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L’Italia s’è desta?

Ravera | Lavori in corso | 12 Giugno 2011 | 2,201 letture

C’è qualcosa di nuovo, oggi, nella politica: il popolo italiano. Quell’entità astratta, in nome della quale si promulgano leggi e si esercita la giustizia, quella divinità sempre nominata e mai rispettata, sta assumendo una certa consistenza carnale, umana. La si è vista, in piazza, a difendere l’onore delle donne, con San Precario, in processione, a pretendere il diritto al lavoro. Nelle feste a godersi un bel successo ( le amminstrative) e nei comitati a preparare il seguente . La si è sentita pulsare in rete, dove, da mesi, ci si organizza, si spartiscono informazioni, si sputtana creativamente chi continua a raccontare balle . La si ascolta nei comizi dove è ormai regola che i cittadini parlino sopra il palco e i politici tacciano sotto. Se si raggiungerà il Quorum, come pare ormai più che probabile, sarà il trionfo di questo nuovo soggetto, giovane e vecchio, maschio e femmina, benestante e nullatenente, libero dal peso delle ideologie, ma ben deciso ad accollarsi quello delle “idee”…Sono partita da Stromboli, dove vivo una parte dell’anno, pensando: ogni voto è importante. nessun voto può andare perso. Ho sentito di molti, moltissimi, che si sono spostati, per raggiungere il luogo di residenza. Anche un gruppo di studenti di archeologia e ricercatori che erano sull’isola a scavare ( età del bronzo), sono partiti in tempo per votare. Mi sono consentita un cauto ottimismo. Vado a dormire con questa sensazione…bella. 41, 11 %. E vvvai!!!

la disfatta della ravera

Ravera | Lavori in corso | 10 Giugno 2011 | 2,352 letture

Giuseppe Cesaro ha vinto. Invece di arrendersi ha rilanciato. Come tutte le persone aggressive ed egocentriche e frustrate (quindi violente) ha vinto.Il nostro è un paese così. Vince sempre il più maleducato. Ringrazio tutti quelli che mi hanno espresso i sensi della loro solidarietà e anche quelli che mi hanno detto, più o meno: che credi di avere tu di più e di meglio da dire di Giuseppe Cesaro? In fondo chi si fa un sito è perchè ci ha un ego grande come una casa ( o come, per l’appunto, un sito). Li ringrazio perchè mi hanno fatta riflettere. Perchè tengo aperto questo spazio? Io non ne faccio un uso di tipo auto-promozionale come altri scrittori che pubblicano tutti i loro articoli, le coordinate di ogni loro incontro pubblico eccetera eccetera. Io scrivo tre volte alla settimana su Il Fatto quotidiano, di tanto in tanto su Micromega, su Donna Moderna, su Il caffè ( settimanale svizzero) eccetera… eppure non vi rifilo ogni mio parto giornalistico…questo per me doveva essere un luogo diverso. Un blog è un blog, cioè un diario. Un diario pubblico, d’accordo, ma pur sempre un diario. E nei diari, benchè pubblici, si dovrebbe mettere in comune qualcosa di privato, il pulsare quotidiano di una vita… esasperazioni, riflessioni, tristezze, idee…pensavo ad un luogo di circolazione di pensieri sulla quotidianità…mia, vostra… le cose sono andate diversamente. Mi arrendo a Cesaro. Dalla prossima settimana: una bella fiction a puntate. l

Non ne posso più di Giuseppe Cesaro!

Ravera | Lavori in corso | 5 Giugno 2011 | 2,334 letture

Non scrivo in questo spazio dal 27 maggio. Credo di non poterne più di Giuseppe Cesaro. Lo dico senza eleganza, senza cercare forme di buona prosa. L’ho pregato con gentilezza di non invadere con i suoi deliri da dilettante, col suo egotrip devastante, la conversazione con gli ospiti di questa casa-pagina ( homepage?). Altri gli hanno chiesto di sintonizzarsi oppure di dileguarsi. Non ha fatto nè una cosa nè l’altra. E ogni giorno, sulla posta, mi rimbalzano i fatti suoi. i suoi compiacimenti senza riscontri e senza valore. Due tre quattro messaggi… Mi sento invasa. Come se un matto, in piena crisi autistica, avesse messo un piede in mezzo alla mia porta , senza dire niente, senza nessuna volontà di comunicare, o ascoltare, o rispondere. Così, per sfregio. Che cosa vuole da me, da voi, Giuseppe Cesaro? Ha un problema? Possiamo aiutarlo? oppure vuol soltanto scaricare qui le sue eccedenze…la sua incontinenza verbale, il suo bisogno di adulare se stesso, di assolversi, di imporsi…? Ma che ho fatto di male per meritarmelo?