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editing terminabile e interminabile

Lidia Ravera | Lavori in corso | 9 Novembre 2008 | 2,033 letture

Teoricamente avrei finito, mezz’ora fa, di ripulire/rifinire il mio ultimo romanzo . E’ il ventiduesimo?Non li conto più, sono troppi. Il mio è un caso di bulimia letteraria.Leggere il più possibile, scrivere il più possibile. Fino a scoppiare di parole. Sono arrivata all’ultima riga dell’ultima pagina. Sono certa che se ricominciassi a rileggere dalla prima pagina, continuerei a cambiare, togliere, aggiungere, sostituire. Un romanzo non è mai finito. Ci si costringe a lasciarlo andare, ma è una violenza. Una forzatura conformista. Un calcolo ragionevolmente burocratico, Soltanto adesso incomincio a capire che storia ho raccontato. Chi è Emma, chi è Maria, chi è Sandro, chi è Guido…Li licenzio con una sensazione di lutto.
Forse biosgnerebbe scrivere un romanzo soltanto, uno in tutta la vita. E finirlo il giorno in cui si muore. “La guerra dei figli” non è tema da farsi rinchiudere facilmente in 280 pagine.
Infatti ho già in mente il seguito.
E non vedo l’ora di mettermi all’opera.
Fanatica? Questione di sopravvivenza mentale: soltanto quando la racconto la realtà mi pare tollerabile, perfino suggestiva.
Mi concederò ancora una piccola ricerca musicale per le epigrafi dei 4 capitoli temporali, 1967-1977-1978-1981.
Se i più anziani fra i frequentatori di questa casa elettronica hanno qualche suggerimento, avranno la mia gratitudine. E una copia omaggio. Uscirà all’inizio di aprile, il romanzo. Per gli insondabili tempi delle case editrici. Uscirà per i tipi di Garzanti
E adesso parte la caccia alla copertina. Loro, i Garzanti , me ne hanno proposta una elegante e non stupida.Ma non è quella giusta.
Appena la trovo la metto sul sito.
E adesso basta. Staccare gli occhi dallo schermo, fare altro, dar pace agli occhi…

Lidia Ravera | Lavori in corso | 6 Novembre 2008 | 1,836 letture

Fra i molti meriti di Barak Obama, con quella bella faccia di colore, con quel nome così lontano da ogni tradizione wasp, c’è anche questo: ci ha fatte svegliare di buon umore, noi femmine della specie. Come tutti i democratici, certo, come tutte le persone per bene che aborrono il razzismo. Ma con un valore aggiunto: l’effetto tetto di cristallo. Ha dato un bella zuccata, Obama, al limite invisibile che vuole al potere sempre lo stesso animale: maschio e bianco, di razza dominante. Così ci siamo svegliate sentendo il dolce tintinnio dell’esplosione, frammenti di vetro dappertutto. Brillavano come pietre preziose. Yes, we can, ci siamo dette. Possiamo. Anche noi. Noi donne. In fondo, la dinamica del razzismo è la stessa dell’antifemminismo: il bianco ha sempre discriminato il nero (anche) perché sessualmente più dotato, no? E ha sempre tenuto le donne lontano dal potere perché nutre il fondato sospetto che siano, complessivamente, più dotate. Non tutte, ovvio, ma intanto si fa fuori metà del mondo e si riduce, drasticamente, la concorrenza. Per scoraggiarle senza ucciderle, ha costruito una cultura della disistima per cui ogni donna è diventata la peggior nemica di se stessa e delle sue simili. Così ha fatto con i neri, che, rabbiosi e rassegnati, non andavano neanche a votare. Questa volta ci sono andati e una ventata di vera novità ha scosso il pantano dell’occidente. Il messaggio è: bisogna osare. Un’amica mi ha detto: ma non sarebbe stata meglio Hillary, per spingerci a osare? No. Hillary era troppo interna al gioco, non veniva “da fuori”. Non rompeva gli schemi. E’ “il negro” che è in noi, che deve vincere. La nostra diversità. Il mondo ha bisogno di altri punti di vista, altre culture, sensibilità diverse, altri stili, altre storie. Abbiamo toccato il fondo. Da oggi si comincia a risalire. E noi, che siamo diverse, dobbiamo prenderci, finalmente, le nostre responsabilità.

in attesa di san Obama

Lidia Ravera | Lavori in corso | 4 Novembre 2008 | 1,526 letture

C’è una sorta di fervida attesa. Sono arrivati a casa i miei figli ( tutti e quattro, nicola e la sua donna, maddalena e il suo uomo.Per me sono tutti figli.Paghi due prendi quattro. Un vantaggio affettivo). Nicola ha detto: hamburger e patatine, per la nottata di obama. E così sarà. Ho perfino accettato il ketchup, per solito bandito a favore di raffinate salse di soja. Adesso loro guardano la partita. la roma. Altra tifoseria. Più semplice, più sicura, quella che N. e M. si portano dietro dall’infanzia, senza soluzione di continuità. Poi ceneremo e poi incominceremo a pendere dagli exit pol. Come alle politiche, come alle amministrative. Adesso anche “alle americane”. E’ in gioco qualcosa di più grande dell’alternanza fra repubblicani e democratici. Un nero alla Casa bianca. Un contrasto cromatico fondamentale. Un nero alla casa bianca perchè il mondo torni a colori. Non grigio-scemo, non rosso-guerra.
Nel corso della nottata, all’una e dieci, devieremo per un attimo la nostra attenzione ( se siamo abbastanza di buon umore) per vedere, su Rai tre, “proiezioni private” un’ intervista di 30 minuti ( scarsi) sul mio rapporto con la televisione “d’antan”. Anni sessanta, anni settanta. Cinzia Tani, che è venuta a intervistarmi prima dell’estate, mi ha mostrato,fra le altre cose, a tradimento, un frammento della trasmissione Match, condotta da Alberto Arbasino, nel 1977: c’ero io ventenne che affrontavo Suni Agnelli che aveva forse l’età mia di adesso ed era la “signorina Fiat”. Io avevo scritto da un anno ” porci con le ali”, lei “vestivamo alla marinara”. Lei mi guardava con sufficienza, io la aggredivo con una certa precisione assassina. sarà divertente rivedermi con i miei figli, che sono più vecchi di com’ero io allora. Ho imparato a giocare con il tempo, visto che non posso impedire al tempo di giocare con me.
Dopo l’intermezzo giocoso, si saprà qual’è la sorte del pianeta.
Sono moderatamente ottimista.
Non credo che gli americani vogliano un altro repubblicano dopo due volte Bush …Comunque: che ansia!