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viva le regole del popolo viola!

Ravera | Lavori in corso | 28 Febbraio 2010 | 525 letture

La piazza non rigurgita popolo, lo contiene. Non si muore soffocati, ma il numero c’è. Rispetto al NoBday le facce giovani non sono più la maggioranza. C’è una persistenza del grigio che non sta male con il viola (cromaticamente), e che segnala gli irriducibili della democrazia: quelli che non mollano mai. Di personaggi politici ce n’è pochi, nonostante le adesioni . Ma appena ne arriva uno, te ne accorgi perché lì corrono i fotografi, le telecamere, i microfoni. “C’è la Bonino con Pannella!”, la notizia provoca una vertigine mediatica. La strana coppia (lei emaciata, lui col codino, ancora più massiccio per il confronto) è circondata da una evidente simpatia. Quando lei beve un bicchiere d’acqua serpeggia il sollievo. La pratica non-violenta di non bere e non mangiare per chiedere legalità piace al Popolo Viola. Un popolo fluttuante, difficile da etichettare,eppure rigido nel suo rapporto con “i politici”, come è rigida, infatti, la gestione del palco. Perfino io, invitata a commentare l’articolo 3 della Costituzione, sono stata, due giorni dopo, cancellata.Motivo: avevo accettato, nel frattempo, una candidatura. Naturalmente nella Lista Civica “Cittadini/e per Emma Bonino”, fuori, cioè, da qualsiasi partito o schieramento organizzato, insieme ad altri 35 esponenti della Società Civile. Però, per un mese, lavorerò a sostenere la candidata del centrosinistra . Lì per lì, lo confesso, ci sono rimasta male, ad essere infilata in una categoria cui non sono mai appartenuta e mai apparterrò (diventassi anche Consigliere, sarei una che lavora al governo regionale, non certo catapultata sul posto da qualche appartenenza politica). Poi ho pensato: è un buon segno, questa esclusione senza deroghe. E’ troppo vorace il ceto politico, soprattutto da quando perde consensi . Chi si mobilita per difendere la legalità in un Paese massacrato dai comportamenti criminosi della sua Classe Dirigente, deve conservare, a tutti i costi, la sua innocenza. Deve fare della generosità, dell’assenza di secondi fini e di rendite personali, forma e contenuto del suo discorso. Deve offrire ai cittadini stanchi di egoismo e di malaffare uno specchio in cui riflettere la propria tristezza, la propria paura,la propria voglia di reagire, la propria dignità. Resta il fatto che non è facile, far parte di quella nebulosa inafferrabile detta Società Civile. Decidi di dare una mano per salvare il Lazio dalla banda Storace-Polverini (“ Frangetta Nera”) e ti ritrovi nella Casta. Non sei più Viola? Qual’ è il comportamento virtuoso ? Stare sempre “fuori”? The answer, my friend,is blowing in the wind…

Una lunga marcia

Ravera | Lavori in corso | 26 Febbraio 2010 | 594 letture

Dunque le cose sono andate così: ho accettato la candidatura. Il primo gesto è stato andare nella sede della Lista civica per Emma Bonino e firmare e farmi firmare e farmi timbrare. Questa sede è, credo, l’ufficio dell’animatore di questa lista, l’ex direttore di banca, e consigliere regionale. Insomma, il tipo che mi ha contattata. Come in tutte le sedi politiche ci sono delle ragazze e dei ragazzi incollati agli schermi dei computer e altri che girano per le stanze con dei fogli in mano. Tutti un po’ trafelati, come pressati da una scadenza. Così mi reprimo la curiosità. Non faccio domande. Accetto qualche sgradito omaggio alla mia diversità(tipo darmi del lei) di buon grado. Diversa lo sono, come negarlo, e anche “signora”, per chi non mi conosce. E, da brava, mi levo dai piedi alla velocità del fulmine. Dalla Sede Politica vado direttamente alla Casa Editrice.Laterza, dove discuto titolo e collana del mio prossimo libro ( ” Il tempo rallentato” sottotitolo: Elogio dell’isola di Stromboli). A casa, mi metto a scrivere il testo per quello che, lo scopro adesso, viene chiamato flyer, che non è il nickname di una farfalla, ma una sorta di pieghevole pubblicitario. Devo auto presentarmi, spiegarmi, raccontarmi. Dire quello che voglio fare e perchè voglio Emma Bonino alla regione Lazio.
Mi si affollano in testa troppe parole. Le disciplino nel poco spazio.
E capisco perchè ho accettato: ho paura di come le cose stanno precipitando nel nostro Paese. Ho bisogno che persone come Emma Bonino vadano a coprire posti di responsabilità. Che le donne ( quelle brave, quelle che hanno sempre lavorato bene e sono tante) prendano il sopravvento.Che gli uomini migliori,i più serii i più intelligenti, si impegnino in prima persona. Mi immagino una lunga marcia nelle istituzioni, nei partiti, nelle camere, nei consigli d’amministrazione, nei consigli provinciali e comunali e regionali…un esercito di diverse e di diversi che, piano piano, senza spargimento di sangue, scansa chi ha sporcato, rovinato, reso odioso e inservibile lo strumento della politica. Penso che sia venuto il momento di fare qualche sacrificio. Anche per me.

Riprendersi la politica?

Ravera | Lavori in corso | 25 Febbraio 2010 | 487 letture

Viene un tipo, un direttore di banca, molto preciso, molto deciso, perfino sincero. Mi chiede: vuoi candidarti con la lista civica per Emma Bonino? Naturalmente dico di no. Cioè: per Emma Bonino mi butterei nel fuoco, ma candidarmi a che? Il mio mestiere è un altro. Dice: guarda che un altro mestiere si può sempre imparare. Certo certo, dico, e lo saluto. Non vuole bere neanche un caffè. Qualche giorno dopo vado al teatro Sala Umberto, dove Emma incontra le donne. C’è un buon clima. Facce diverse, provenienze diverse, un bel video(ironico, che in politica ironia ce n’è così poca). Parole non troppe. Zero linguaggio pietrificato. Parlano una ragazza precaria, la madre di un handicappato, Franca Valeri ( che si impegna soltanto se vale veramente la pena), Dacia Maraini, la regista di un bel documentario sul corpo delle donne… E, con mio grande stupore: tutte parlano poco ( anch’io), nessuna sbrodola, nessuna si impadronisce del microfono per motivi personali. E poi, alla fine, parla lei. Lei Emma. Quarantacinque chili di donna. Energia allo stato puro. Prendo appunti , come faccio sempre : isolando frasi che mi piacciono. Eccone alcune: “Abbiamo leggi svedesi, ma le applichiamo in modo levantino” “Bisogna sapersi contaminare, non fare politica con il retrovisore, solo così si può governare un mondo complesso”. E’ vero, contamindandosi. “Sorellanza fra le donne io ne ho vista poca” (applausi addolorati). “Noi non vogliamo difendere i diritti delle nostre amiche, noi vogliamo difendere i diritti…anche i diritti degli avversari” “Mi hanno sempre appiccicato lo stereotipo della mangiafamiglie. Ma la famiglia è un nucelo affettivo che si coagula come può. Io ne ho un sacco di famiglie” (appalusi liberatori).” “Solo l’11% delle donne ha diritto agli asili nido” “Io non mi sento sminuita quando imparo dagli altri” “Voglio una sanità trasparente: sarà difficile” . “Un infermiere di quartiere, il medico di base anche il sabato e la domenica.” “Io non sporcherò la città con la mia faccia, mettetela voi alla finestra di casa vostra:è una assunzione di responsabilità. Cose così. Sento, improvvisamente, sciogliersi qualcosa. Un grumo di ghiaccio. E se davvero, per una volta ancora, riuscissi a crederci, che si può fare qualcosa, che la politica è lavorare per il bene comune, organizzare sollievo, fare cose? Decido, lì, mentre batto le mani, che mi metterò d’impegno. E’ un modo di reagire attivo, al degrado della politica.Forse non mi basta più, fare il “grillo scrivente”. …

Sgarberie

Ravera | Lavori in corso | 22 Febbraio 2010 | 484 letture

Se Vittorio Sgarbi fosse una donna, sarebbe certamente una bella donna, ma, data l’età, 58 anni, sarebbe fuori anche dai tempi supplementari concessi alle più siliconate.
Un rigoglioso ciuffo di capelli non riuscirebbe certo a compensare il leggero implacabile smottamento della parte inferiore del viso e l’incontinenza psicomotoria ridurrebbe di molto il possibile accesso a quell’eleganza che, oltre i 50, è d’obbligo. Le sue doti umane, vanità arroganza egocentrismo aggressività e fatuità,concesse e talvolta incoraggiate nel maschio, le sarebbero fatali. A poco le servirebbe esibire, fedele alla lettera del suo cognome,la cattiva educazione come se fosse anticonformismo, coraggio o, addirittura, personalità.Si ritroverebbe sola. Oppure costretta a pagarsi un giovanotto di scorta, categoria che, per ora, non è ancora corteggiata dai mezzi di comunicazione di massa.

le mie telefonate sono abbastanza belle

Ravera | Lavori in corso | 20 Febbraio 2010 | 439 letture

“Io domani faccio l’incontro importante…” “Questo professore ha una serie di contatti” “…quindi è uno che monta operazioni” “scusa se ti scoccio…tu come stai messo?” “…un altro po’ e si buttava a terra”.Sono frasi estratte dal mucchio dei verbali delle intercettazioni telefoniche.Frammenti di non-pensiero. A leggerli di fila, senza badare al fitto tessuto di illegalità cui rimandano, colpiscono come un referto clinico: la malattia è la povertà linguistica . Eziologia: la miseria della relazione. Fra questi maschi adulti, ben piazzati a capo di questo e di quello, corre soltanto l’effimero contatto della complicità. Finchè dura, finchè serve. Io porto le donne, tu paghi il vino. Io ti presento il padrone, tu metti i soldi.E’ deprimente. Per “par condicio” propongo di mettere sotto controllo il telefono di un tot di cittadini intelligenti e colti, che conversano per simpatia o seduzione. Non a scopo di lucro. Chi si candida? Diamo una speranza a noi stessi e a chi ci guarda da fuori: non tutti gli Italiani fanno schifo. Intercettateci, ve ne accorgerete!

Stupidi di tutto il mondo, uniamoci!

Ravera | Lavori in corso | 18 Febbraio 2010 | 572 letture

Scandali, patti segreti, scambi di favori. Grandi appalti e mazzette milionarie. Piccoli servizi e piccoli risparmi: una brasiliana “ a gratis”, una camera in albergo a Milano. I soliti nepotismi: una consulenza, un posticino fisso, una vacanzina pagata. Al figlio, al cognato, al fratello dell’amante. E’ l’edificante sottofondo quotidiano delle nostre giornate. Che effetto ci fa? Noia o nausea? La ripetizione stinge la rabbia o la incrementa? Il giudizio morale si stempera nell’abitudine?
Mio padre mi faceva infuriare quando diceva: l’uomo è una bestia, vede soltanto i suoi interessi. Ama solo i suoi figli. Quelli che sono onesti è perché non traggono nessun vantaggio dal non esserlo. E quella era l’Italia democristiana, dove la corruzione non era così estesa e i vizi privati erano coperti da una spessa coltre di ipocrisia. I potenti spesso mantenevano un’ amante. Magari la stessa per anni. I soldi li prendevano per il Partito e il Partito garantiva i loro stipendi . Negli anni novanta, i vizi privati incominciavano ad essere esibiti ( un uomo che non si compra le donne è un non-potente) ma il pubblico vizio di intascar mazzette doveva essere giustificato dai costi della politica. Oggi non è più necessario. Lo scambio di danaro trionfa nel pubblico e nel privato. E’ l’unica lingua che tutti capiscono e parlano fluenti, anche se non sanno più né leggere né scrivere, anche se hanno smarrito ogni altro codice condiviso, fosse pure quello delle parole per raccontare la realtà, le emozioni, le idee. E’ una società orfana di padri severi, condannata a non credere e a non fidarsi, ma premiata dall’unico vantaggio del malcostume altrui: l’assoluzione per sé stessi. “ Signo’, fa 30 euro, ma se vuole la fattura so’60”. “Io la fattura la voglio” “Che… la può scarica’?” “No.” “Ma allora, mi scusi, è da stupidi”. Stupidi di tutto il mondo unitevi, siete la nostra ultima speranza!