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barracuda Palin e il fattore D

Lidia Ravera | Lavori in corso | 11 Settembre 2008 | 2,102 letture

Belloccia, ubertosa, madre ( quasi nonna) , un sorriso largo da campagnola in posa sul sagrato della Chiesa la domenica mattina e l’hobby di ammazzare animali Sara Palin, detta Barracuda, con la sua presenza atipica, ha alzato di dodici punti il gradimento del grigio McCain nei sondaggi sulle presidenziali americane. Alla Convention Repubblicana ha colpito al cuore la platea , resa sterminata dalle riprese televisive, esibendo una povera creatura di mesi quattro, affetta da sindrome di Down. Si tratta di suo figlio, ma questo non rende il gesto meno discutibile. Come discutibile è l’altra felice esibizione: il pancione di Bristol, diciassettenne sventata, incinta di un compagno di scuola. Anche Bristol è figlia sua, e quindi ci sarà il matrimonio riparatore (presumibilmente in Mondovisione), ma riparerà davvero tutto, anche la credibilità delle crociate di mamma Sarah contro l’educazione sessuale? La possibile (probabile?) prossima vicepresidente degli Stati Uniti non è un modello di coerenza e non ha una grande esperienza politica. Fino al momento in cui McCain l’ha tirata fuori dal cappello, come una coniglietta formato famiglia, governava un decentrato paese di ghiaccio. Fino all’anno scorso non aveva neppure il passaporto. Fino a qualche settimana fa nessuno la conosceva. La guardo, ritratta nel suo salotto, mentre siede sulla folta pellicia di un povero animale che ha ucciso. Penso: rassomiglia a più a Mary Poppins che a Ernest Hemingway. Mi chiedo: devo farmela piacere perchè è donna e si sta arrampicando ai quei “piani alti” da cui siamo, in genere, escluse, o posso esprimere i sensi della mia antipatia? E’ già successo con Condoleeza Rice: un drappello di femministe per così dire storiche, provò, quando è diventata, mi pare, Segretario di Stato, a imporsi e imporci di amarla. E’ donna, è nera, e che diamine… è una di noi, difendiamola. Già in quell’occasione mi sono scansata: il ruolo della Rice, il suo impegno a fianco di Bush, mi parevano ragioni sufficienti per trattarla da avversaria. Ma il partito trasversale del “però è una donna” resiste nei decenni. Conosco compagne che hanno tifato per Hillary anche se politicamente preferivano Barak Obama. Conosco signore che, se critichi una donna-ministro, ti guardano storto, anche se ha ottenuto il ministero non proprio dopo una vita di militanza. Le capisco, naturalmente: nascere femmine è stato, finora, un tale handicap per quanto attiene alle soddisfazioni materiali (carriera, soldi, potere) che un po’ di lobbismo, un po’ di tifoseria di genere, sono inevitabili. C’è già chi dice: se Sarah Palin fosse stata un uomo, avrebbero passato al pettine fino il suo passato, gli rinfaccerebbero la figlia birichina, o la poca esperienza? Forse sì, forse no. Una certezza però c’è: se il Governatore dell’Alaska non fosse stato una piacente signora piena di figli, ma un normale cacciatore di foche brizzolato, non sarebbe in corsa per la vicepresidenza degli Stati Uniti. Guardiamo la realtà in faccia: oggi si fa politica con i media. Propaganda, fotogenia, colpi di teatro, eloquenza hanno preso il posto di idee, programmi, tattica e strategia.
Oggi hanno successo soprattutto le novità. Il mito della “faccia nuova” minaccia chiunque porti avanti con onore la sua professione da trent’ anni (succede perfino nei marginali dominii della letteratura, come dimostrano i premi importanti, Strega e Campiello, cascati su due opere prime). I cittadini, ridotti al ruolo di “Audience”, vengono forzatamente intrattenuti con sparate di tutti i tipi, per contrastare noia e disinteresse.
Se per secoli la classe dirigente ha indossato giacca e cravatta ecco che proporre tacchi a spillo e tailleur diventa vincente, in quanto più visbile. Se la società, nei paesi ricchi, invecchia e con essa la sua classe dirigente, ecco che cooptarsi un vice giovane, sommare i suoi 40 anni ai propri 70 e dividere, scanzonati, per due, è un calcolo che non pare più neppure bizzarro . E’ efficace come un bel make-up su una vecchia pelle disidratata. Ma è significativo? No,
se avviene per cooptazione dall’alto. Dunque: l’anziano maschio McCain pesca la giovane femmina Palin, la mette sul podio, e la folla di “Hockey Mums” applaude. Le donne hanno un funzione mediatica forte: più dei politici maschi riescono a sembrare persone normali. Anche se non ci hanno mai messo piede, riesci a immaginartele in cucina. Il merito è dell’immaginario collettivo che accoppia le femmine della specie con commoventi interni domestici, da milleni e almeno per i prossimi 50 anni. Non ne discende, purtroppo, che, in assenza di fallo, prevalga la dolcezza, lo spirito di servizio, l’altruismo o la capacità di armonizzare gli opposti. Esistono donne straordinarie, donne brave, donne competenti, donne abili. E ce ne sono molte di più di quanto si possa anche soltanto immaginare. Ma esistono anche donne stupide, donne fasulle e donne carogna.
E anche queste ultime, ahimè, stanno diventando, una carta vincente. Un asso populista da calare con successo sul tavolo della politica.
Bisogna fare molta attenzione, al fattore “D”. Potrebbe addirittura diventare la più abile e amabile delle moderne fregature.
E le fregate rischiamo di essere sempre noi. Noi donne.

www.lidiaravera.it

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