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A stromboli

Ravera | Lavori in corso | 27 Maggio 2010 | 1,737 letture

Sono sull’isola, da sola. Inizia l’estate, con i suoi tramonti lunghi.Per terra, nei vicoli bianchi, c’è un tappeto di petali colorati che il sole marcisce delicatamente. Il limoni hanno la buccia spessa, cadono dai rami. il mare sta sera è immobile, conserva il silenzio del giorno. Si crea, nella solitudine, un rintoccare segreto di parole non dette, quando parli, poi, o quando scrivi, è come se ogni frase trovasse una sua sonorità primitiva. Fra un mese uscirà il piccolo libro in cui racconto il mio strano rapporto con quest’isola piccola, rocciosa, montuosa, vuota la maggior parte dell’anno. Rifugio e approdo, via di fuga. Sono arrivata qui, negli anni, in tutti gli stati. E sempre ho trovato, ad accogliermi, questa pace sontuosa. Il senso della lontananza, che regala scale di priorità diverse, meno sofferenti.Ma anche meno frivole.
Le attività del giorno sono quelle di sempre, non diverse dalle attività , un po’ costrette, della mia vita romana: al mattino corro, mi esercito, pedalo…al pomeriggio scrivo per l’Unità, lavoro al racconto che sto preparando per una rivista, rispondo alla posta…organizzo gli appuntamenti de “la ravera”…la sera leggo, guardo qualche film…Che cosa c’è di diverso, fra lo stare sull’isola e lo stare a Roma? La percezione di una cornice forte. La natura, violenta nella sua bellezza. Il mare, sempre diverso. Il senso di una infinita libertà. La rinuncia all’esserci, la sospensione della vita di relazione. Dai telegiornali di sky, da blob, da annozero mi tallona la realtà di questo Paese in declino vertiginoso…mi chiedo se mi sto mettendo al riparo. Mi chiedo se è giusto…ma in fondo:che potrei fare? Che possiamo fare?

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