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Lolite vecchie

Ravera | Lavori in corso | 30 Gennaio 2011 | 3,766 letture

A guardarle, ampiamente fotografate sui giornali, le ragazze che sollazzano il sultano nelle segrete del castello di Arcore, sono proprio impressionanti. Non la prima volta, o la seconda che le guardi, non guardate una per volta, ma dopo giorni e giorni che le guardi, e tutte insieme, mentre illustrano, con i loro decolleté, gli eventi . Ci sono le montenegrine, le napoletane, le brasiliane, le egiziane, le dominicane, le romane, le milanesi, le oriunde, pelli chiare, pelli ambrate, pelli scure…ma una caratteristica ce l’hanno in comune, tutte quante: non hanno giovinezza nello sguardo. Hanno occhi duri, stanchi e rapaci. Sono lottatrici, aggressive, toste. Hanno bellezze di tipo professionale, si muovono consapevoli, in ogni momento, della “fortuna su cui sono sedute”. E’ come se avessero sempre davanti uno specchio. E’ come se fossero sempre in posa. Al telefono, troppo stupide per prevedere l’inevitabile intercettazione, parlano l’una con l’altra come commilitone, l’esercito delle “belle”in servizio permanente effettivo, si scambiano previsioni e strategie, confrontano successi e preoccupazioni. Quello che manca completamente, a tutte, anche alle minorenni, è l’appeal della “Lolita” quella “grazia arcana, il fascino elusivo, mutevole, insidioso e straziante” legato al fatto di essere “ignare del proprio fantastico potere”. Sono parole di Vladimir Nabokov, che “di questa apparizione letteraria, poi trasfusa al cinema e nella società , è il dotto inventore”, come scrive Sandra Petrignani, in un bellissimo articolo-saggio apparso su “Il foglio”, una sorta di fenomenologia della ninfetta. No, non sono ninfette, le veline, meteorine ed escortine che investono le loro grazie per sistemarsi e sistemare la famiglia. Amministrano come ragionieri la partita doppia delle loro danze, spogliarelli, toccatine, scopatine. Non c’è niente di “effimero” nella loro bellezza truccata, ritoccata e offerta all’utilizzatore finale. Hanno 17 anni, 22, 25 , ma faranno di tutto per prolungare la loro carriera di addette alla soddisfazione delle voglie dei potenti. Con l’ausilio della chirurgia plastica potranno esercitare fino a 50 anni. A 60, a 70. Avranno sempre lo stesso sguardo. In fondo, sono già vecchie.

Povero Gad, poveri noi…

Ravera | Lavori in corso | 26 Gennaio 2011 | 2,864 letture

Ascoltando la voce stridula, alterata, del Presidente del Consiglio, irrompere nella quieta, ragionevole, a tratti perfino elegante trasmissione condotta da Gad Lerner, ho provato un senso di pena. Per quell’uomo anziano che ha perso, posto che l’abbia mai posseduto, definitivamente il senso della misura. Per quell’intellettuale maturo, composto, colto, che ha cercato di arginare la smisurata violenza dell’intromissione, senza venir meno al suo stile (pacato, ironico, educato) e non ci è riuscito . E infine per tutti noi, cittadini telespettatori, lettori di giornali e di libri, portatori sani del diritto di voto. Noi. Gli italiani di cui tanto cianciano i nostri cosiddetti “rappresentanti”. Ho provato un senso di pena per la fatuità in cui viviamo immersi da mesi ( anni?), per l’ininterrotto spettacolo delle contrapposizioni , per la debordante retorica, per l’insipienza, per la bassezza quasi barbarica dei contenuti, sia manifesti che inconsci, per la mancanza di serietà,di umorismo, di profondità, per la povertà delle parole, delle intenzioni, dei messaggi. Io vado raramente ospite nelle trasmissioni della sera( non sono abbastanza folcloristica, né ornamentale, né funzionale), la guardo anche raramente ( La7 e Rai3, ogni tanto. Blob quasi sempre. Continuo a trovarlo illuminante e divertente. Inoltre mi conferma che faccio bene a consumare con giudizio il veleno tele-visivo), ma mi sono chiesta e mi chiedo e vi chiedo: per quanto tempo ancora staremo lì, incollati al video, ad assistere alla cerimonia del reciproco scannamento? Quante informazioni utili , quante riflessioni stimolanti passano da chi sta in studio a parlare, a noi che stiamo a casa a guardare? Quante volte qualcuno ci sorprende o ci fa capire qualcosa che non avevano capito? E, d’altro canto, quanto ci lavora dentro e ci condizione il modello di aggressività continua che delibiamo 5 sere su 7? Non avete notato che tutti sono diventati più litigiosi? In fila allo sportello della banca, in macchina, per strada…partono subito gli insulti…tutti si guardano storto… tanto che se uno, una volta, ti sorride, non credi ai tuoi occhi e ti si illumina la giornata ( mi è capitato, con un giovane carabiniere, a cui denunciavo d’aver smarrito la patente)…Non sarebbe ora di sottrarci al tormento del talk-show? Per prevenzione , per preservarci, prima che sia troppo tardi…

quarantanove martiri della storia d’Italia

Ravera | Lavori in corso | 11 Gennaio 2011 | 1,456 letture

Dunque, è uscito questo libretto. Si intitola: “Guida a 49 martiri della storia d’Italia”. L’ha pubblicato una casa editrice fragile fragile, difficile da scoprire in libreria, ma interessante, che si chiama “Giudizio Universale”. L’idea è venuto all’editore, Remo Bassetti, uno che fa un altro mestiere e edita per passione (masochista). Ha detto: I 150 anni dell’Unità d’Italia arrivano in una fase bruttina dal punto di vista civico. Gli italiani faticano a trovare un senso d’appartenenza condiviso. Nessuno sembra aver davvero voglia di festeggiarla, l’Unità d’Italia. E allora perchè non ci guardiamo indietro e non raccontiamo questi 150 anni attraverso figure con cui ci venga voglia di identificarci? ce li abbiamo degli eroi, no? Beh, eroi non so…ma abbiamo certamente dei martiri. Certi martiri sono andati incontro alla morte volontariamente, per le loro idee, altri per le loro idee l’hanno affrontata. Altri ancora sono rimasti vittima del male o dell’incuria o dell’indifferenza che, nel nostro Paese, ha sempre avuto il passo pesante. Li abbiamo messi tutti insieme. senza gerarchie. In ordine alfabetico, mescolando gli uccisi dalla mafia agli uccisi dal fascismo, gli eroi del risorgimento agli operai morti di asbestosi per aver lavorato l’amianto, gli sportivi morti per doping ai ragazzi uccisi di botte in carcere o sparati ad una manifestazione, le vittime del terrorismo al bambino di sei anni caduto in un pozzo e morto mentre attorno a lui si montava il primo carrozzone della tivvù del dolore, i giovani morti sotto le macerie della casa dello studente a L’Aquila a una giornalista televisiva troppo brava …E poi i morti delle tante stragi senza colpevole accertato… I luoghi delle carneficine: Caporetto, Cefalonia…Nei brevi ritratti che abbiamo dedicato, io, piemontese, e lo scrittore siciliano Roberto Alajmo(bravissimo) a ciascuno dei martiri prescelti, viene privilegiato il momento del martirio. Sono pochi i sacrifici che hanno cambiato le sorti della storia, ma le storie dei sacrifici, siano essi stati volontari o casuali, tessono una trama forte. Commuovono. E alla commozione, forse, può seguire un senso , se non di identità, almeno di fratellanza.

L’abito non fa il monaco, ma fa il comunista

Ravera | Lavori in corso | 8 Gennaio 2011 | 1,281 letture

E’ dall’età di 15 anni che mi domando: che cosa impedisce a chi si propone,come obbiettivo politico, una società dove il divario fra ricchi e poveri non sia esagerato, di indossare un pull over caldo e leggero? A cominciare è stata mia madre, apostrofando me e mia sorella con la frase “Andate a fare la rivoluzione col golfino di cachemire”, in tono di somma riprovazione. 40 anni dopo, Silvio Berlusconi, si rivela maestro nella medesima scuola di pensiero: il comunista onesto dovrebbe presentarsi in società in costume da straccione. Acrilico infeltrito o tuta fangosa. Mi chiedo se si tratta di una precauzione bellica ( vorrebbe un nemico riconoscibile, quelli eleganti gli sembrano agenti nemici sotto copertura) oppure di una questione di etica/estetica: chi ha a cuore le sorti degli ultimi, si imponga le medesime privazioni! Democratici, contentatevi del pile, esponetevi al giudizio coperti di felpe bruttine! Il pelo pregiato è per gli evasori fiscali. Comunque, per chi insistesse nel farci i conti addosso, annuncio a Mister Miliardo che è molto diffuso, da qualche lustro globalizzato, il cachemire “made in china”. In saldo te la cavi con 30 euro al pezzo.

Festeggiare il tempo?

Ravera | Lavori in corso | 3 Gennaio 2011 | 1,188 letture

Capodanno nel cielo sopra New York, brindisi con vino rosso “economy” in bicchiere di carta. In compenso l’aereo è mezzo vuoto e ci si può allargare. Penso alle decine di capodanni precedenti, trascorsi nella tensione del celebrare. Tutte quelle cene speciali. Tutte quelle bollicine. Tutta vestita a festa fra donne e uomini o ragazze e ragazzi tutti vestiti a festa. La vecchia storia delle mutandine rosse. Gli auguri. Più gente c’è meglio è, vero? Di che cosa si tratta? Rassicurarsi della propria esistenza? Invitare, essere invitati. Baciare guance. Tanti auguri tanti auguri…e poi c’è sempre qualcuno che accende la televisione. Qualcuno che guarda le piazze del mondo. Ci sarei andata a Times square , se avessi potuto restare a New York? Meglio non aver avuto il problema. C’è sempre una parte di te che vuole allinearsi ai rituali richiesti e una parte di te che non ne vede il motivo. Che cosa si festeggia quando si festeggia la fine di un anno, l’inizio di un altro? Il tempo? ma il tempo merita davvero di essere festeggiato?Lo festeggerei se accettasse di sostare, almeno per un giorno , sull’orlo di un giorno, per lasciarsi gustare, se si lasciasse allargare… invece di trascorrere sempre, ininterrottamente…Come si fa a fare pace col tempo? Lo chiedo a voi, ignoti visitatori di questa casa virtuale. Perchè lo festeggiate il capodanno? Tirar tardi e stonarsi per dimenticare? O scegliere una data simbolica per fare buoni proponimenti, esami di coscienza e , eventualmente, rilanciare?