Ho iniziato un nuovo romanzo. Fase di massimo tormento. La materia è illimitata. Devi scegliere tutto. Nomi, sguardi. Una frase piuttosto che un’ altra. Luci, ambienti. Ho scritto 7 pagine in due giorni, io, che viaggio a ben altre velocità su tutte le altre forme di scrittura… Fronteggiare l’incipit di un romanzo è come guardare l’orizzonte e pretendere di asciugarne un tratto prendendo l’acqua col secchiello. Ambizione impossibile. Far essere. Trarre dal nulla una forma. Vita, vite. Inventare ciò che esiste, accendere quella luce speciale che trasforma un volto in un quadro, un oggetto di uso quotidiano in un reperto prezioso. Rielaborare il materiale di cui è fatta un’ esistenza…E’ il ventottesimo libro? Sono quasi quattro anni che non metto le mani a un romanzo, l’ultimo, “La Guerra dei Figli”, è, mi pare, uscito nell’aprile del 2008…Perchè lo faccio? Perchè ne ho bisogno. Ho bisogno di riprovare la stessa intensità emotiva. Ho bisogno di sognare un ordine, l’ordine del discorso, della parola, del racconto. Prima o poi vedrò comparire un disegno, come un originale, sotto la polvere del tempo quotidiano, sotto il deposito sporco dei giorni…e avrò pace. Intanto, nella piena frustrazione degli inizi, vado a buttare tutto quello che ho scritto ieri e ier l’altro. Si ricomincia da capo. Si accettano auguri e scongiuri, magia bianca e nera, solidarietà e/o compassione.
Il dieci di luglio, ho scritto le poche righe che leggerete qui sotto. Per non so quale gioco dell’inconscio elettronico, scopro oggi che non le ho pubblicate, bensì spedite fra le bozze. Ecco perchè nessuno dei frequentatori del sito, nemmeno l’occupante abusivo di cui non riesco a liberarmi, aveva commentato o preso spunto o utilizzato per parlare d’altro, questo titolo…
Se non vi dispiace. Anche se in ritardo sull’evento, lo pubblico adesso.
Ecco qua:
BUON COMPLEANNO SERGIO
Domani, 11 luglio, S. avrebbe compiuto 70 anni. Desiderava molto compierli. Sottolineava questo verbo, in sottile polemica con me che, pur più giovane, non vedevo soddisfazione in questo appuntamento. Gli anni mi sono sempre pesati. Anche quando erano pochi. Non mi pareva compimento d’un incarico, impattare con il sei febbraio ogni 12 mesi , scivolando da un’età ad un’altra. Non mi dicevo:E anche questo tratto di strada l’hai percorso, bene, brava… no, non ci riuscivo: non ho mai pensato alla vita come ad un lavoro, un compito. Ho affollato di impegni tutta i miei giorni, pensando che vivere fosse facile, ovvio, ozioso. E quindi occorresse nobilitarsi faticando. Non è così. Vivere è una attività. Piena. Impegnativa. Lui lo sapeva. Domani avrebbe compiuto 70 anni e poi sarebbe arrivato qui, sull’isola. Arrivava sempre il 12 di luglio. Quest’estate non arriverà. E’ questo il vero scacco, per quanto riguarda il tempo. Non esserci più. Tutte le piccole morti intermedie non sono niente.