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Viva Vendola

Ravera | Lavori in corso | 27 Gennaio 2010 | 707 letture

Nel deserto che caratterizza il panorama della democrazia in questo Paese, la vittoria, chiara e assoluta, di Nichi Vendola alle Primarie del centrosinistra in Puglia, assume, inevitabilmente, le gentili sembianze d’un oasi. Il suo sorriso franco, il suo linguaggio chiaro, la sua onestà ( aver rimandato al mittente il tentativo di assimilarlo a chi spinge incompetenti in cambio favori l’ha rafforzato ulteriorimente), la sua voglia di far bene, hanno portato alle urne i cittadini e la volontà dei cittadini , sbaragliando le ragioni della politica come scienza delle alleanze, ha vinto . Se lo tengano per detto i dirigenti più presuntuosi, quelli che volentieri usano, ma inconsciamente disprezzano, il popolo che li vota. Le Primarie sono come la polvere da sparo, una volta inventate non possono essere messe in soffitta perché, a questo giro, si riterrebbe meno pericoloso tornare alla clava. I cittadini sanno che possono disordinare le carte. E lo fanno. Per esempio: Massimo D’alema, col beneplacito di Bersani e Franceschini, desidera spasmodicamente una relazione stretta e affettuosa con l’Udc. Probabilmente alcuni, nel partito, la gradiscono questa love story, ma non tutti: forse soltanto chi è capace di dimenticare Cuffaro, di non sentire il cattivo odore di tanti anni di malversazioni in poche stanze chiuse, di digerire una tenuta di strada incoerente ( si va con la destra , si va con la sinistra, pur di entrare a Palazzo). D’alema se ne frega che una componente del suo partito non nutra, per l’Udc, la sua stessa passione , procede con gli accordi al vertice e spinge, come governatore della Puglia, un candidato Udc/compatibile. Gli elettori sparano una raffica di voti contrari al patto proposto, e il candidato Udc/compatibile viene impallinato. Non voglio nemmeno pensare che si verifichi l’ipotesi ventilata da Curzio Maltese, cioè che Nichi Vendola venga, a sua volta, impallinato, dopo la vittoria, per dimostrare la superiorità delle sconfitte strategie dalemiane . Il “fuoco amico” causerebbe, in questo caso, il suicidio di tutto l’Esercito. Non soltanto un “vulnus” insanabile al drappello di quelli che si ostinano, per eventuali alleanze, a guardare verso sinistra piuttosto che verso destra. Finora le Primarie ci hanno salvati. Con buona pace di Francesco Piccolo che, su questo giornale, le ha definite “una trovata populistica” da fare “ quando i partiti non sanno decidere”. Le Primarie si fanno perché non siano sempre i partiti, a decidere. Si chiama democrazia diretta, e la democrazia diretta non è “populismo”. Come non è “qualunquismo” la sfiducia nei Partiti, quando i Partiti, questa sfiducia, se la meritano.

L’ideologia dell’età

Ravera | Lavori in corso | 21 Gennaio 2010 | 522 letture

Fa una bella trasmissione culturale su Radio tre, Nicola La Gioia. Legge le terze pagine dei giornali. In onda dalle nove alle nove e mezza del mattino, mi sta giusta. Fra la doccia e il caffè. Così la ascolto sempre. Sta mattina leggeva e commentava un articolo di Tiziano Scarpa, in cui , detto scrittore, lamentava la scarsa presenza dei “giovani” autori nel dibattito culturale e politico, intendendo per “giovani” coloro i quali hanno meno di 50 anni. Li per lì ho sorriso pensando a come si ritocca, negli anni, il concetto di giovinezza cercando sempre di includere sè stessi ( sia La gioia che Scarpa sono dei quarantenni, Scarpa credo anche “avanzato”)-Ogni 10 anni se ne aggiungono dieci. Peccato, ho pensato, che io mi trovi sempre al di là del limite. Quando avevo 40 anni, infatti, già mi sentivo decrepita, si era giovani fino a 39.Quando ho esordito ne avevo 25, per un po’ sono stata l’unico scrittore pubblicato nato dopo il 1950…non c’erano dubbi, allora…Ho continuato ad ascoltare: Scarpa citava i pochi under 50 ospitati sui giornali. Parrella, Ammaniti,Scurati e così via. ..”ragazzi” dotati, sono d’accordo ( li ho premiati tutti e tre, in tre anni diversi, quando mi occupavo del premio Chianciano under 35), ma dei quali non si può proprio dire che non siano riconosciuti, coccolati, premiati, recensiti, chiosati e commentati.Ho incominciato a provare un leggero disagio. E’ un problema personale? mi sono subito chiesta con la consueta ruvida onestà. E’ il naturale fastidio che prova un professionista di cui viene proposto il pensionamento per sorpassati limiti d’età? Anche, certo. Non sono ancora rincoglionita al punto da sentirmi in dovere di dimettermi dalle pagine dei giornali… Problema personale…Anche, certo. Ma non solo. C’è un fastidio più oggettivo, meno autoreferenziale: è il connotato ideologico del discorso di Scarpa, così come l’ho inteso. Fuori dalle palle i cinquantenni . Largo ai giovani. Largo ai giovani anche se non hanno niente da dire( non è il caso dei nomi più sopra citati, chiarisco)? Fuori i vecchi anche se, avendo vissuto intensamente 3/4 decenni di storia patria, possono fornire utili elementi alla comprensione di questo Paese? Finchè la malattia non l’ha ammutolito Beniamino Placido ha scritto alcune fra le riflessioni più sorprendenti e interessanti che ho letto sui giornali nel corso della mia vita. Gli è stato riconosciuto post mortem. Forse, passati i 50 anni, per essere “riconosciuti” bisogna morire. Allora sì che ti santificano.Quanto ai “giovani”: parlino, scrivano. Saranno giudicati sulla qualità di quello che dicono. In fondo Scarpa ha ragione: che venga loro dato spazio.
Ma non ricadiamo nello stesso piccolo razzismo del sessantotto: la “gioventù”, anche se ritoccata fino a includere i quarantonovenni, non è “ontologicamente” pura.