Mimose dipinte di blu

Ed ecco che, in prossimità della giornata mondiale della donna, il telefono ricomincia a squillare. La giornalista di turno,ormai, si vergogna della domanda: che cosa significa secondo lei l’8 marzo? E la condisce con qualche frase sulla situazione di merda in cui versa la società italiana, allo stato presente. Per le donne, anche per tutti gli altri, ma soprattutto per le donne. Io, da un po’ di tempo, ho il comizio flebile, la voce incerta dei momenti in cui sto cercando di capire, più che di spiegare. Dico, tanto per essere gentile, che l’8 marzo è sempre stato una festa e un’occasione. Come festa fa ridere, e fa anche venire i nervi: perché non c’è una giornata mondiale dell’uomo? le donne sono uno dei due soggetti che abitano la madre terra. Non sono una categoria svantaggiata da consolare, o una categoria in via d’estinzione da proteggere o una categoria sacra da celebrare. Sono l’altro sguardo, l’altra voce. Gli uomini non sono l’universale. Neanche le donne. Se ciascun genere si assume la sua parzialità, ciascun genere ha diritto alla sua festa. Ma non ce l’ abbiamo più, noi, la voglia di festeggiare. Forse ha più senso prendere l’8 marzo come un ‘occasione per lottare. La crisi economica, morale, politica e culturale , la penombra che stiamo attraversando da anni , picchia forte su di noi, sempre più forte,
sulle case, sulle spese, al mercato, sull’ansia, nel precariato, sui sentimenti, nello smarrimento, sull’aspettativa di felicità. Le donne, storicamente, si fanno carico della sopravvivenza pratica e emotiva delle relazioni fra umani Fra donne e uomini, fra genitori e figli, fra figli grandi e genitori vecchi…è una tal fatica che finora si sono astenute dall’impegnarsi davvero per raggiungere altre responsabilità, più pubbliche, più remunerative… Così quest’anno, io, l’ 8 marzo, voluto da Clara Zetkin nel 1910 e dedicato alla morte di un numero imprecisato di operaie americane bruciate in un incendio che, forse, non è mai esistito ( vedi “8 marzo , una storia lunga un secolo” di Tilde Capomazza e Marisa Ombra), lo userei per lanciare una grande battaglia per la democrazia: 50% donne e 50% uomini in tutti i luoghi dove si decide, si sceglie, si legifera. In Parlamento , al vertice delle banche , delle fondazioni, dei CDA, delle università, dei giornali…Prendiamoci quello che ci spetta. Siamo più della metà.
Agli uomini, che saranno costretti a scansarsi per farci posto, ci impegniamo a cedere una bella giornata mondiale di festa.
Con tanti rametti di mimosa, dipinti rigorosamente di blu.

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