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Alcune buone mogli

Ravera | Lavori in corso | 30 Ottobre 2009 | 1,587 letture

Se Piero Marrazzo avesse ammesso apertamente, sinceramente, di avere un debole per i transessuali, mandando al diavolo chi voleva ricattarlo, subito, quattro mesi fa o cinque anni fa, non è il tempo che conta,probabilmente la sua vita non si sarebbe spezzata in due, costringendolo a ritirarsi in convento. Non c’è niente di male a praticare rapporti mercenari, se non si contrae l’abitudine di offrire, nel gioioso postcoitum, una candidatura al proprio occasionale compagno di letto, indipendentemente dall’appartenenza di genere. La prostituzione esiste perché, da duemila anni, esiste una domanda di prostituzione. Gli uomini vanno a puttane, tanto per parlar chiaro. E le prostitute, etero omo o trans, sono lavoratrici e/o lavoratori come tutti gli altri, che vendono godimento sessuale invece di altre merci. Le mogli, non di rado, lo sanno che i loro mariti soddisfano così necessità erotiche eccedenti la tranquilla vita di coppia. Lo sanno e, come si dice a Roma, “abbozzano”. Probabilmente lo sapeva anche Roberta Serdoz in Marrazzo, giornalista come il marito, ma, a differenza del marito, non in carriera politica, purtroppo. Sì, purtroppo, perché ha dato prova di coraggio, lealtà, anticonformismo ed equilibrio in una situazione difficile, tutte doti che farebbero di lei, un ottimo governatore. Del resto: non è la prima volta che una moglie intelligente, messa di fronte alle”debolezze” del marito, invece di prenderlo a calci e chiamarsi fuori, decide di sostenerlo e sopportare a testa alta la grandinata di fango che segue e prolunga lo scandalo. Penso a Hillary , quando il mondo intero chiacchierava dei “servizietti” che una stagista ubertosa, ben acquattata sotto la scrivania dello studio ovale, aveva praticato a Bill. Ma penso anche a Gabriella Bonacchi, storica e femminista, moglie del famoso filosofo Giacomo Marramao, quando suo marito fu accusato (ingiustamente) di “sexual harrassement”nei confronti di una giovane aspirante scrittrice e finì sulle copertine dei settimanali come porco e ricattatore. Gabriella non negò al suo compagno solidarietà e riparo.Come Hillary,come Roberta. Si tratta di donne emancipate, ben posizionate nel mondo del lavoro e autonome economicamente. Donne che non hanno “bisogno” del consorte, e se gli rimangono vicino “nella cattiva sorte”, come recita il rito matrimoniale,è per affetto. E forse è proprio l’affetto, la merce rara, il sentimento in via di estinzione, che lega le famiglie di chi non si riempie tutti i giorni la bocca con i sacri valori della famiglia. Ma li pratica.

e adesso che abbiamo fatto le primarie: che ne dite di una bella Manifestazione, ragazze?

Ravera | Lavori in corso | 25 Ottobre 2009 | 1,793 letture

Siete andati a votare? Bene. Anch’io. Ho votato Marino. Spero che travolga i suoi composti competitors. Lo spero. Non me l’aspetto. Ma la speranza è un muscolo, bisogna tenerla allenata. Ci pensavo questa mattina correndo a Villa Pamphili sotto un sole color mimosa:Non devo forse darmi da fare per la mia anima quanto mi do da fare per il mio corpo? se per il corpo corro 30/40 chilometri a settimana, bevo solo vino rosso, evito il burro , mi infilo giù per la gola due litri d’acqua al giorno e non fumo più di 5 sigarette, perchè non faccio niente per la mia anima? Così il corpo è in forma smagliante e l’anima è uno straccio. Di che cosa ha bisogno l’anima? L’anima ha bisogno di speranza, appunto. La peggior nemica della speranza è la rassegnazione.Sto inanellando ovvietà. Lo so. Ma non posso sempre pesare ogni parola. certe volta bisogna avere il coraggio di non essere originali. Forti, audaci , ottimisti e banali. Ecco come bisogna essere, di tanto in tanto. Come si fa a essere ottimisti? Convincendo se stessi e gli altri che si può reagire. Che non necessariamente si deve accettare tutto. Ingoiare bocconi amari fino a strozzarsi. Borbottare negli angoli e sopportare, distaccandosi sempre di più dalla politica, dal desiderio di migliorare o almeno di mettere fine al peggio..per esempio: se le donne e le ragazze d’Italia, offese e anche annoiate dalla reiterazione dell’offesa. discriminate, tenute sempre in panchina, come riserve, usate come corpi da distrazione o rigettate perchè inadeguate al ruolo, trattate con degnazione, espulse dal mondo del lavoro o precarizzate, con il peso di un paese che non funziona sulle spalle, utilizzate come ammortizzatori sociali ( c’è la crisi? ci pensa la mamma a tener su i figli disoccupati,a badare ai bambini ai vecchi ai malati…), se le donne e le ragazze d’Italia, che vedono premiate le peggiori fra loro, quelle che passano per il letto dei potenti pur di fare carriera, se le donne e le ragazze d’Italia dicessero: Basta!…Non credete che ci sentiremmo tutte un po’ meglio? Tutte noi e molti uomini di buona volontà, che non ne possono più di coincidere con un club maschile squallido e arretrato… “Adesso basta” potrebbe essere lo slogan. Penso, per cominciare, ad una manifestazione. Contarci, farci vedere, mostrare la nostra forza. Starsene a casa, a studiare, a pensare, vedersi con le amiche e basta, è un lusso che, in questo momento, non possiamo permetterci. Che ne dite di Piazza Navona? per cominciare, certo, soltanto per prendere coraggio, per ritrovarci…Mandatemi un segnale!

Ancora uno sforzo: scegliamoci un segretario!

Ravera | Lavori in corso | 22 Ottobre 2009 | 830 letture

Mancano quattro giorni alle Primarie. Ansia crescente. Quanti saremo? C’è chi dice che saremo la metà di quei tre milioni e due che votarono Veltroni nell’ottobre del 2007. C’è chi dice che saremo di nuovo tre milioni. Intanto sul “Corriere della Sera” on line, fanno un sondaggio dove Ignazio Marino risulta vincente: 36,7 % contro il 33,9 di Bersani: il Popolo delle Primarie (pidipi?) è allegramente imprevedibile. Non è composto dagli iscritti ad un partito, non risponde ad uno schieramento. Non è proprio schierato. E’ fluido. E non è nemmeno lo stesso di due anni fa. Si è allargato, si è incazzato, si è radicalizzato. Si è anche un po’ depresso. Poi ha deciso di reagire. Marcia in ordine sparso. E non esattamente “verso il sol dell’avvenir”. Verso un qualsiasi punto di equilibrio. E’ un popolo senza certezze, ma non importa. Le certezze di questi tempi sono un lusso. Noi non possiamo permettercele. Le lasciamo al centrodestra. Noi ci teniamo i dubbi, che sono più creativi. I dubbi, il rigore, le speranze. Il rigore, sì, una certa severità: andremo a votare pensando a un segretario che spazzi via ogni compiacenza con chi, contagiato dal corrente malcostume, sia o sia stato, inquisito, condannato, rinviato a giudizio ( se ne discuteva nella commissione codice etico, ai tempi della Costituente, si era tutti d’accordo, ma si sa… a parole sono tutti integerrimi). Andremo a votare sperando in un segretario che non si chiuda nelle sue stanze con i suoi marescialli, che non chiuda le porte, che sappia interagire con i cittadini. Andremo a votare sognando un partito di opposizione: duro, coerente, compatto, armonioso. Sognando, da svegli, come in una reverie collettiva, di riprenderci la politica. Di scegliere, finalmente, chi deve rappresentarci a Palazzo e come.E’ troppo reagire, sperare e e scegliere e sognare? No. Ma bisogna essere davvero in tanti.

Ancora uno sforzo: scegliamoci un segretario!

Ravera | Lavori in corso | 22 Ottobre 2009 | 777 letture

Mancano quattro giorni alle Primarie. Ansia crescente. Quanti saremo? C’è chi dice che saremo la metà di quei tre milioni e due che votarono Veltroni nell’ottobre del 2007. C’è chi dice che saremo di nuovo tre milioni. Intanto sul “Corriere della Sera” on line, fanno un sondaggio dove Ignazio Marino risulta vincente: 36,7 % contro il 33,9 di Bersani: il Popolo delle Primarie (pidipi?) è allegramente imprevedibile. Non è composto dagli iscritti ad un partito, non risponde ad uno schieramento. Non è proprio schierato. E’ fluido. E non è nemmeno lo stesso di due anni fa. Si è allargato, si è incazzato, si è radicalizzato. Si è anche un po’ depresso. Poi ha deciso di reagire. Marcia in ordine sparso. E non esattamente “verso il sol dell’avvenir”. Verso un qualsiasi punto di equilibrio. E’ un popolo senza certezze, ma non importa. Le certezze di questi tempi sono un lusso. Noi non possiamo permettercele. Le lasciamo al centrodestra. Noi ci teniamo i dubbi, che sono più creativi. I dubbi, il rigore, le speranze. Il rigore, sì, una certa severità: andremo a votare pensando a un segretario che spazzi via ogni compiacenza con chi, contagiato dal corrente malcostume, sia o sia stato, inquisito, condannato, rinviato a giudizio ( se ne discuteva nella commissione codice etico, ai tempi della Costituente, si era tutti d’accordo, ma si sa… a parole sono tutti integerrimi). Andremo a votare sperando in un segretario che non si chiuda nelle sue stanze con i suoi marescialli, che non chiuda le porte, che sappia interagire con i cittadini. Andremo a votare sognando un partito di opposizione: duro, coerente, compatto, armonioso. Sognando, da svegli, come in una reverie collettiva, di riprenderci la politica. Di scegliere, finalmente, chi deve rappresentarci a Palazzo e come.E’ troppo reagire, sperare e e scegliere e sognare? No. Ma bisogna essere davvero in tanti.

Sorelle d’Italia: L’Italia s’è desta?

Ravera | Lavori in corso | 15 Ottobre 2009 | 1,249 letture

Ci si chiede, con qualche timore: voteranno le donne alle primarie? Le donne, che hanno avuto diritto di votare in ritardo rispetto agli uomini. Le donne, che hanno decretato il successo della Democrazia Cristiana nel primo dopoguerra perché in molte credevano in Dio e della sinistra nei primi anni settanta perché il femminismo dialogava con la sinistra (faticosamente) ma non certo con il centro. Voteranno alle primarie del Pd anche se non c’è una donna fra i candidati? Il messaggio è ben chiaro: il femminile di segretario, è “segretaria”: una che scrive sotto dettatura, prende gli appuntamenti, risponde al telefono: “Le passo il Capo”. Eppure voteranno. Presumubilmente voteranno Ignazio Marino, perché, candidato maschio per candidato maschio, almeno Marino si batterà perché le donne possano continuare a scegliere se diventare madri o no, con un legale intervento chiururgico oppure con la RU 486. Perchè possano diventare madri con l’aiuto della scienza. Perché la loro serenità non sia immolata sull’altarino occulto degli scambi di indulgenze con i padroni del “voto cattolico”. Perché l’onorevole Binetti si ricongiunga, finalmente, ai suoi. Che non sono “i nostri”. Se vincerà Marino e si scoprirà che la stragrande maggioranza dei suoi sostenitori appartiene al “secondo sesso” sarà un bel segnale. Per esempio che le donne contano. Di nuovo, come quando hanno scoperto, trent’anni fa, che potevano contare. Sarà una prova generale. Accordare gli strumenti, accordarsi, provare i tempi e i movimenti. In vista della sera della prima. Alle prossime elezioni politiche. Quando tutte le donne di sinistra, di centro e anche di destra, tutte le donne che si sono sentite offese, discriminate, ridotte alle deprimenti categorie di “ “scopabili” e “ non scopabili” si riverseranno sulle urne come un’ onda in piena e travolgeranno Silvio Berlusconi, liberando il nostro Paese. Avanti, Sorelle d’Italia!

eravamo tanti

Ravera | Lavori in corso | 4 Ottobre 2009 | 972 letture

eravamo tanti in piazza del popolo. Tanti che , spostandomi dal gazebo dell’Unità ( dove Concita firmava infaticabile bandiere e magliette e giornali) per accompagnare amici “stranieri” verso piazzale Flaminio, ho avuto la sensazione della folla pericolosa, quella che poi qualcuno muore soffocato. Un fitto fitto di gente che faceva impressione e gioia. Sul palco,però, avrei voluto altri: le giornaliste dell’Unità inquisite,il direttore di Repubblica, la direttora dell’Unità, D’avanzo, Travaglio, Santoro, Gabanelli, Dandini…non per fare il culto delle personalità, ma per dare concretezza e realtà all’evento. In quel catino sovraffollato ,dove si rischiava il collasso a respirare, c’era gente preoccupata e solidale, indignata e pronta a difendere la libertà e il conto in banca e l’incolumità fisica di chi rischia l’una o l’altra o l’altra. Era giusto che parlasse Saviano e Saviano ha parlato.Ma Saviano non è un perseguitato di Berlusconi. Non credo che la manifestazione sarebbe stata “targata a sinistra”a far parlare i “segnalati”.( Travaglio è di sinistra come io sono miss universo,tra l’altro).Credo che sarebbe stata una manifestazione più precisa, più nitida. E chi deve difendersi da querele persecutorie si sarebbe sentito più forte. Non è semplice, nel nostro paese, prendersi la responsabilità di criticare, di informare davvero, di ribattere colpo su colpo, di boicottare certe derive, non è una scelta che si fa a cuor leggero. Come minimo ti fai la fama di persona rognosa, rompiballe, negativa. Severa. Da scaricare. O da controllare. O da combattere. O da evitare. la coerenza non è considerata una dote, da noi. Si passa per vecchi, ideologici, residuali. Se sei un giornale non ti danno la pubblicità, se sei un umano non ti rinnovano il contratto, ti tagliano fuori, cercano di marginalizzarti…Chi si oppone, chi lavora in un giornale che fa opposizione, chi fa satira senza troppi guanti, chi denuncia…e per questo paga dei prezzi…va un po’ festeggiato no?

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