Un catino umido, un giardino smunto. Il sudore che impasta il trucco, i fotografi, le interviste ( belle quelle di sky e rai sat, pessima rai uno). Noi cinque lì,in posa davanti al portone, impalati… un esemplare per ogni specie umana ? C’è il giovane, sempre pettinatissimo e sorridente ma non troppo, vestito inappuntabile, poche parole, cordiale, senza prosopopea, senza atteggiamenti. Sa che vincerà ma non sembra emozionato. Forse non lo è. C’è il vecchio, che avrebbe dovuto vincere, che non sa, ma pensa che non vincerà, e ha uno sguardo azzurrissimo, baciato dalla grazia dell’ironia napoletana. C’è il quarantenne simpatico che ha un alter ego letterario “malinconico”, che avrebbe potuto piazzarsi molto bene e molto bene si era piazzato nella selezione della cinquina, ma è stato abbandonato dalla sua casa editrice, l’Einaudi, cioè mondadori, per far confluire valanghe di voti sul giovane. C’è la bella & brava, che corre per una casa editrice quasi forte, ma non abbastanza, diciamo “terza”, e allora arriva terza. E c’è l’outsider, che corre con una casa editrice squisita ma non tanto piazzata sul mercantile, che parte ultima e arriva ultima. Giordano, Rea, De silva, Comencini, Ravera. Scrittori. nessuna faccia brutta o insipida. Un comune sguardo fra lo smarrito e il refrattario alle recite. E che il premio strega è una recita si sa. Appena proclamato il vincitore , i quattro non- vincitori se la danno letteralmente a gambe. Contenti e scontenti. Io me ne vado via abbracciata a Ginevra Bompiani, la mia esile e bionda editrice, come me distratta e priva di senso d’orientamento, come me una che ama i libri. Ci siamo divertite e annoiate contemporaneamente…un umore che meriterebbe qualche riga di approfondimento…
Per fare un gelato delizioso
ci vuole un cono
e una linguaboccabaci.
Un cono una linguaboccabaci
e i sogni.
Se manca la linguaboccabaci
.. bastano i sogni.
… come dire: all’altare arrivano 2 sposi, 4 testimoni, 2 genitori, il prete e dei paggetti. pian piano tutti si defilano. lo sposo è uno solo, e non è detto che gli vada bene.
L’altra sera , lo confesso, mi sono lasciato andare alla pratica più perversa che si
possa immaginare, il marzulling. Ho sopportato la presenza di quelle chiome seicentesche e di quel cervello da cioccolatino con affioramenti di burro di cacao, per seguire lo Strega. Ma d’altronde guardo così poco la televisione che non possiedo Sky nè altri digitali terrestri o celesti. E tuttavia alla fine non mi sono pentito di questa incursione nel lieve, futile orrore che mi suscita questo Paese . Troppo divertente il teatrino, il canovaccio della corretezza, il percolato di colta idiozia che ha raggiunto il suo acmè quando non so chi ha affermato che “ognuno ha un suo stile”, considerazione folgorante che ha agitato come un mare d’erba cipolina il marzulleo crine. L’unica che non si è prestata al gioco e che anzi quasi quasi si stava incazzando di brutto mentre imperversava il birignao critico di una signora senza labbra, ma molto rossetto sei stata tu. Per me vale più di un premio. Perciò prosit con un po’ di vodka gelata, il bicchiere sudato di vapore e una lunga notte afosa che sembra fermare il tempo.
Le “diverse” solitudini dei numeri primi (5?) . Potevano esercitarsi le seduzioni dell’inverno in una calda serata d’estate?
Poi a me quel “chino” Marzullo provoca sempre una intermittenza del fegato ( bile): inevitabile il confronto con una prestigiosa storica firma de l’Unità : Kino Marzullo. Come dire… l’evoluzione della Specie…
E vabbè
vincere o non vincere? uno scrittore si preoccupa innanzitutto di essere letto e capito. certo, la vittora si insegue sempre. un premio è sempre un premio, ma non parlerei certo di sconfitta. non per voi. non vedo in questo contesto un vero vincitore o un vinto. almeno fin lì ci siete arrivati. pensate a quanti che, al contrario, non riescono neppure ad aprire la prima porta, quella che li conduce tra le mani di un lettore…pensate alle umiliazioni, ai soldi spesi per stampe e ristampe di unmateriale che, una volta arrivato nelle agenzie letterarie sarà cestinato. pensate ai lunghi mesi in attesa di una risposta che, nella maggioranza dei casi non arriverà mai.
anche queste persone, come voi amano i libri, e molte di loro li leggono. non s’ingegnano scrittori per sfizio. non tutti.
pensate al loro scoramento, alla voglia di buttare tutto alle ortiche e nello stesso tempo all’impossibilità di farlo. sì, perchè scrivere una storia è una missione di vita. è un pò come fare il prete; ci vuole vocazione.
senza quella, come cardine principale di questo ‘mestiere’, si è solamente prodotti commerciali. nulla di èpiù, nulla di meno
Molti, cara Lidia, hanno fatto il tifo per te e hanno sperato nononstante le grandi case e i nomi del
momento. Non ho mai creduto ai sogni che si avverano e , da marginale quale sono, guardo tutto da lontano, ai limiti. Felice però di pensare, come altre volte è capitato osservando la Cinquina in graticola: “ecco, lei/lui è una persona che mi piace, una persona cara, una persona degna”. Questa volta c’era Lidia Ravera e, credimi, la sua bella figura l’ha saputa fare eccome.
Un saluto, questa volta, da Roma
Be’, Lidioski, gli anomali di tutto il mondo ti apprezzano indipendentemente dai premi. Già essere entrati in cinquina con l’aria che tira non è male. Vedrai che arriverà quando meno te l’aspetti un premio alla carriera. In ogni caso complimenti!, hai combattuto la classica buona battaglia. Nel frattempo qualche scrittore in erba (cipollina) si approssima al tuo Blog. Non perderlo di vista. Besos queridos. E che Stromboli ti protegga dopo piazza Navona.
l’erba cipollina risponde…a mente lucida e senza polemiche da un parere sul fatto. in fondo, Lidia, se scrivi le tue impressioni sul blog significa che con noi utenti vuoi stabilire un dialogo, una specie di confronto sui tuoi lavori. quindi non credo di fare male a replicare.
ora che ho letto entrambi i testi – il tuo e quello del vincitore- mi domando quanto valore possa avere avuto una pubblicità battente della Mondadori per questo vincitore in erba -sicuramente non meno cipollina di quanto possio essere io, scrittrice agli esordi-. sbucato dal nulla si ritrova ad aver vinto un premio notevole, in barba a chi di esperienza ne ha molta di più. ma questo sarebbe il minore dei mali, se un senior si trovasse davanti ad un vero talento.
questo testo non mi ha trascinato, l’ho trovato scontato. sembra scritto a tavolino per colpire l’animo dei lettori toccando argomenti ‘scottanti’. questi ‘numeri prim’, questi due ragazzi ‘diversi’…
il fatto è che è così primo di pathos che non mi strappa bneppure un granello di sensibilità. è meccanico. non è scritto con l’animna ma solo con l’intenzione di fare breccia nei cuori di chi legge.
insomma, ne faranno senza dubbio un film che, come il libro, sarà pubblicità trita e ritrita. un rimbambimento tale da ‘obbligare’ gli spettatori a guardarlo.
alla fine della fiera, se mi è lecito dirlo, non ho trovato nessuna differenza tra il lavoro di questo strombazzato autore e quelli di Moccia.
se può essere di qualche consolazione -ammesso che tu voglia essere consolata da una signora nessuno come me-, il libro non è piaciuto. ho sentito il parere di molte altre persone che, incuriosite da questo nuovo talento letterario si sono prese la briga di comprare il libro. bene, le recensioni del pubblico -che sono quelle che contano- versano nella stragrande maggioranza dei casi al pollice verso. quelli che sono stati più clementi lo hanno definito un testo senza lode e infamia. nulla di così straordinario, quindi!
un pò -permettimi il paragone azzardatissimo…- come la canzone che vince il Festival di San Remo: non è detto che sarà un successo…
vale il mio commento precendente che, a scanso di equivoci fastidiosi, non voleva offendere te ma puntualizzare il mio punto di vista: per fare lo scrittore ci vuole vocazione…purtroppo laddove che la paraculaggine a far da padrona, questi sono i risultati.
Un pò in ritardo è vero, ma un commento sento che va fatto. Letto subito, appena uscito il libro di Lidia. Prima impressione “perchè questo cinismo?” A chi può essere utile una storia come questa. Poi si c’è la solita maestria che affascina,ma allora perchè non premiare i libri precedenti che con un pò di sana invidia desidererei aver scritto io, o l’ultimo racconto, Il dio zitto, che pur breve è un piccolo capolavoro? Il libro del vincitore l’ho letto e mi è sembrato necessario e doloroso (con qualche stonatura). Una volta saputi i risultati riprendo in mano le seduzioni dell’inverno sperando nel rileggerlo di provare un’impressione diversa. Niente! il “freddo” nel cuore dei personaggi lascia fredda anche me. Lidia, ma davvero hai conosciuto o conosci una donna come la Sophie del libro?
La salute il due per cento.
Nasocorpo di farfalla
le facciateali
simmetria assiale
la testa se ne và
fiore volante fra le cose
volante fra le mani
senza teschio nel traffico
nella nera notte accesa
investiti di ventoso silenzio
si procede respinti
non c’è schianto
non è problematico
il participio passato
ma l’infinito
lussureggiante metodica lussuria
fiore volante fra le cose
l’io e il tu
protetti dal probabile
nella vita i soldi non sono tutto :
la salute : il due per cento.
Amen.
Beh, io mi sono divertito e annoiato contemporaneamente mentre leggevo “La solitudine dei numeri primi”. Non so cosa significhi, ma sono contento di averlo finito.
In compenso ho riso come un matto quando ho letto le dichiarazioni di Bondi sul vincitore… fantastico!