Ancora uno sforzo: scegliamoci un segretario!
Mancano quattro giorni alle Primarie. Ansia crescente. Quanti saremo? C’è chi dice che saremo la metà di quei tre milioni e due che votarono Veltroni nell’ottobre del 2007. C’è chi dice che saremo di nuovo tre milioni. Intanto sul “Corriere della Sera” on line, fanno un sondaggio dove Ignazio Marino risulta vincente: 36,7 % contro il 33,9 di Bersani: il Popolo delle Primarie (pidipi?) è allegramente imprevedibile. Non è composto dagli iscritti ad un partito, non risponde ad uno schieramento. Non è proprio schierato. E’ fluido. E non è nemmeno lo stesso di due anni fa. Si è allargato, si è incazzato, si è radicalizzato. Si è anche un po’ depresso. Poi ha deciso di reagire. Marcia in ordine sparso. E non esattamente “verso il sol dell’avvenir”. Verso un qualsiasi punto di equilibrio. E’ un popolo senza certezze, ma non importa. Le certezze di questi tempi sono un lusso. Noi non possiamo permettercele. Le lasciamo al centrodestra. Noi ci teniamo i dubbi, che sono più creativi. I dubbi, il rigore, le speranze. Il rigore, sì, una certa severità: andremo a votare pensando a un segretario che spazzi via ogni compiacenza con chi, contagiato dal corrente malcostume, sia o sia stato, inquisito, condannato, rinviato a giudizio ( se ne discuteva nella commissione codice etico, ai tempi della Costituente, si era tutti d’accordo, ma si sa… a parole sono tutti integerrimi). Andremo a votare sperando in un segretario che non si chiuda nelle sue stanze con i suoi marescialli, che non chiuda le porte, che sappia interagire con i cittadini. Andremo a votare sognando un partito di opposizione: duro, coerente, compatto, armonioso. Sognando, da svegli, come in una reverie collettiva, di riprenderci la politica. Di scegliere, finalmente, chi deve rappresentarci a Palazzo e come.E’ troppo reagire, sperare e e scegliere e sognare? No. Ma bisogna essere davvero in tanti.


