, dolce, intimo, come fra congiurati. Mentre la società sprofonda nel non-essere, la comunità dei mangiatori di libri stringe e rinsalda il legame, la solidarietà…quasi un amore.

scusate, sono un po’ tonta

Lidia Ravera | Lavori in corso | 8 Febbraio 2008 | 1,092 letture

mi sono dimenticata di dirvi l’ora.
Sarebbero le 18. In realtà saranno le 18 e 30…come sempre a Roma.
Ecco, adesso l’informazione è completa.

avviso a chi abita a roma

Lidia Ravera | Lavori in corso | 8 Febbraio 2008 | 1,086 letture

e ha tempo, e ha voglia di parlare di libri…
PRESENTO “LE SEDUZIONI DELL’INVERNO” da FELTRINELLI a Piazza Colonna.
Insieme a me, Beppe Sebaste: filosofo, scrittore eccetera. Uno che scopre significati reconditi.
Come sempre si parte dal libro e si parla d’altro. D’amore, per esempio. Di anestesia emotiva. Dell’inverno della nostra indifferenza. Degli uomini e delle donne e di come può capitare di giocarsi entrambe le parti. Del gioco. Della recita necessaria alla seduzione. Del bisogno di illudersi, della difficoltà di illudersi, dell’etimologia di illudersi ( in-ludus, nel gioco)…
Insomma: mentre sta per partire una disperata campagna elettorale, mentre tutto si sgretola, ci prenderemo il lusso, di un po’ di conversazione all’antica…come quando fuori c’è il sole.

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