Come una donna gravida, arrivata alla fine del nono mese, l’Italia è in attesa. Pochi giorni e dovrebbe nascere. Qualcosa di buono, qualcosa di nuovo. Vincesse il voto di chi si oppone, alla deriva di questi anni ( gli ultimi dolorosamente grotteschi), si potrebbe tornare alla normalità. La normalità della vita. Che non vuol dire essere felici, i miracoli, la festa della giustizia e dell’equità. Vuol dire liberarsi dal peggio. Non vivere più sotto il peso di un potere eccessivo ( economico, politico, mediatico) esercitato senza criterio, da un uomo compulsivamente bugiardo, superficiale e leggero. La normalità. E’ questo che ho finito per desiderare…io che, quarant’anni fa, mi sforzavo di immaginare una società quasi perfetta…oggi mi scopro contentabile. E con poco: una classe dirigente onesta e competente, una dialettica politica basata su idee diverse ma confrontabili ( e ,comunque, idee, per favore, non slogan e insulti, non bordate di fuoco e tintinnar di cazzate!), uno sforzo collettivo per elaborare strategie di rilancio, economico, culturale, umano. E sì, perchè la stagnazione non riguarda soltanto il Pil, coi suoi difetti di crescita, la stagnazione è totale. Viviamo immersi in un piccolo sonno senza sogni. Abbiamo voglia di avere voglia di svegliarci. E di provare, di nuovo, a immaginare.
Ce n’era bisogno. Da quanto tempo il “day after” da elezioni era facce scure e occhiaie da stress emotivo represso?
Ci voleva. Pisapia, grazie. Grazie milanesi stanchi di chiacchiere. Hanno vinto i candidati più nitidi, meno compromessi.
Ero a Torino al Salone del Libro ( sempre più salone, sempre meno letteratura), ho chiesto al vecchio taxista che mi portava alla stazione, chi avrebbe votato come sindaco: “Non quel rosso”. “E chi sarebbe il rosso, Fassino?”, ho chiesto, sbalordita. Era proprio lui, il rosso, il comunista.
“Anche Chiamparino era un rosso? E guardi Torino, è la città più decorosa d’Italia, la più pulita, la più efficiente e ricca e stimolante. La più elegante…”
I comunisti non mangiano più nessuno, nè bambini nè adulti( semmai aprono troppi ristoranti).. . e non mangiano nemmeno il nostro futuro, o il presente. Non rosicchiano speranze. I comunisti. Quelli che vengono accusati di questo comodo crimine del novecento.Comodo. Perchè partendo da un gulag butti via una visione del mondo, un quadro di valori. Buone piccole cose: eguaglianza, solidarietà, rispetto per i deboli, obblighi per i forti.
Forse i sorrisi che ho visto in giro sta mattina ( palestra, banca, farmacia…) sono i sorrisi di chi ha voglia di tornare indietro. Quando le regole valevano qualcosa, e sul terreno dei princìpi si allestiva la palestra dello scontro. Verbale, intellettuale. E potevi perdere,potevi vincere, ma non era la nausea la sensazione dominante.
Dunque oggi, alle 18, da Feltrinelli galleria Colonna, presento ( Porgo? illustro? commento?), “Piccoli Uomini”, edito da il Saggiatore. “Maschi ritratti dell’italia d’oggi”. Ci sono tutti ( o quasi), in ordine alfabetico, da Alemanno … Alfano,fino a Zaccai … Zaia. Li ho sottoposti allo stesso sguardo a cui gli uomini sottopongono le donne. L’intento era pedagogico, non vendicativo: provate anche voi, a essere giudicati, sempre e innanzitutto, sulla bellezza e poi sull’età e poi sul sex appeal… Fica, schianto, bona, gnocca…oppure cesso, racchia, scorfana, cozza e così via. Se nasci femmina non c’è salvezza. Che tu lo desideri o no, verrai confrontata con le altre in base ai canoni che incarnano, in quella stagione, la perfetta funzione del desiderio maschile. L’unica costante, nei secoli immutabile, è la giovinezza. Invecchiare per le donne è una specie di estremo insulto all’estetica del mondo. Non contano intelligenza e cultura, potere, soldi, simpatia, arguzia, talento ,genialità…sarai spillata nell’album al prima sguardo…spillata: così, bella o brutta, sei comunque inerte, morta, il cadavere di qualcosa che volava… Oggi, se venite, frequentatori romani di questa casa elettronica, ci divertiremo con gli indovinelli. Leggerò qualche ritratto, sono tutti di 900 battute, poche righe, e vediamo se il gentiluomo descritto viene identificato.