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“Sì alla vita, no alla tortura di stato”

Lidia Ravera | Lavori in corso | 19 Febbraio 2009 | 1,267 letture

Sul sito di MicroMega potete ascoltare la mia adesione alla manifestazione di sabato prossimo a Piazza Farnese a Roma, promossa da Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi e Stefano Rodotà con questo appello:
“La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale.
Pur di imporre questa legge khomeinista, Berlusconi ha dichiarato che intende sovvertire la Costituzione repubblicana. E’ arrivato ad oltraggiare una delle costituzioni più democratiche del mondo, la nostra, definendola “filosovietica”, mentre non perde occasioni per elogiare il suo “amico Putin”, ex-dirigente del Kgb. Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.
Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Farnese, sabato 21 febbraio alle ore 15.
Passa parola, la democrazia dipende anche da te”.

In margine alla fine di Eluana

Lidia Ravera | Lavori in corso | 12 Febbraio 2009 | 1,220 letture

In margine al dolore, condiviso da tanti, per la morte lunga, per i sedici anni consecutivi in cui ha continuato a morire. Eluana Englaro, in margine al malinconico, secco sollievo, per la fine dell’esposizione del suo corpo martoriato, nel reparto di un ospedale, mi assalgono pensieri bizzarri. Apparentemente scollegati gli uni dagli altri. Per esempio penso: certo il fatto che gli alti prelati, il Sommo Pontefice e i suoi vicari, non abbiano figli, non siano padri o madri, c’entrerà pur qualcosa, influirà,almeno un po’, sulla loro cecità, sulla loro durezza implacabile, normativa. Chiunque abbia cresciuto una figlia sa quanto è insopportabile vederla soffrire inutilmente, veder calpestata la sua dignità, vederla trattata come un corpo, come un simbolo, come un’ anima. Una figlia è un pezzo di te. Se lei soffre tu soffri. Se le mancano di rispetto tu senti vergogna. Se l’hai provato, questo tipo particolare d’amore, non intralci il faticoso cammino di un padre, che ricorda perfettamente sua figlia ragazza, sua figlia viva, sua figlia com’era prima dell’incidente che l’ha uccisa ( perché è l’incidente che l’ha uccisa) , e quanto orrore le provocava l’ipotesi di essere mantenuta artificialmente in una sorta di vita meccanica, inerte, inerme. Poi penso: perché con gli animali siamo naturalmente pietosi, tutti? Perché è ritenuto normale portare dal veterinario il cagnolino morente e abbreviare con un’ iniezione la sua pena? Perché i cani non hanno l’anima o perché non possono volere? Noi possediamo, pare, sia l’anima che la volontà. L’anima è un privilegio che si paga perdendo il diritto ad esercitare la propria volontà. L’anima è di Dio, quindi decide lui. Vogliamo abortire? Non possiamo, perché l’embrione che portiamo dentro ha l’anima anche lui e non si tocca. Vogliamo, con tutto il cuore, un figlio e, poichè la natura non ci aiuta, ci deve assistere la scienza. Possiamo attrezzarci per metterlo al mondo, questo figlio ? No, perché i figli sono, anch’essi, proprietà di Dio, e la legge divina impone di produrli naturalmente, nel corso di un atto d’amore ( più o meno, non si sottilizza) in età fertile, fra marito e moglie. Ogni altra ipotesi è out. Nostra figlia, nostra madre, una creatura che amiamo è in coma irreversibile. Vogliamo poterla seppellire, poterla piangere. Possiamo? No. Perché nel suo corpo morto, grazie a una miriade di santi tubicini, pulsa l’anima. E l’anima la gestisce il Vaticano.Ho pensato: ma perché quando ci sono di mezzo la vita, la morte o l’amore la Chiesa Cattolica pretende di assumere il comando, promuove ad universali le sue regole particolari , impone la sue opinioni a tutti, e non soltanto, come è giusto, ai cattolici? Ho pensato: meno male che, di tanto in tanto, una persona gravemente ammalata ( per esempio Piergiorgio Welby, per esempio Luca Coscioni) oppure il padre di una persona mantenuta in vita con accanimento dalla somministrazione di terapie invasive quanto inutili, mettono a disposizione di tutti noi la loro terribile esperienza, così siamo tutti costretti a riflettere sul tema del rispetto per la vita umana, per una morte umana. Siamo costretti a misurare la crudeltà degli integralismi e delle intransigenze. A prendere posizione. A opporre, finalmente, l’empatia laica alla raggelante normatività cattolica. Ho pensato che c’è qualcosa di eroico nel trasformare un dolore privato in una battaglia di tutti, nel lasciarsi invadere dalle parole degli altri, quando si vorrebbe soltanto fare presto, fare in silenzio. Per questo io lo vorrei ringraziare, Beppino Englaro.

Meno male che Dio non esiste

Lidia Ravera | Lavori in corso | 8 Febbraio 2009 | 1,328 letture

L’uso politico del dolore, sarebbe già grave. Questo teatrino a cui stiamo assistendo è più grave, perchè la parola “politica” non si addice al voltafaccia di berlusconi, alla sua decisione di usare il “caso Englaro” per corrompere la Costituzione e beffarsi della volontà del Presidente di questa nostra acciaccata Repubblica pur di compiacere il braccio integralista dei cattolici che, a loro volta, usano la vita e la morte secondo violente logiche di auto affermazione. Sono prove di forza, quelle dei Partiti Vaticani, sono esercizi di muscolatura.
Crudeli. Meno male che Dio non esiste, e speriamo che non esista davvero, soffrirebbe come un uomo se vedesse questo impietoso accanimento contro un povero corpo mortale, queste scomposte grida, questa aggressione in suo nome.

che triste paese, il nostro

Lidia Ravera | Lavori in corso | 8 Febbraio 2009 | 1,158 letture

L’uso politico del dolore, sarebbe già grave. Questo teatrino a cui stiamo assistendo è più grave, perchè la parola “politica” non si addice al voltafaccia di berlusconi, alla sua decisione di aggirare leggi e volontà del Presidente di questa nostra acciaccata Repubblica pur di compiacere il braccio integralista dei cattolici che, a loro volta, usano la vita e la morte per logiche di autoaffermazione, per prove di forza, per esercizi di muscolatura.
E’ tutto talmente triste, talmente scoraggiante, che è difficile reagire. Ieri sono stata davanti a Palazzo Chigi, pioveva, un centinaio di facce smarrite, cartelli bagnati, malinconie. E’ difficile continuare a combattere. Okay, l’ennesima firma. Rispondi all’intervista della giornalista di Repubblica che raccoglie opinioni. Il 72% degli italiani vorrebbe che la povera Eluana Englaro venisse lasciata in pace, che le si permettesse di interrompere un inutile martirio. Il 72% degli italiani sa bene che non c’è vita in lei, che la vita è nelle macchine. Ma il suo corpo morto è diventato politicamente importante e allora vai col circo mediatico, con la banda, con la mitraglietta di stronzate…E allora..,allora niente…volevo soltanto condividere un momento di sconforto. Certe volte vorrei essere làppone.