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Alcune buone mogli

Ravera | Lavori in corso | 30 Ottobre 2009 | 2,045 letture

Se Piero Marrazzo avesse ammesso apertamente, sinceramente, di avere un debole per i transessuali, mandando al diavolo chi voleva ricattarlo, subito, quattro mesi fa o cinque anni fa, non è il tempo che conta,probabilmente la sua vita non si sarebbe spezzata in due, costringendolo a ritirarsi in convento. Non c’è niente di male a praticare rapporti mercenari, se non si contrae l’abitudine di offrire, nel gioioso postcoitum, una candidatura al proprio occasionale compagno di letto, indipendentemente dall’appartenenza di genere. La prostituzione esiste perché, da duemila anni, esiste una domanda di prostituzione. Gli uomini vanno a puttane, tanto per parlar chiaro. E le prostitute, etero omo o trans, sono lavoratrici e/o lavoratori come tutti gli altri, che vendono godimento sessuale invece di altre merci. Le mogli, non di rado, lo sanno che i loro mariti soddisfano così necessità erotiche eccedenti la tranquilla vita di coppia. Lo sanno e, come si dice a Roma, “abbozzano”. Probabilmente lo sapeva anche Roberta Serdoz in Marrazzo, giornalista come il marito, ma, a differenza del marito, non in carriera politica, purtroppo. Sì, purtroppo, perché ha dato prova di coraggio, lealtà, anticonformismo ed equilibrio in una situazione difficile, tutte doti che farebbero di lei, un ottimo governatore. Del resto: non è la prima volta che una moglie intelligente, messa di fronte alle”debolezze” del marito, invece di prenderlo a calci e chiamarsi fuori, decide di sostenerlo e sopportare a testa alta la grandinata di fango che segue e prolunga lo scandalo. Penso a Hillary , quando il mondo intero chiacchierava dei “servizietti” che una stagista ubertosa, ben acquattata sotto la scrivania dello studio ovale, aveva praticato a Bill. Ma penso anche a Gabriella Bonacchi, storica e femminista, moglie del famoso filosofo Giacomo Marramao, quando suo marito fu accusato (ingiustamente) di “sexual harrassement”nei confronti di una giovane aspirante scrittrice e finì sulle copertine dei settimanali come porco e ricattatore. Gabriella non negò al suo compagno solidarietà e riparo.Come Hillary,come Roberta. Si tratta di donne emancipate, ben posizionate nel mondo del lavoro e autonome economicamente. Donne che non hanno “bisogno” del consorte, e se gli rimangono vicino “nella cattiva sorte”, come recita il rito matrimoniale,è per affetto. E forse è proprio l’affetto, la merce rara, il sentimento in via di estinzione, che lega le famiglie di chi non si riempie tutti i giorni la bocca con i sacri valori della famiglia. Ma li pratica.

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