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Verso la fine dell’estate…

Ravera | Lavori in corso | 30 Agosto 2010 | 1,640 letture

Il mare, dopo giorni di magnifica bonaccia, è ingrossato all’improvviso. Onda lunga, risacca potente. Il vento batteva il terrazzo. Il sole impavesato di una luce obliqua, illuminava più che scaldare. Eravamo tutti lì, a tavola. Davanti una trina di spruzzi, perchè il terrazzo si stende fra due scogli forti, di quelli che spaccano i flutti e li lanciano verso il cielo frantumati. Si parlava bene. Di politica. Con preoccupazione e consapevolezza, senza quel birignao da neo-cinismo , senza godersi il dilagare dello sputtanamento collettivo come uno sgravio di responsabilità personali. C’erano Nando dalla Chiesa e sua moglie Emilia, Diana che è psicoanalista e il suo compagno economista, Mimmo che fa lo sceneggiatore… tutti d’età compresa fra le fine dei cinquanta e la sessantina. Poi c’erano Nicola e la sua compagna Sara (lui è mio figlio, Sara è figlia di Diana), 31 anni e 29.
Non c’era nessuna contrapposizione fra noi, i più vecchi, e loro. La stessa preoccupazione. Lo stesso accorato dispiacere. Dovete farvene carico voi, di rovesciare questa classe dirigente. E’ compito dei figli, il parricidio rituale che manda avanti la ruota della storia. Non so se l’abbiamo detto o soltanto pensato (noi due madri, discrete come le madri), ma a un certo punto Nicola ha detto: “Se Vendola vince le primarie, se le primarie non saranno disattese allora sì, la smettiamo di stare in finestra. Faremo quello che va fatto”. Lui e molti altri della sua generazione, nati che finivano i dolorosi- focosi anni settanta, cresciuti nei cartoni animati giapponesi degli ottanta, usciti dall’infanzia col brutto spettacolo della prima grande crisi morale (mani pulite), giovani nel grande disordine mondiale, nella caduta dei muri e delle ideologie, giovani adulti nel ristagno, nella palude, nella povertà di speranze, di futuro…Chissà se ce la fanno….

Tutte le tette dell’imperatore

Ravera | Lavori in corso | 23 Agosto 2010 | 4,674 letture

Eccelse, le tette di Marina Berlusconi. Parrebbero (ma certamente non sono) boccioli di silicone perfettissimi. E quel pancino piatto, quasi incavato? Un successo della laboriosità addominale. Per non parlare dei glutei: autentici cuscinetti naturali, benedetti da un rapporto adipe/muscolo da maratoneta. Mi ha commossa vedere la fotografia della giovane donna ( giovane come i giovani che si portano adesso: sopra i 40, ai miei tempi, eravamo già passatelle), primogenita dell’Imperatore, nell’intimità. Quegli scatti rubati dopo ore di posa sono un gesto di generosità verso i sudditi. Hanno voluto disturbarsi per noi, i Berlusconi, ed esporre le loro carni al popolo sovrano. E’ così che si sottopone a giudizio una famiglia imperiale (il popolo sarà sovrano, ma l’imperatore vale di più): guardate quanto siamo belli. Marina si è immolata per incarnare, eroicamente, l’ideale femminile unico che le consente un accesso all’Edipo: la superf… di papà, bionda ‘gnuda e veliniforme. E’ così che si portano le figlie. E i nipotini? tutti sulle ginocchia del premier, a consentirgli di recitare l’unica parte da vecchio per lui tollerabile: nonno di qualcosa di biondo.
E’ stato bello poter godere di tanti reperti fotografici della Vacanza Invidiabile per eccellenza, senza dover subire lo stupore imbarazzato dell’edicolante, comprando “Chi”, l’unica droga pesante che si può spacciare senza finire in galera. E’ stato sufficiente, come d’abitudine, acquistare la Repubblica. E ce la siamo goduta anche noi, la parata di corpi sacri. Abbiamo potuto leggere frammenti di prosa sublime: Marina, ben pettinata, con il suo piccolo chignon sulla nuca, è stata definita ”selvaggia bellezza”, cantata come “Galatea, la più bella delle Nereidi” (e chi sono, si chiede il consumatore abituale della droga tabloid , in che trasmissione ballano?). Abbiamo avuto informazioni democratiche: nonno e nipotino hanno consumato due coni alla fragola e non una coppetta d’oro zecchino, un passatempo che non esclude nemmeno la vasta comunità dei consumatori abituali del settimanale “Chi”. Per quanto riguarda noi, noi che leggiamo la stampa quotidiana, devo dire che è stato bello, riposarsi dal piombo deprimente delle notizie, contemporaneamente fatue e drammatiche , che hanno segnato questa estate da dimenticare. E’ stato bello poter guardare anche noi le figure. Noi non – lettori di rotocalchi sulle Vite dei Ricchi&Famosi. E’ stato bello sapere che l’imperatore è “in splendida forma e di ottimo umore”. Bello e rassicurante: ci sentiremo tutti molto meno in colpa, quando, a ottobre, esprimeremo in piazza la nostra meditata decisione, la nostra robusta volontà, la nostra missione possibile: levarcelo di torno. Restituirlo alle gioie della sua magnifica famiglia. Ai gelati dei nipotini, alle tette delle figlie.

Lacerazioni invisibili

Ravera | Lavori in corso | 14 Agosto 2010 | 1,753 letture

Una birra, due birre, tre birre…stonarsi. La musica ritma forte. Il nulla. Niente da pensare. Uhmf, uhmf, uhmf…Fianchi, gambe, braccia. Muoverli. Prima ci facevi caso. Ad essere invitante. Il tuo corpo, questo tabernacolo del tuo Dio,del tuo Io . Ballare. I ragazzi si avvicinano come le api al miele. Ronzano attorno a te. Ballando.
Ce n’è uno… Ti sintonizzi facile. Non vedi neanche com’è. Braccia, gambe, fianchi, tutti vicini, tutti a ondeggiare sulla stessa base ritmica. Potente, ipnotica.
Ti ritrovi che lo stai baciando.
Bocca, lingua, mani. Ti ritrovi nel bagno chimico. Angusto. E’ un barcone sul Tevere, no? Non l’avevi davvero deciso, ma va bene lo stesso. Si fa. Quattro birre cinque birre sei birre…Poi c’è l’altro. Ma questo chi è? Non vorresti, ma ormai sei quella che ci sta. Braccia, gambe, coscie. Ti devi aprire. Ti apri. Non sarai mica una di quelle che “fanno storie”? Cedi, è meno complicato. Non vorresti, non così. C’è odore di disinfettante e di umori umani. Sei contro un muro, sei in terra. Poi tutto è finito e ti siedi in un angolo buio, il frastuono ti protegge. Ti metti a piangere, non ti sei divertita. Non li rivedrai mai più quei due che si sono introdotti dentro di te, svelti, spicci, senza parole.
Come la devi rubricare l’esperienza? Incidente sul luogo del divertimento? Errore tattico? Violenza sessuale? Mancanza di riguardo per te stessa?
Denunci il fatto, dici che sei stata violata. Il riscontro obbiettivo è contro di te: non ci sono lacerazioni. Cioè: le lacerazioni sono invisibili. Che cosa si è lacerato dentro di te, dentro di noi…
Perchè è successo a tutte, sai?. Prima o poi. Prima e poi.
E’ successo a tutte di aver dovuto arrivare un punto più in là, con uno, con due, di essere state forzate, usate, illuse e deluse.
Quando si fa in due il sesso è bellissimo. Piacere, intimità, condivisione. Ma non è sempre così, ormai. Non è così molto spesso. Sempre più spesso. La “liberazione” la stanno usando male, la stanno stravolgendo. Sempre più spesso non si è “in due”. Con gli stessi diritti, la stessa dignità. Tenerezza e sensualità.
Piacere reciproco.
C’è il grande “lui” e la piccola “lei”. La lei-cosa, lei- bambolina, lei-scarico. Si fa tutto nei bagni. Dove si va a liberarsi di umori eccedenti. E’ triste. Tutto qui. Non ho voglia di pontificare, di teorizzare. Una ragazza dice no, una moglie si stanca del matrimonio, una che chattava con te non ha voglia di frequentarti di persona…e parte la violenza. Non quella “sessuale”, quella mortale. Botte, coltellate. E intanto, dai muri delle città e dei paesi,continuano a sorridere procaci e grintose quelle che “puoi montare senza pagare”, quelle che devono “scatenare la bestia che è in te”, quelle che “te la danno”, quelle che “te le fai”…Non è nostaglia , no, non voglio la calzamgalia e il collettino abbottonato, la verginità e l’ipocrisia…però pulire i muri sì, far pulizia, sgombrare l’immaginario collettivo da tutti quei pezzi di carne…

Agosto è il mese più crudele

Ravera | Lavori in corso | 7 Agosto 2010 | 1,525 letture

E’ Agosto il mese più crudele, non aprile. E’ un mese di sospensione della vita reale. Tutti, contemporaneamente, chiudono per ferie. Tocca star bene, non essere troppo piccoli né troppo vecchi, perché i piccoli e i vecchi hanno bisogno . Il bisogno è bandito, ad agosto. Il desiderio, invece, obbligatorio. Agosto è dedicato alla soddisfazione delle voglie, alla celebrazione del vuoto, all’assenza transitoria delle responsabilità in cui, negli altri undici mesi, viviamo assuefatti e rassegnati. Si aprono voragini d’ozio, sull’orlo delle quali è normale sostare smarriti, attratti e spaventati dall’idea del riposo. Alcuni reagiscono partendo per viaggi estenuanti in Paesi Lontani, dove faticheranno più che in ufficio. Altri affrontano serenamente il rischio del tempo libero, magari sistemati nel contesto gradevole di qualche residuale scampolo di natura, contaminata ma non troppo. I più avveduti si avventano su qualche Isola protetta dal mobile confine del mare e, eccezionalmente, da un piano regolatore che impedisce di cementificare spiagge e scogli. E’ il caso della mia adorata Stromboli, che infatti si sta affollando, ma regge bene l’urto, con le sue casette bianche, lisce come ciotoli lavorati dalla risacca e piccole. Anche qui, tuttavia, quest’anno, nonostante il formidabile conforto della bellezza, e la presenza rassicurante del Presidente della Repubblica (amatissimo da tutti), il vuoto d’agosto, è attraversato da refoli d’ansia: la bottega della politica ha chiuso i battenti nel bel mezzo di una crisi dagli esiti non scontati. A cena, in spiaggia, è tutto un mormorio interrogativo: elezioni anticipate? Governo di transito? Ma vuoi vedere che Rutelli/Fini/Casini spostandosi da dov’erano e mettendosi insieme riescono a farsi passare per “volti nuovi”? E la sinistra almeno un lifting riesce a farselo? Le domande stagnano sotto il sole. Le risposte sono rimandate a settembre.