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per chi si ostina a non leggere l’Unità

Ravera | Lavori in corso | 29 Novembre 2009 | 1,009 letture

D’accordo, avete vinto, voi che non volete comprare l’Unità nemmeno mercoledì, venerdì e domenica. Anche se è l’unico quotidiano diretto da una donna, anche se osa opporsi, quanto La Repubblica…avete vinto, vi metto qua sul sito qualche puntata di “Par Condicio”…Volete La RUSSA? Eccovelo:

par condicio

Ravera | Lavori in corso | 24 Novembre 2009 | 898 letture

Per chi non legge l’Unità ( sbagliate, è un bel giornale):questa è la mia nuova rubrica. Esce il mercoledì, il venerdì e la domenica. E’ una piccola vendetta, come leggerete. Qui di fila, nella presentazione. Ho già “commentato” Casini, Rutelli, Belpietro, Alfano, Tremonti…sono in uscita D’alema, La Russa e Maroni.
E… Ecco qua:

Buon umore dal sito, sconforto dai giornali

Ravera | Lavori in corso | 12 Novembre 2009 | 1,043 letture

Fini ( chi l’avrebbe mai detto, dati i lombi da cui proviene) vorrebbe far rispettare le forme della democrazia: la legge è uguale per tutti. Processo veloce sì, prescrizione breve no. Presto Berlusconi lo accuserà di essere un comunista.Una valanga di fango ammazza una ragazzina. Viene intonato il solito ritornello: una tragedia annunciata. E’ questo il requiem per le vittime dell’abusivismo edilizio. Il clan dei Casalesi fa eleggere il pidiellino Nicola Cosentino. Un magistrato chiede che Nicola Cosentino sia arrestato in quanto colluso col crimine organizzato.Nicola Cosentino, invece di andare a vergognarsi in un angolo, accusa il magistrato di essere affiliato alla “cosca di Gomorra”. Due offese in un colpo solo: un magistrato per bene e un bravo scrittore. Vi dispiace se smetto di sfogliare il giornale?Ero di buon umore e vorrei restarci. Ero di buon umore, mentre scaricavo, dal mio sito, l’ ennesima lettera bellissima. Tema: la manifestazione in difesa della dignità femminile. Ne sono arrivate a centinaia. Donne, ma anche ragazze. Deluse, allegre, arrabbiate. Decise a uscire dal silenzio, scrivono:“ho una figlia di 8 anni. Un giorno mi chiederà: mamma ,tu dov’eri?”. “Quando avete fatto il 68 non ero ancora neanche nei progetti dei miei genitori, non ci sto a essere etichettata come femminista, pretendere la parità è molto di più”. “Dobbiamo fare qualcosa che ci renda visibili, devono capire che esistiamo, devono fare i conti con noi”. “Non vogliamo una piazza modello‘nostalgia’ da relegare in un angolo dei telegiornali, vogliamo provare con la forza della ragione a far cambiare direzione di marcia a tutte quelle che, in vari modi,hanno contruibuito al diffondersi di quello che stiamo vivendo. Anche soltanto tollerandolo”. Il sogno è una manifestazione senza bandiere, silenziosa e minacciosa(“adesso basta!”).Un palco da cui le donne parlino. Finalmente.

Ravera | Lavori in corso | 10 Novembre 2009 | 962 letture

La violenza contro le donne non è soltanto il marito che torna a casa ubriaco e ti picchia, non è il fidanzato respinto che ti prende a coltellate, o il capufficio che si vendica perché non ti sottometti al suo desiderio. Non è soltanto lo stupratore che ti aspetta nel buio del garage e quando scendi dall’automobile ti salta addosso e si accanisce su di te. E’ anche tutto questo. Ma è, soprattutto, una costante e strisciante mancanza di rispetto. E’ lo sguardo che ti svaluta come persona nel momento stesso in cui ti valuta come merce. E’ lo sguardo che ti disprezza quando non corrispondi ai criteri fissi in base ai quali vengono sottoposte a giudizio le donne: le misure del corpo, la freschezza della pelle come se la pelle fosse un rivestimento dal quale si giudica se sei scaduta, se sei avariata.La violenza contro le donne è imporre alle donne un modello, pretendere che vi aderiscano. La violenza contro le donne è insita in una società che non ha ancora acquisito un concetto basilare, apparentemente semplice, prioritario rispetto a qualsiasi altro discorso: al mondo esistono due generi, il genere maschile e il genere femminile. Sono differenti, nel corpo e, di conseguenza, nel vissuto, nello sguardo,nel punto di vista, nell’anima. Differenti, ma equipollenti. Cioè:di uguale valore. Meritano la stessa dignità. Lo stesso rispetto. Quando la storia sarà raccontata da tutte e due le soggettività, quella femminile e quella maschile, quando il modello maschile, lo sguardo maschile, il corpo maschile non sarà più protagonista e padrone, vincente e capace di sottomettere e fagocitare ogni diversità, allora vivremo in un mondo civile. E le donne, le ragazze, le bambine, non verranno più picchiate, violentate, uccise da chi pretende di desiderarle, o addirittura di amarle.

un haiku la domenica mattina

Ravera | Lavori in corso | 8 Novembre 2009 | 920 letture

“La luce si trasforma
sotto l’urto
continuo del vento”
Ho ricominciato a scrivere sul quaderno. E questo è un haiku. 17 sillabe, tre versi. Un haiku non è nè bello nè brutto. E’. E basta. Mi sono svegliata con questo pensiero: il sito, il blog, fb, la posta elettronica, gli sms…va tutto bene. Uso tutto con piacere e avidamente. Perchè è scrittura e perchè è comunicazione. Ma perchè abbandonare il quotidiano contenitore di parole che mi porto appresso da quando avevo 13 anni? Ciò che differenzia l’evoluzione dalla dipendenza è che uno si apre al nuovo mantenendo il suo patrimonio personale di esperienza, abitudini, gusti…evolversi è aggiungere, non sostituire.O almeno sostituire soltanto quello che va sostituito. Così ho ripreso in mano il quaderno su cui non scrivevo da una quindicina di giorni e ho scritto…ho scritto anche cose che non potrei mai consegnare a un “luogo pubblico” come questo wwwecceteraecceterapuntoit…E adesso vado a correre. Prima che ricominci a piovere.

Grazie, ragazze.

Ravera | Lavori in corso | 1 Novembre 2009 | 1,265 letture

Sono stata sommersa da una marea montante di”sì”, dopo aver gridato, da questo sito e dalla televisione (”Parla con me”, giovedì 29 ottobre) un invito a manifestare in piazza, per la dignità delle donne. Un women pride, certo. Un segnale di presenza. Contro le discriminazioni sul mondo del lavoro, nella politica, nella vita quotidiana.Contro la violenza sessuale e mentale. Contro il mercato delle vacche e le sue ricadute nefaste su tutte noi.Contro il tetto di cristallo e il trionfo del maschilismo più becero… E’ bellissimo sentire una rete invisibile eppure fortissima di ragazze e donne stanche e agguerrite, offese ma pronte a replicare, a non macerarsi nel rancore, a dire “Adesso Basta”. Avrei voluto rispondere a tutte. Rispondo qui. E rispondo con una domanda: come facciamo? Martina ha lanciato un gruppo su fb. Ho girato tutte le vostre mail a Concita de Gregorio, direttora de L’Unità e a nadia urbinati, coautrice e prima firmataria della lettera pubblicata da Repubblica , appello a cui abbiamo aderito in 100 mila. Circola molto calore e un generale senso di risveglio. Ma la domanda resta. Io ho passato tutta la mia vita adulta chiusa in una stanza a scrivere romanzi. Alle manifestazioni ho sempre partecipato, quando mi sembrava giusto partecipare. E’ successo migliaia di volte che marciassi con altri per un obiettivo, contro un orrore…Ma non è mai successo che partecipassi all’organizzazione . Ripeto perciò la domanda: praticamente, come facciamo?