La violenza contro le donne non è soltanto il marito che torna a casa ubriaco e ti picchia, non è il fidanzato respinto che ti prende a coltellate, o il capufficio che si vendica perché non ti sottometti al suo desiderio. Non è soltanto lo stupratore che ti aspetta nel buio del garage e quando scendi dall’automobile ti salta addosso e si accanisce su di te. E’ anche tutto questo. Ma è, soprattutto, una costante e strisciante mancanza di rispetto. E’ lo sguardo che ti svaluta come persona nel momento stesso in cui ti valuta come merce. E’ lo sguardo che ti disprezza quando non corrispondi ai criteri fissi in base ai quali vengono sottoposte a giudizio le donne: le misure del corpo, la freschezza della pelle come se la pelle fosse un rivestimento dal quale si giudica se sei scaduta, se sei avariata.La violenza contro le donne è imporre alle donne un modello, pretendere che vi aderiscano. La violenza contro le donne è insita in una società che non ha ancora acquisito un concetto basilare, apparentemente semplice, prioritario rispetto a qualsiasi altro discorso: al mondo esistono due generi, il genere maschile e il genere femminile. Sono differenti, nel corpo e, di conseguenza, nel vissuto, nello sguardo,nel punto di vista, nell’anima. Differenti, ma equipollenti. Cioè:di uguale valore. Meritano la stessa dignità. Lo stesso rispetto. Quando la storia sarà raccontata da tutte e due le soggettività, quella femminile e quella maschile, quando il modello maschile, lo sguardo maschile, il corpo maschile non sarà più protagonista e padrone, vincente e capace di sottomettere e fagocitare ogni diversità, allora vivremo in un mondo civile. E le donne, le ragazze, le bambine, non verranno più picchiate, violentate, uccise da chi pretende di desiderarle, o addirittura di amarle.




Non c’è niente da fare, o meglio, c’è tantissima strada ancora da fare.
Inutile negarlo: la donna conserva più che mai una valenza esclusivamente sessuale. Ti imprimono a ferro e fuoco una data di scadenza e te la senti bruciare sulla pelle. Te ne accorgi da come ti guardano, dall’attenzione che ti riservano, dal tipo di reazione di fronte alle tue parole. Parole di cui ben poco è mai importato a qualcuno, ma il falso apprezzamento serviva per cercare di arrivare a gustare il sapore della la tua pelle giovane. Quando giovane non è più chissenefrega di quello che puoi avere da dire.
Una cosa molto triste è che questa sorta di oscuramento, di emarginazione viene supportata anche da una discreta porzione femminile, che a tutto è disposta pur di garantirsi l’apprezzamento dell’altro sesso, di cui continua ad essere succube.
Potete giudicare una cavolata questa mia considerazione. Resta il fatto che sto vivendo tutto questo sulla mia pelle e l’ho voluto riferire.
Urge davvero una manifestazione per ricordare il valore della dignità umana femminile - e di conseguenza anche maschile - che deve essere recuperato se non ancora conquistato.
Buona giornata a te, cara Lidia, e a tutti noi - voi.
marina, di recente, attraverso il confronto con altre donne ( e pure teoricamente “compagne”) mi sono resa conto ancora di piu’ quanto sia vero quello che dici….un saluto a tutte
concordo pienamente sul fatto che poichè c’è quella porzione di donne che aderisce ai bisogni che gli induce il genere maschile, molte donne finiscono col vivere una vita e non sentirla propria. il confronto con le altre donne mi getta nello sconforto quando sono quasi sempre io, donna, a dover cercare in me per forza qualcosa che non quadra.non seguo la moda, odio lo shopping, non penso per niente alla maternità, non curo più di tanto il mio corpo, non riesco a sottomettermi ad alcuna pressione maschile. continuo a ribellarmi, da sempre. anche se ho un compagno straordinario. e sono contenta di come sono, incasinata e a disagio, disposta sempre ad innamorarmi di un particolare, di un anima, di un sorriso. non è facile però, per niente, tener fede al mio equilibrio precario, alla soddisfazione di essere cos’ come sono e non come tante donne che fanno discorsi che non capisco.
mi sono chiesta spesso se non sia proprio nel genere femminile quella componente che le spinge a vivere nella continua ricerca del consenso maschile identificato in un marito, compagno, padre, capoufficio, etc. trovo infinite conferme di ciò, ma lo stesso non la pianto di ribellarmi alla sottomisione strisciante. più che manifestazione ci vorrebbe una forte spinta alla diffusione di un sano femminismo mederno.
gli uomini in fondo sanno essere anche degli ottimi compagni di viaggio!
Domani andrò a fare un colloquio di lavoro, devo lasciare il mio lavoro che mi piace moltissimo perchè troppo impegnativo e troppo lontano da casa, sono mamma con due bambini piccoli, cinque anni e sette mesi. Mio marito mi ha detto di scegliere: o il lavoro o la famiglia perchè lui non può scegliere, per lui, medico, il lavoro non è solo lavoro è una missione da non poter sacrificare . Io sono donna, sono mamma e cosa pretendo? Un lavoro che mi gratifichi che mi faccia sentire realizzata? Posso ancora scegliere ma poi come la mettiamo coi sensi di colpa e tutto il resto? Essere donna è anche questa accettazione senza mezzi termini.
Ciao a tutte.
quindi violenza contro le donne è qualunque cosa. Immagino che in conseguenza di queste presunte violenze pretendiate anche un risarcimento…
E, di grazia, chi dovrebbe pagare questo risarcimento?
Magari il genere maschile nella sua totalità?
gentile signora Ravera,
ho letto il suo commento dopo le elezioni e le dico che non ho votato alle stesse. il miomotivo che credo sia uno dei tanti esistenti, accomuna le persone da lei citate nel suo commento: bonino, bachelet, de gregorio, ranucci, wenders, dandini, marchini, poggi, carnelutti. Tutti personaggi da almeno 150.000 euro/anno. Qualcuno addirittura lavora nel servi