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Natale nero

Ravera | Lavori in corso | 24 Dicembre 2009 | 902 letture

Natale incombe su di noi. Come certi riti sopravvive alla sua funzione. Non è più celebrazione religiosa, ma conserva, ostinatamente, un’ illusione di presepe, una nostalgia di altruismo, l’abitudine coatta di scambiarsi doni. Lo strato di zucchero, negli ultimi anni, si è drasticamente assotigliato. Hanno occhi duri perfino i bambini che recitano l’infanzia nella pubblicità dei panettoni. Alla sommità della piramide sociale, volano regali ringhiosi, metaforine offensive, che inteneriscono per banalità. A te il Valium, vecchio isterico. E tu beccati il prosecco, brutto sbronzone. Più sotto, dalle parti delle classi medie, si agita un paese diviso. Da una parte i sostenitori di Berlusconi, decisi a credere ad ogni sua sceneggiata, dal martirio dell’innocente ingiustamente odiato al conclamato diritto di sottrarsi al giudizio degli uomini ( con Dio sono colleghi). Dall’altra parte i sostenitori della Carta Costituzionale, delle regole che, sole, garantiscono la qualità della vita di tutti. Sono due drappelli quasi ugualmente nutriti. Idealmente si fronteggiano , preda di sentimenti faticosi e poco produttivi come il disprezzo reciproco. Praticamente si evitano, cercano di non frequentarsi. Da una parte si regalano l’un l’altro i libri di Bruno Vespa, dall’altra quelli di Marco Travaglio. Più sotto ancora, verso la base della piramide, fra quelli che passeranno le feste non in vacanza ma in cassa integrazione, fra i precari che non avranno un nuovo contratto nell’anno nuovo, né il vecchio rinnovato, e da precari diventeranno disoccupati, senza ammortizzatori sociali a parare il colpo, come sarà il Santo Natale? Una vigilia d’ansia. Il consumismo, un ricordo lontano. Che cosa si scambieranno sotto l’albero: rassegnazione o proponimenti di battaglia? Della loro sorte, alla sommità della piramide, se ne fregano Eppure si dice sia loro, il regno dei Cieli.

Una manifestazione proprio bella

Ravera | Lavori in corso | 6 Dicembre 2009 | 942 letture

Ragazze e ragazzi: la maggioranza, finalmente. Ma perché la notizia provoca tutto questo stupore? E’ nell’ordine naturale delle cose umane che sia chi ha 20 anni a gridare più forte. Si respira urgenza di cambiare, in Piazza della Repubblica, già gremita molto prima della partenza di un corteo disordinato e vitale, come devono essere i cortei: bandiere, sciarpe, berretti e capelli viola. Che cos’è il viola? “Un superamento del rosso”. “ Il colore dell’autonomia”. “ Color protesta” . Mi rispondono liceali, universitari, ragazzi dei centri sociali. Uno mi mostra il suo cartello: “Facciamo Piazza Pulita”. E’ questa, la piazza pulita. Pulita dal peso di una politica ingabbiata nel gioco delle alleanze strategiche, dei silenzi opportunisti, degli slogan conformi al programma. Bandiere rosse ce n’è . E giovani ce ne sono anche dietro a quelle. Moltissimi. Il camion di Rifondazione Comunista manda la canzone de “ I cento passi”: i ragazzi gridano il nome di Peppino Impastato. E’ l’altro tema forte, oltre a “la fine del Mandato di Berlusconi”, che percorre la manifestazione: la lotta alla Mafia. C’è una stanchezza condivisa. Intergenerazionale. Trasversale. Siamo stanchi di giochi sporchi. Di collusioni segrete. Sono stanchi quelli che sono nati quando hanno ammazzato Falcone e Borsellino, siamo stanchi noi, che siamo nati lottando per un mondo migliore e stiamo invecchiando in un mondo peggiorato. Cartelli: “Apicella sona… e Spatuzza ha cantato”. “Incensurato? No, prescritto”. Un ragazzo coi capelli rasta si arrampica rapido come un gatto su un lampione alto sei metri, un gancio in una mano, un rotolo di stoffa sotto il braccio, arrivato in cima lo srotola. Arriva fino a terra, la scritta: “Il popò della libertà: la prescrizione non cancella l’odore”. Un camion porta in giro bambole di gomma a grandezza Velina. Un gruppo confluisce da una via laterale. Gli autoconvocati del web applaudono: “Sono quelli del pd, a titolo personale”. Gente del partito democratico ce n’è parecchia. Come sono in parecchi quelli dell’ Idv. Ma quelli hanno bandiere e gazebo, guardano e si fanno guardare, questi guardano soltanto. Per una volta non fa male. “Unitevi”, supplica don Gallo dal palco, “cessate ogni collaborazione con la compagnia di ventura”. Uno striscione: “Noi abbiamo le mani pulite. E voi?”. Il blogger Alessandro, dal palco, dice una cosa semplice e fondamentale. Dice che Berlusconi è un uomo del passato, uno che crede di poter soffocare la critica e l’informazione, di poter distorcere e bloccare la formazione , usando uno strumento del secolo scorso: la televisione. La piazza di ieri straripava di gente che la televisione la accende sempre meno, che si informa e si diverte e si forma sulla rete. E’ di questa gente, che deve aver paura. Non è gente in vendita. Non è gente che si può far fessa.E’ bello sentirsi parte di quella gente. Fra tanti giovani vestiti da giovani mi colpisce una pelliccia di visone selvaggio. Mi avvicino pensando ad una signora alla sua prima manifestazione. Avvisarla che ha sbagliato look? Si volta. E’ una ragazza, la faccia dipinta di viola. “L’ho fatto apposta: così domani non diranno che siamo dei poveracci”.

Come volevasi dimostrare

Ravera | Lavori in corso | 4 Dicembre 2009 | 1,019 letture

Dunque, la rubrichetta scherzosa detta “Par Condicio”, ha provocato il furore di uno degli uomini sottoposti, in deroga all’ingiustizia di genere, allo stesso trattamento a cui noi, femmine della specie, veniamo sottoposte dall’adolescenza all’ospizio.Si tratta del Ministro Brunetta, a cui vanno le mie sentite scuse.
E la risposta che merita (Unità,4 dicembre 2009). Di tutti i “commentati” in base alle variabili di avvenenza e età, è stato lui, l’unico a dolersene. Gli altri hanno taciuto ( bravi!), forse empatizzando finalmente con le donne( più bravi ancora). Uno ha reagito mandandomi un mazzo di fiori, con un bigliettino spiritoso. Che cosa avevo scritto di lui? Ve lo stampo qui sotto:

Dieci buoni motivi per partecipare al No B. day

Lidia Ravera | Articoli | 3 Dicembre 2009 | 867 letture

1) Perché Silvio Berlusconi è convinto di essere stato eletto dal popolo italiano. E non è vero. Siamo italiani anche noi.

2) Perché Silvio Berlusconi è convinto di essere amato dal popolo italiano. E non è vero. Siamo italiani anche noi.

3) Perché Silvio Berlusconi è convinto di poter usare il suo potere politico per sottrarsi alla legge. E non è vero. Noi non glielo permetteremo.