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svegliarsi tristi

Lidia Ravera | Lavori in corso | 29 Marzo 2008 | 2,136 letture

Questa mattina mi sono svegliata così: maledettamente triste. Vi capita mai? Vi capita mai di svegliarvi con il peso di tutta la vita vissuta addosso e una sensazione di fine dei giochi, fine delle illusioni, della speranza, dell’ambizione, del desiderio…?Non è niente di specifico o razionale o personale, è un uggia diffusa. I gesti del mattino, lavarsi i denti, vestirsi, svitare e riavvitare la moka, aprire un pacchetto di biscotti …assumono lo statuto simbolico di ripetizioni mortali, e la giornata tutta, nonostante il sole e il cielo e i tetti che entrano prepotenti e azzurri dalle vetrate, ti appare come un disadorno pantano da attraversare non per spirito d’avventura ma per obbligo. Vi capita mai?

la cultura, questa povera disgraziata

Lidia Ravera | Lavori in corso | 27 Marzo 2008 | 1,210 letture

Notizia per chi abita a Roma: domani mattina, 28 marzo, al teatro Valle andrà in scena il MONDO DELLA CULTURA nelle persone di: registi scrittori sceneggiatori attori drammaturghi musicisti ballerini pensatori e amanti delle arti e così via. Il titolo è: emergenza cultura. L’interlocutore?La destra, la sinistra, il centrosinistra? la campagna elettorale parla di tutto meno che di cultura, questa ancella sfibrata, questa musa licenziata in perenne stato di minorità e penuria. Sarà, prevedibilmente, un pianto. Però ha senso andarci, fosse pure una messa cantata. Ci si conta, ci si pompa rabbia, ci si confronta. Siamo stufi di vergognarci di essere intelligenti, creativi, appassionati di libri, o perchè li scriviamo o perchè li leggiamo. L’Italia non è culla di analfabeti di ritorno, tutti poppe pizza e pallone. Non è un quinto mondo votato al rincoglionimento. In Italia ci sono migliaia di giovani che cercano disperatamente di fare un film, un corto, un documentario, di scrivere un libro, migliaia di giovani che hanno la testa intasata di poesie e nessuna speranza di venire ascoltati, pubblicati, finanziati, premiati. L’Italia è il paese della cooptazione, così chi ha talento è talmente sfiduciato che non ci lavora, non lo cura, non ci crede e non lotta, tanto c’è sempre qualche figlio di , qualche capra lottizzata, qualche amante di, che gli passerà davanti.
Eppure mai come in questo momento c’è stato bisogno di letteratura, di cinema.
Di arte.
L’arte consente e nobilita il dubbio, sorregge e universalizza la malinconia, consente di spartire la fatica di vivere. da quando è morta l’ideologia, così rassicurante nella sua follia, il bisogno d’arte è cresciuto a dismisura. C’è fame, c’è bisogno di rappresentazione. E’ urgente darsi conto di noi, di come siamo diventati, di che cosa rischiamo…Bisogna contrastare l’incultura, i modelli devastanti, gli stereotipi, il silenzio, la ripetizione, lo strapotere del mercato, la glorificazione dell’idiozia…bisogna investire soldi nella sperimentazione, dare fiducia a una generazione di topini silenti..insomma, bisogna fare qualcosa. E intanto domani mattina andiamo a gridare. Cioè: io ci vado.

La politica in mutande

Lidia Ravera | Lavori in corso | 23 Marzo 2008 | 1,881 letture

“Nel numero del settimanale CHI in edicola oggi, le risposte a tanti curiosi che vogliono sapere che cosa c’è sotto le deputate”, leggo da “Il giornale” e scopro che : Anna Finocchiaro porta gli slip, Alessia Mosca, Dorina Bianchi e Chiara Moroni preferiscono il perizoma ( masochiste, tutto il giorno fuori di casa con un nastrino di pizzo in mezzo alle chiappe) e Laura Ravetto, invece, indossa preferibilmente “culotte”. L’unica che ha un soprassalto di dignità e non risponde è Stefania Prestigiacomo, che però si unisce alle altre nel confessare dove si mette il profumo e come le gustano le calze. Bene, la domanda è: era proprio necessario? Mi spiego: da quando sto al mondo , ed è un lasso di tempo sciaguratamente lungo, non sono mai stata informata sugli intimi di Fanfani, Forlani, Berlinguer o D’Alema. Ho potuto vivere serenamente senza chiedermi se Veltroni ha i boxer e Bertinotti i pedalini rossi, perché devo essere informata sulla biancheria delle deputate? E soprattutto: perché le deputate si sottopongono umilmente a questa inchiesta priva di interesse per il Paese e spia di una sconcertante mancanza di rispetto per loro? Un bel “No, grazie” non si dice davvero mai ai giornalisti? Che cos’è? Disponibilità da campagna elettorale? Si tratta del fatto che “Chi”, occupandosi di fesserie, vende centinaia di migliaia di copie e quindi è un formidabile veicolo per raggiungere gli irraggiungibili? Oppure è assuefazione ad essere considerate , innanzitutto, persone da spogliare ( metaforicamente, astrattamente, ma pur sempre da mettere in posizione orizzontale)… o addirittura, e sarebbe ancora peggio, è la consapevolezza che valiamo così poco da dover aggiungere, quando c’è, l’indubbio beneficio del fattore bellezza o la facile popolarità del pettegolezzo un tantino osè? Naturalmente sono domande senza risposta. E naturalmente non è grave. Ma una lagnanza lasciatemela fare: che spettacolo triste la campagna elettorale! Il personale politico, quando deve convincerci a rinnovargli la fiducia o ad assumerlo mandando a casa quelli che avevano lavorato per noi finora, dà il peggio di sé. Tutti vogliono sembrare buoni. Enormi sorrisi senza senso ci perseguitano dai muri, dalle fiancate dei mezzi pubblici, dalle piazze e dai giardini.Ogni pensiero è ridotto a slogan. Ogni slogan è una “excusatio non petita” ( accusatio manifesta). Leggo su “La Repubblica”, un articolo che valuta il gradimento dei 4 principali: “Rialzati Italia” ,“Si può fare”( a cui va, finora, il massimo dei voti. E meritatamente.) , “Fai una scelta di parte”, “I veri valori non sono in vendita”. Ogni slogan sembra rispondere a una delle critiche più frequenti fra i cittadini affetti da leggera distrofia qualunquista: che L’Italia è in stato comatoso( rialzati), che in politica si parla tanto e si “fa” poco, che non si capisce più da che parte stanno questi e quelli, che i valori sono, per l’appunto, negoziabili, e si scambiano facilmente al mercatino
dell’usa e getta fra partiti.
Sarebbe un bel colpo di teatro se qualcuno, una volta tanto, mettesse mano, con severità, all’autocritica, poi consentisse, con levità, un po’ di autoironia, quindi si sforzasse, con coraggio, di non sorridere sempre. Visto che le cose vanno male, ci sentiremmo , noi italiani, meno soli. Si può fare , Walter?
Sei l’unico che può permetterselo. E , già che ho preso la via della supplica personale, ti prego: in vista di una completa democrazia di genere, potresti, per cortesia, suggerire alle candidate di astenersi dall’informare l’elettorato sulle dimensioni delle loro mutande? Ci sono argomenti più urgenti di cui le donne hanno voglia di parlare.

Il vitellone di Arcore

Lidia Ravera | Lavori in corso | 23 Marzo 2008 | 1,274 letture

E’ più forte di lui, non si trattiene, è come il cane davanti all’osso, il mulo con la carota, il toro col drappo rosso, Silvio Berlusconi, messo a contatto con qualsiasi esemplare di genere femminile, di qualsiasi tipo, attiva i motori di virilità e deve dire la sua: se l’esemplare è di bell’aspetto e giovane età, ci prova, allude al fatto che potrebbe provarci (e ovviamente riuscirci) o al fatto di aver già consumato l’atto, con viva soddisfazione della cliente e del fornitore (cioè lui). Se l’esemplare è di bell’aspetto ma di età più avanzata, cavallerescamente, allude al fatto che una bottarella la si potrebbe ancora dare prima che la signora scompaia nel viale del tramonto, e chi, se non lui, può compiere quest’azione positiva? Se, infine, ahimè, l’esemplare è di aspetto non conforme alle regole estetiche dell’acchiappa-maschi, o per personalità sua o per qualche disarmonia aut dismisura nella relazione fra i primitivi oggetti del desiderio (tette e culo), oppure, e qui la situazione è più grave, per sorpassati limiti d’età, il nostro Silvio non può fare a meno di alludere al fatto che lui, a quella, una bottarella non gliela darebbe proprio mai, neanche per sogno. L’elenco delle battute sarebbe lungo e comunque incompleto, perché ogni giorno porta seco nuove occasioni di incontro con femmine di tutte le categorie e la geometrica potenza del machismo berlusconiano si dispiega in tutta la sua forza. Con questa nuova moda, poi, di aumentare la rappresentanza rosa in Parlamento, tocca anche amarle e candidarle se sono tue, sopportarle e attaccarle se sono candidate per quegli altri. A Berlusconi non piace attaccare le donne, perché qualsiasi relazione di parola, se non prelude all’atto di sdraiarle, gli pare una bizzarria o una perdita di tempo. Però adesso deve, perché Veltroni ne ha infilate un sacco e ,mannaggia, anche giovani e carine, finchè ci hanno “un’età”, come la Rosy Bindi o la Finocchiaro, okay, puoi anche far finta che siano uomini, e prenderle a zuccate, ma alla ventisettenne precaria capolista nel Lazio, con tutti quei capelli e tutte quelle belle cosine, che cosa si fa? La si invita sul panfilo a “parliamo parliamone”? Le si offre la conduzione di un telegiornale? No, quello no, perché alla ragazza un buon lavoro già gliel’hanno dato, meglio prendere su una precaria ancora precaria e farla tirar dentro in qualche lista da uno dei miei (ormai le liste elettorali sono quello che una volta erano le boutique, “le apro un negozietto di intimo”), o farla sposare a Piersilvio che, se non si sposa, poi pensano che è frocio e che figura ci faccio io, dovessero mai credere che è una malattia ereditaria. Eh già, perché questa è la vera ossessione del povero Berlusconi, che qualcuno possa pensare in calo, non la sua popolarità o la fiducia degli italiani nella sua politica, ma la sua potenza fallica, la capacità del suo arnese di introdursi nei corpi delle donne come nel corpo elettorale e mimare all’infinito la fiaba della conquista del territorio. Io non perdo un colpo, è il sottotesto di ogni esternazione. L’ ansia di dimostrare la sua sempiterna virilità (anche dopo i 70, anche con la prostata incasinata) è, presumibilmente, alla base della sua scelta, ormai vecchia di quasi vent’anni, di “scendere in campo” e di quella, più attuale, di restarci, vincendo nuovamente vecchie battaglie. La crescita esponenziale delle battutacce è sintomo, probabilmente, di una accresciuta insicurezza di fondo che, ben lungi dal provocare la nostra prevedibile indignazione, ci trova intenerite e solidali. Dev’essere successo qualcosa di simile anche a Veronica che, dopo aver rintuzzato le uscite triviali del consorte con una certa puntualità nel passato anche recente, nel presente tace con sobrietà, come se il ruggito del leone, inflazionato e stanco, non mettesse più a repentaglio nulla, neppure la sua dignità di donna.
Del resto, a quanti invece ancora si impennano, perché quello che forse diventerà di nuovo il Capo del Governo di questo paese, non riesce a unirsi al coro dei benintezionati, in materia di uguaglianza di genere, vorrei ricordare che, ancora una volta, ha ragione lui, se la ragione è, come spesso in politica, del più furbo: Silvio Berlusconi dà voce, con le sue scontate facezie, al maschio medio nazionale della sua generazione, quello che aveva vent’anni negli anni cinquanta e che oggi è in pensione ma vota e, nella stragarande maggioranza, non si è nemmeno accorto che ormai le donne, pregi e difetti, appartengono alla categoria delle persone. Per lui, per loro, esse sono sempre collocate in una delle tre “emme”: moglie mamma mignotta. La prima “emme” va sopportata anche se dopo un po’ non ti piace più, la seconda va venerata perché ha prodotto te e la terza è quella che serve per sopportare la prima, in quanto la prima è la più utile. In questo brodo primordiale, Silvio Berlusconi continua a tenere a bagnomaria il suo elettorato, di tanto in tanto lo scalda con qualche frizzo, ma sempre lo mette a suo agio con la sua stessa medietà, gli consente di rispecchiarsi e assolversi, di sentirsi forte anche se non intelligente, vincente anche se non moderno, sessualmente potente anche se vecchio solo e sottoposto al tormento dell’offerta massiccia di carni femminili esposte che costituisce lo stile Mediaset (e per contagio da tempo anche lo stile Rai).
Non è un risultato da poco, per un politico.

Il booktrailer di “No, grazie”

admin | Video | 17 Marzo 2008 | 2,026 letture

l’intelligenza degli altri

Lidia Ravera | L'intelligenza degli altri, Rubriche, Lavori in corso | 16 Marzo 2008 | 1,174 letture

Adulti: Raffaele Simone, linguista, uno dei pochi saggisti che usano una scrittura seducente e comunicativa, uno che sa vestire i pensieri. Sto leggendo il suo ultimo libro “Il mostro mite”, edizioni Garzanti, 12 euro,170 pagine. E’ malinconicamente suggestivo, qua e là geniale. Parla della crisi della sinistra, in questo secolo, in questo mondo. Ma non si limita ai vaticini politici, affonda il coltello negli umori e negli amori, nelle idee, nelle passioni spente…una lettura che ti fa venri voglia di menare le mani, di strappare le erbacce, di tirarti su le maniche, di ripartire da zero. Una citazione, fra le tante ( sto a metà, leggo con la matita in mano), che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia e iniziare uno dei miei masochistici esami di coscienza: “Molta gente di sinistra ha coltivato per decenni la singolare convinzione di costituire un’avanguardia a cui la storia ha assegnato una speciale missione palingenetica: fondare un nuovo ordine etico, instaurare un fermo controllo morale su tutte le passioni maligne, guardare al futuro con speranza piena,immaginare un progresso senza limite, risanare il mondo. Il fine di questa missione sarebbe stato quello di assoggettare l’aggressività umana ottenendo così una sorta di irenica felicità senza violenza, senza homo homini lupus, senza guerra e senza crimini. La rinascita avrebbe coinvolto tutte le dimensioni dell’umano, passioni e sentimenti compresi:niente aggressività, niente egoismi, niente iltà, niente bassezze!” Mi ci sono ritrovata come nella fotografia virata pastello di un santino d’epoca…Invece poi..Un libro da leggere.
CATEGORIA GIOVANI: sono diventata una “Crak-addict”. Sono linkati ( ma non esiste un verbo vero? Non neo-barbaro, non-angloelettronico?) qua, su questo sito, potete clikkarli ( ‘aridaje!) da qui.
Sono un gruppo di ragazzi sui 30 ( lo so, una volta non sarebbero stati ragazzi, ma adesso sono praticamente dei bambini-prodigio, data la lentezza con cui si sviluppa la vita, prima di precipitare giù dai 45, a rotta di collo verso la fossa) che propongono presentano criticano discutono e recensiscono IN PIENA LIBERTA’ ( cosa rara) e INTELLIGENZA ( competenti, colti) tutto quello che passa il convento in fatto di cultura spettacolo e godimenti vari: film libri teatro serie televisive mostre vacanze ristoranti isole incontaminate ( c’è una ragazza che vive nelle Fiji- non so quante J e quante i- e manda un diario) capitali europee dischi concerti avanguardie eventi tivvù…insomma tutto il modesto bolo-alimentare con cui plachiamo la nostra fame di stimoli, rispecchiamenti e divertimenti e formazione umana e voglia di acchiappare lo spirito del tempo.
Insomma, sono un bell’utensile per estrarre dalla vita piccole gioie quotidiane.

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