Un certo Ferruccio mi ha chiesto, con molta dolcezza, perchè non alimento più questo blog. Ha formulato l’ipotesi che fossi persa in altre imprese. E’ un po’ vero, visto che mi mantengo scrivendo. Ma non è il motivo principale.
Certo c’è il romanzo che mi inchioda ad un alto tasso di insoddisfazione, certo sto scrivendo un libro-dialogo con Nichi Vendola, il che è affascinante ma non facile, nè agevole. Certo, ci sono i pezzi per Il Fatto quotidiano, disciplina trisettimanale… Eppure il motivo è un altro: io non ci riesco proprio, in questo spazio, a non essere sincera. Per me, che sono cresciuta scrivendo su un quaderno, mettere un diario in rete, è comunque, innanzitutto, scrivere un diario. Cioè accettare, affrontare, scegliere, la dimensione di una spietata sincerità. Cose che penso. Cose che mi accadono. Cose che immagino. Cose di cui ho paura. Cose che spero. E’ una scrittura privata, il diario. Magari, da ragazzina, lo lasciavo aperto sul letto sperando che qualcuno lo leggesse, e vedesse quanto era delicata la mia anima o suggestiva la mia malinconia…Ma, in sostanza, il diario era un rimedio segreto, una gioia intima, un fare i conti con me stessa. In rete, invece, il diario è pubblico. Chiunque può leggere quello che scrivi. Allora devi pesare le parole. E quando i dubbi travolgono le certezze, ti chiedi quale beneficio può trarre “il lettore” dall’esibizione del testo. Potrei postare qui i moltissimi articoli che tiro giù per questo o quel giornale. Potrei raccontare che il 25 sarà in libreria un romanzo che ho scritto nel 1986 e che la casa editrice Et-al ha ripubblicato. Potrei dire che lo presenterò il primo febbraio a Roma e il sei febbraio a Milano… potrei dire che è il primo di due rosa-pulp per ragazzine, in cui mi sono divertita a re-inventare nel presente le “Piccole donne” della Alcott… potrei fare, cioè, un uso promozionale di questo luogo… quasi tutti gli scrittori lo fanno… Però a me non piace tanto. La tentazione vera, per me, è sempre quella di condividere, con chi passa di qui, qualcosa di intimo, pensieri primitivi, ragionamenti da sviluppare, ricerche di senso, cattivi umori, dettagli, microscopiche felicità, momenti di essere. Insomma, il sommesso rumore della vita, con tutte le sue inevitabili dissonanze. Non sempre trovo il coraggio, l’allegria, la voglia. Così passano settimane. Caro Ferruccio… Oggi, per esempio, sono stata tutto il giorno chiusa in un albergo di Roma, ad ascoltare uomini e donne, che dicevano cose “di sinistra”( ecologia e libertà). Negli intervalli, andavo al banchetto di “Se non ora quando” a vendere magliette per pagare i debiti ( La manifestazioni dell’ 11 dicembre è costata un botto) con Luisa, Roberta, Francesca, Rita… Oggi è stata una giornata quasi buona, o almeno così mi pare. C’era questa sala piena. E tutti battevano le mani nei momenti in cui anche a me, veniva voglia di battere le mani. Ho sentito circolare un po’ di appartenenza residuale, il nucleo di un possibile “noi”…Noi, il mio pronome preferito…