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effetti collaterali del silenzio

Ravera | Lavori in corso | 30 Aprile 2011 | 1,703 letture

ancora peggiorato, il tempo. Il mare è un cielo rovesciato, come fosse un novembre a Milano. Non fosse per piccole unghie di schiuma che non hanno la consistenza delle nuvole. Domani, se qualche nave attracca, se abbocca un aliscafo, parto. Torno nel mondo. Oggi l’isola era, per l’appunto, di nuovo isolata. Il silenzio in lotta con la risacca. Ogni rumore vellutato dalle porte chiuse. Senso palpabile della distanza. Mettendo in ordine ho letto su un quaderno del 1984 questa frase: “Ieri mi sono resa conto, ad una cena, che la vita associativa, dopo i 30 anni, non procede più per rapporti di seduzione”. Mi sconcertano, questi brevi incontri con la me stessa di 27 anni fa. Sempre a lì a contare quanto mi restava da vivere. Il 27-5-1984 scrivevo a mio figlio cinquenne: “Quando avrai 20 anni, cercherò in questa pagina, Nicola, il conforto del rimpianto,per le tue innocenti bravate: pugni rotanti! Mozzarelle mortali! le tiravi,le facevi volare, la cucina era tutta inzaccherata”. Non riuscivo a pensare più avanti. Ora Nicola di anni ne ha 31. Il conforto del rimpianto latita.Madre di un figlio adulto, un senso di missione compiuta. Va già bene che è rimasto simpatico. E’ un vantaggio che i quaderni li abbia sostituiti con il blog in rete. Non corro il rischio di rileggere il tutto, quando Nicola avrà 50 anni. E io 200…

Piccoli inverni

Ravera | Lavori in corso | 26 Aprile 2011 | 1,290 letture

Il tempo si è guastato, da tre giorni raffiche di scirocco squassano il mare. L’estate si è ritirata. le corolle color porpora dei bassi fiori grassi segnano le rughe fra gli scogli, illuminando un po’ la giornata. L’onda più alta si spacca sempre contro lo stesso scoglio, alza lo stesso merletto di schiuma, lo sventola, lo fa ricadere. Strano che il gommone legato alla piccola boa ancora non sia stato strappato via dalla furia del vento. Dondola violento nel riquadro della finestra, dove lavoro.
Lavoro? Ho scritto un terzo breve monologo per lo “spettacolo”. Sarà a Torino, il 2 maggio, al teatro Astra. La musica è bella. Cinque strumenti: violino, clarinetto, fisarmonica, chitarra, contrabbasso. Travolgente a tratti, poi melodiosa. E’ bello interagire con 5 musicisti… per me che ho con la musica un rapporto di antica dipendenza. Il terzo monologo è una confessione…o forse un’ invettiva…sì, io sono una moralista, dico.Moralista, bacchettona, giustizialista…Il primo è una cosa sull’amore e sul mercato ( “Cantavi così bene figlia mia…”), il secondo sul mercato e sulla globalizzazione (Egregio ingegner Marchionne eccetera eccetera)… ma poi, che senso ha nominare gli argomenti? La scrittura, per fortuna di tutti noi, va dove vuole…Il cielo è livido. Chissà se la nave è arrivata a portar via tutti quelli che non sono partiti ieri sera…ieri niente è arrivato e niente è partito. L’isola è percorsa da ordinate impotenze, si interroga il mare, il vento, la nuvola…

Primavera sull’isola

Ravera | Lavori in corso | 19 Aprile 2011 | 1,486 letture

Sono di nuovo sull’isola. E il miracolo si riproduce identico. Nelle fenditure fra gli scogli sono scoppiate fioriture violente, petali a forma di unghia. Amaranto. Soli intrappolati nel nero della roccia lavica. Il mare è mansueto e remoto, ancora freddo. Il cielo teso dal vento, come una vela.
Dopo quest’inverno difficile, credevo di registrare una maggiore resistenza. Dolori più persistenti. Invece dormo al sole, con una naturalezza da lucertola.
Poi scappo in casa, e nell’ umida ombra dei muri, ancora impregnati delle trascorse piogge, scrivo.
Lavoro, certo. Ne ho messo in moto parecchio, un po’ per economia domestica ( guadagnare), un po’ per reazione maniacale ( distrarmi dalla morte di S.). E ora tocca eseguirlo. Ma fra le ore obbligate del lavoro, incomincia ad affacciarsi l’ossatura del Romanzo. La storia, il senso. Come sempre accolgo questo flebile segnale di riemersione dal sonno della creatività con sollievo. E con ansia. Non credevo che sarei stata capace, di desiderare di nuovo( non scrivo se non sorretta dal desiderio di scrivere).
Il lutto è una forma di buio, un rumore assordante. Non senti, non vedi. Il mondo tace. le parole sfuggono,o si fanno catturare soltanto in funzione difensiva.
Sto finalmente elaborando? La malinconia persiste, ma si fa tollerabile. Come ieri… quando sono rimasta ferma a guardare la piccola panca di pietra, dove S. mi aspettava… per andare, insieme, a comperare i giornali da Chiara…

Su, coraggio: ce la possiamo fare!

Ravera | In guerra contro il tempo | 3 Aprile 2011 | 1,861 letture

Sto due giorni a Zurigo, felicemente rinchiusa in un convegno sulla (agonizzante) lingua italiana. Non guardo la televisione. Non leggo i giornali. Ascolto. Critici, scrittori, professori. Recito il mio speech: “le conseguenze delle parole”. Torno. Chiedo a M., che è venuto a prendermi all’aeroporto. “Che è successo di bello?”. Dice, più o meno:
“Il Presidente del Consiglio è andato a Lampedusa, ha annunciato che in 48 ore risolve tutto, che si è comprato una casa, che toglierà le tasse ai lampedusani, che metterà un campo da golf e che aprirà un casinò. Il Presidente della Camera, invece, si è preso un giornale in faccia e un vaffanculo dal Ministro della Difesa. Una deputata diversamente abile è stata apostrofata con la frase “handicappata di merda” o “del cazzo”…non mi ricordo. Il Ministro della Giustizia ha tirato il suo documento di identità addosso al leader dell’Italia dei Valori il quale l’ha preso al volo e da allora lo mostra in televisione come un trofeo. Il Presidente della Repubblica si è detto preoccupato.” L’ho guardato, stava guidando. Era serio serio. Ho detto: “E poi?”. “E poi niente.”. Ho scartato tutti i possibili commenti. Quelli spiritosi. Quelli disgustati. Quelli indignati. Quelli increduli. Dopo quattro minuti di silenzio, ho detto, a bassa voce: “ Ma che cosa ci sta succedendo?Perchè non riusciamo a liberarci di questa feccia? Ci sarà pure un modo. Votare, partire, sparare, lasciarsi morire…Questo Paese è troppo migliore di chi lo governa, la forbice si sta aprendo. All’università, a Zurigo, la sala era piena di studenti di italianistica…si parlava di Gadda, di Svevo, di Pirandello…c’erano Ferroni, Barilli, Laporta…c’erano Scurati e Cavazzoni…Gli studenti, gli studiosi all’estero, ancora guardano all’Italia con passione, studiano la nostra lingua…Perché non riusciamo a reagire, a dire basta, a ricominciare a lavorare, a crescere, a pensare, a capire, a migliorare…che cos’è questo brutto incantesimo, perché non ci possiamo svegliare?”. Non ha risposto, M. , si è stretto nelle spalle. Oggi ho guardato, in rete, la registrazione offerta in pasto a tutti noi da Repubblica. Il Presidente del Consiglio raccontava, con la verve ammuffita di un rianimatore di cariatidi, una barzelletta. Quella della mela che davanti sa di culo ma, se hai fortuna, girandola, sa di figa.
Attorno a lui, con impeccabili tempi da teledipendenti lobotomizzati, una quarantina di uomini adulti, hanno applaudito. Ridevano per la parola culo, per la parola figa. All’unisono. Con vigore. Avevano, tutti quanti, addosso, la fascia tricolore.( Buon compleanno, unità d’Italia!).
Allora ho capito. Dobbiamo incominciare dal basso, liberarci, innanzitutto, degli opportunisti, dei leccaculi, dei servi, degli imbecilli, dei cafoni, degli ignoranti. Dobbiamo togliergli il suo brodo di coltura ( o cultura), lasciarlo a secco, sgominare i suoi sudditi dementi & disperati, i senzatalento, i senzadignità, i senzaprincipi…Coraggio. E’ un lavoraccio, lo so. Ma ce la possiamo fare.
( c’era una sola donna, in scena. Immagino che abbia riso anche lei)