Buon primo maggio…
Mai Primo Maggio è caduto in un momento meno adatto a far festa, a celebrare e celebrarsi, a far sventolare le bandiere rosse, squillare le trombe e scorrere la retorica sulle magnifiche sorti dei lavoratori. Con il ritmo assunto, negli ultimi anni, dagli incidenti sul lavoro, si potrebbe gemellare con il 2 novembre, il Primo Maggio. Tre al giorno, è la media. Tre operai morti ogni 24 ore. Infatti è dedicato a loro, a quelli che rischiano la pelle per 1000 euro al mese, il tradizionale concerto di Piazza San Giovanni. Che cosa diranno, dal palco, fra un cantante e una band, che cosa dirà il segretario della Cgil, che cosa potrà promettere?
La destra è al governo del Paese e, da pochi giorni, anche della Capitale. La destra, non un centrodestra, non una sinistra moderata, non una rinata democrazia cristiana, no, una coalizione di partiti destra.
Si farà carico del problema delle morti bianche? Molte delle vittime sono immigrati, spesso precari, indeboliti dal non conoscere le regole, dall’essere gli ultimi arrivati.
A trionfare, quindici giorni fa, alle elezioni politiche nazionali, è stato un partito, la Lega, che sull’immigrazione ha elaborato soltanto un progetto: buttarli fuori, il più presto possibile, il più possibile radicalmente. Non farne entrare altri. Lo festeggeranno, il Primo Maggio, quelli, fra gli operai, che hanno votato Lega? Oppure opteranno per un sobrio raduno padano, a bere ampolle di acqua benedetta da Federico Barbarossa?
Mai il Primo Maggio è stata una festa così poco scontata, così lontana dalla riposante ritualità.
Viene da chiedersi, come per le occasioni mondane, chi ci sarà: quelli che ci sono sempre andati per abitudine e continuano per scaramanzia? Quelli che siccome era diventata un abitudine non ci andavano più ? O, magari, quelli che non ci sono mai andati e che, quest’anno, decideranno di andarci, per l’insopprimibile desiderio di rispondere, da una piazza gremita, allo sconcerto di questo lungo “day after”.
Piazza San Giovanni faticherà a contenerci tutti.
Lì per lì, la botta ci ha tramortiti, riuscivamo a scambiarci soltanto messaggi di incredulità. Di perdere il primo incontro, quello nazionale, i più accorti se lo aspettavano. Di perdere anche quello simbolico, romano, dopo 15 anni di buon lavoro amministrativo, se lo aspettavano soltanto militanti e simpatizzanti della corrente Cassandra, i compagni del bicchiere mezzo vuoto, gente che se tutti fanno il coro non canta, se si aprono le danze e si promettono poltrone, resta seduta sul suo strapuntino, a sorseggiare meditabonda l’amaro calice dell’autocritica. Io ho inoltrato regolare domanda per essere ammessa, in questa énclave di realisti, voglio imparare a prevedere le sconfitte, eventualmente ad evitarle, e, nel caso siano inevitabili, a farle fruttare in termini di consapevolezza degli errori, coscienza dei ritardi e percezione dell’ipotetico protrarsi di illusioni datate. Non so se passerò l’esame, ma intanto mi applico con zelo. Per esempio ho incominciato ad ascoltare con molta umiltà quelli che hanno vent’anni e trent’anni. Non “ i giovani” comparsi, per decisione unanime delle segreterie, nelle liste dei Partiti politici, che sbandierano la loro età come se fosse un diploma di eccellenza, no, non loro. Io ho incominciato ad ascoltare i giovani che vivono vite reali, precarie ma appassionate, che danno vita a giornali on line (come il bellissimo “Crak”), che si riuniscono e discutono e leggono Latouche e si interrogano sulla necessità della decrescita e sull’equilibrio ecologico e sulla povertà d’acqua nel pianeta, che lavorano a un progetto di televisione libera, che si sbattono per aprire nuovi canali di circolazione delle idee e dell’informazione… sono questi i giovani che hanno qualcosa da dire. Sono, e ancora si sentono, “di sinistra”, ma non sanno neppure che cos’è l’ideologia. Non si riconoscono nei partiti ma non si riconoscono nemmeno nel vaffa-day. Infatti sono andati a votare. Hanno votato Veltroni e hanno votato Rutelli, controvoglia ma disciplinatamente. “Qui non tratta di tapparsi il naso, noi stavamo proprio in apnea”, mi ha detto uno di loro. Ma è lo stesso che mi ha telefonato in preda alla disperazione per la vittoria di Alemanno. Beh, ho detto, tanto a voi Rutelli non piaceva. Li per lì non ha risposto, poi ci ha ripensato: “Adesso sarà tutto più difficile, ma bisogna farlo lo stesso, bisogna che ci diamo una mossa.”. Non ho indagato oltre, ma, per la prima volta in quindici giorni, ho percepito un alito di vento tiepido, un po’ di ottimismo. Forse il tanto implorato ricambio generazionale doveva passare proprio per l’amara radicalità di questa sconfitta. Dovevamo percepire, con dolore, la fine dell’epoca in cui siamo cresciuti, veder scomparire le varie rifondazioni comuniste, veder barcollare le nuove formazioni, ancora incerte nelle loro identità moderne. Dovevamo sentir dire a un leader politico “è una sconfitta” e a un giovanotto sconosciuto “è il momento di fare qualcosa” per farci tornare la voglia di festeggiare il “Primo Maggio”, di andarci, tutti insieme, non per partecipare al gran gala del sindacato, ma per guardarci in faccia, per contarci, per mettere in comune, sia la tristezza che la determinazione, sia la pazienza che l’ironia. Come ogni “buon rivoluzionario” deve saper fare, soprattutto in assenza di rivoluzioni.



Io ho incominciato ad ascoltare i giovani che vivono vite reali, precarie ….
—-
Cioe’, hai iniziato ad ascoltare i giovani che ti piacciono e che la pensano come te, per capire quelli che NON la pensano come te.
Logico. Geniale. Ti avranno stupito, ne sono certo.
Uriel
Ho letto il suo bellissimo editoriale di oggi sul 1maggio, lavoro come medico in una nota localita’ termale in Toscana, dove ho avuto anche il piacere di conoscierla di persona: piu’ che un commento, un breve aneddoto:un anno fa ho visitato un signora che non conoscevo.Prima della prescrizione ho notato la data di nascita 8 sett/943. Ho commentato: lei e’ nata un giorno di grande importanza storica, ma anche io me la cavo perche’ sono nato il primo maggio 1938; risposta, LEI E’ TORO ! avrei voluto strozzarla con stima e affetto nicola save
Buon primo maggio a tutti i lavoratori, quelli veri. Quelli che ancora credono a qualcosa.
Un abbraccio a tutti.
Affinche’ la classe politica attuale ripristini in blocco la societa’ degli anni 80 eliminando e revocando tutte le riforme fatte in questi anni di confusione completa….noi ti preghiamo !!!
Nei giorni successivi ai riti in Piazza San Carlo o in Piazza San Giovanni…capacità di pensare, di progettare e di fare concretamente insieme.
Uscendo dalla babele del rumore generale.
Rompendo l’isolamento della nicchia prefabbricata dal Grande Fratello…
Coaguli di intelligenze operative in tutte le piccole aree territoriali omogenee del Paese…
Arcielago del Nuovo Rinascimento Equo, Ecocompatibile, Pacifico.
Liberamente e pienamente comunicativo…attraverso un luogo televisivo comune, costruito da tutti, tutti i giorni…
Vorrei sentirti al telefono 049 -504171 o cell. 3478460816
Buon primo maggio a tutti, per quel che può contare in questa Italia. Sperando che ci si renda conto che prima di cominciare a trovare dei maestri, bisogna riesplorare il duro e angoscioso quotidiano.
Si, Lidia, certamente i giovani! Anch’io non mi capacitavo. Stamattina mentre stiro penso: questo risultato è stato dettato da chi alle ideologie non crede più e vuole i fatti (anche se dimentica che i fatti sono il risultato diretto delle azioni e soprattutto delle sceltefatte in passato). E’ come se l’Italia fosse in mano o a chi ha una testa senza un corpo, o ha un corpo senza testa. In entrambi i casi siamo in un vicolo cieco. Non ho consigli, non ho ricette. Nemmeno voglia di festeggiare. Help!!!
Anno 2000
sono passati cento anni
dalla morte del prof. Nietzsche
e una cosa che mi trova d’accordo con
il cavaliere è
l’On. Stefania Prestigiacomo.
Il suo sorriso propositivo
incanta
dissuade
risolve.
Sia lodata la Patria ..
ha trovato il consulente giusto.
Cos’altro
se non pari opportunità
il potere istituzionale
dovrebbe dispensare.
Se a piazzale Loreto
ci fossero mille persone
e l’On. Prestigiacomo
lanciasse duecento palline
.. mi domando ..
gli ottocento che non avranno la pallina
sono istituzionalmente deficenti?
Per far si che un cavaliere
possa dire : io sono capace
deve avere
in quache modo
chissà come almeno due grosse palline.
Ogni qualsiasi rivoluzione
che abbia una qualche probabilità
di riuscita
è legittima.
Sia lodato l’On. Prestigiacomo:
.. sempre sia lodato.
Cara Signora Ravera, mi vergogno quasi a dire che ho scoperto solo oggi questo suo sito. Vorrei solo esprimerle la mia grande stima che nutro da anni nei confronti della sua attività sempre coerente a valori che condivido pienamente.
Tutto ciò, semplicemente , per augurarLe e augurarVi un buon Primo Maggio che faccia ripartire una nuova costruzione. E ora, come prima,mettiamoci al lavoro.
Bruno Zoia
Penso che mai come oggi si debba avere una certa umilta’ nel confrontarsi e nell’ascoltare o leggere cio’ che la gente e, in particolare le giovani generazioni, desiderano, progettano, pensano, soffrono, subiscono.
Tutto cio’ che porta novita’ e’ positivo, a mio parere, anche il blog di Grillo.
Ognuno di noi ,con le sue possibilita’, la sua eta’ e le sue ‘antenne’ , deve portare il suo contributo per tentare di migliorare e di incidere positivamente il presente.
Cara lidia, se i vecchi che hanno okkupato le segreterie di partito e la politica in generale (vecchi sia per anagrae che soprattutto nel cervello) avessero dato spazio ai giovani (non solo anagraficamente) che negli ultimi hanni hanno mandato messaggi e stimoli che la politica ha puntualmente rifiutato, deriso, o fatti suoi solo in apparenza prima delle scadenze alettorali, ora non saremmo quì a piangere la sconfitta della sinistra.
Se questa sconfitta servirà davvero a favorire un cambio generazionale…. allora sarà benvenuta!
Io non credo che i giovani siano migliori dei vecchi solo per questione anagrafica, ma la parte sana di questa gioventù cresciuta a nutella e pubbliicità, forse ha sviluppato quegli anticorpi che riescono a rendarla indipendente dalla propaganda per mezzo televisivo, hanno coscienza dei problemi reali, hanno soprattutto quella capacità ad immaginare un mondo, una società migliore… non hanno perso la capacità di sognare che ormai da anni non è più presente neanche nella parte migliore della politica italiana!
Cara Lidia, rileggo un articolo che Tullio De Mauro ha scritto per Internazionale (n.734 del 7/13 marzo 2008) e che cosi’ inizia:”Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera dall’altra, una cifra all’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficolta’ una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatre’ superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguarda fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, e’ oltre la portata delle loro capacita’ di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale e’ un’icona incomprensibile”. De Mauro, che tutti noi conosciamo come persona di alta credibilita’, riferisce che questi dati risultano da due indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005, effettuate con criteri scientifici in diversi paesi. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo si trovano anche in societa’ progredite, continua De Mauro, ma non nelle dimensioni italiane. Tra i paesi indagati l’Italia batte quasi tutti tranne lo stato del Nuevo Leon,in Messico. Questi risultati, resi pubblici in Italia l’ultima volta nel 2006, non sono stati pubblicizzati da parte dei mezzi di informazione, ne’ tantomeno dai leader politici del nostro amato Bel Paese.
Bene, se questo e’ vero (a parte i 5 analfabeti su 100, cifra altissima per un paese europeo) ci sono 71 italiani su 100 9tra i 14 e i 65 anni, quindi non tutti elettori) in grandissima difficolta’ di lettura e scrittura, cioe’ di comprensione globale della realta’, dell’accadimento dei fatti, eccetera.
Con queste persone , errore gravissimo e’ considerarli dei mentecatti, deve confrontarsi la sinistra ( o quel che resta oggi), il centrosinistra, cioe’ il PD, il mondo intellettuale, culturalmente progredito, avanzato, che invece, schifato, li guarda con orrore. Interroghiamoci sugli strateghi della comunicazione, sui Bettini e compagni che hanno pensato come vincere le elezioni e cosa far dire a una persona per bene come Walter Veltroni (oltre a quello che sapeva e sa dire da solo) di fronte a un elettorato di questa levatura. Per vincere le elezioni, lo ripetero’ fino alla fine dei miei giorni, bisogna convincere non solo TUTTA la tua parte (che gia’ e’ un’impresa visto l’aumento degli astensionisti) ma soprattutto gli altri, quelli che odiano la cultura, quelli che non sopportano la spocchia del professor Dalema, le parole incomprensibili unite alle lunghe pause di Romano Prodi, le elucubrazioni di Bertinotti (tutti noi abbiamo sempre riso alle imitazioni di Guzzanti) o le analisi di Pecoraro. Dall’altra parte dello schieramento il nano sa bene cosa dire e a chi rivolgersi. Tutti i “cervelli” che lo circondano studiano minuto per minuto le reazioni di questa enorme catino di possibili suoi elettori e ne conoscono alla perfezione i desiderata. Noi che stiamo dall’altra parte no, noi siamo superiori e guardiamo dall’alto lo schifo che ci circonda.
La classe operaia non vota piu’ per la sinistra? I ceti meno abbienti, le periferie votano AN al centro sud e Lega al nord? Peggio per loro.
Ricordo un episodio marginale ma, per me significativo. All’indomani della seconda salita a Palazzo Chigi del nano (con larga maggioranza aveva sconfitto, guarda caso, Rutelli ‘ce lo siamo dimenticato?), i verdi si riunirono a Bologna per parlare di natura e di futuro. Fui invitato a dire la mia come ambientalista e giornalista. Dissi solo questo: abbiamo 5 anni di tempo, visto che per 5 anni governeranno, per andare tutti a scuola di comunicazione, per trovare persone che sappiamo dire cose chiare , semplici, efficaci, dirette ,con un buon accento (magari non necessariamente milanese). Dirle tutti allo stesso modo, come un coro da Filarmonica, cioe’ non stonato. Alle elezioni del 2006 si presento’ Prodi (grande , eccelso comunicatore) con tutta una pletora di voci differenti, alternative alcune, persino antagoniste. Furono vinte (nonostante la legge Porcellum) per 10 a 9, cioe’ con un senatore di scarto a Palazzo Madama.
Si poteva governare con quella situazione? No, in una realta’ normale no. Ma se si fosse riandato a votare subito avrebbe vinto - lo si disse chiaramente - il nano (scusate ma non riesco a chiamarlo diversamente). Cosi’, con una strategia ideata da chi vuole a tutti i costi il suicidio, Prodi ha governato per questo passato pezzetto di legislatura non riuscendo neppure a comunicare le cose buone che faceva, con un portavoce (Sircana e’ stato eletto senatore! Lui le sue elezioni le ha vinte) che non ha mai parlato… Poi si e’ andato a votare per suicidarsi definitivamente.
Il comitato elettorale di Veltroni ha fatto miracoli per mantenere il distacco, accorciandolo alla fine di un punto ( o di mezzo punto?). Il Primo maggio, cara Lidia, e’ passato da 2 giorni. La festa dei lavoratori ce l’hanno fatta gli altri che governeranno per cinque anni filati. Noi, andare a scuola di comunicazione,no? Ancora una volta,no?
Un saluto dalla Finlandia
Forse ho trovato la frase che più mi rispecchia in questo momento:”So.Ma non approvo.E non sono rassegnata” (Edna St.Vincent Millay)
Sempre di più la sinistra mi sembra un salotto buono per poki intimi ! e me ne dispiace perkè non so proprio più ke santo votare!
“E’ come se l’Italia fosse in mano o a chi ha una testa senza un corpo, o ha un corpo senza testa.” Sono parole di un partecipente a questo blog che mi sembra abbia colto bene la situazione o comunque l’abbia riassunta con una certa efficacia. Da una parte ideazioni che seguono le loro logiche senza molto confrontarsi con la realtà concreta, dall’altra umori che si addensano senza una direzione e disposti ad ascoltare qualunque sciocchezza. Non è una situazione difficile, è una situazione esplosiva anche se si presenta in maniera grottesca. Per uscirne non soccorrono gli strumenti ideologici, negati a parole, ma ben presenti ovunque come manette intellettuali, Occorre invece sensibilità che è una forma di pensiero assimilabile all’ esprit de finesse, dopo tanta geometria. Cosa è cambiato in Italia e anche, sia pure in modi più dignitosi, in varie parti di Europa? Proverò ad abbozzare una risposta che probabilmente sorprenderà qualcuno: è cambiato il sentimento del tempo. Sono pazzo? Possibile. E tuttavia basta tentare di vedere le cose da un’angolazione un po’ diversa. Fino agli anni ‘90 tutte le lotte per il lavoro e per i diritti di libertà sono state pensate e sentite come parte di uno sviluppo, di un progresso in nome del quale si poteva anche sacrificare qualcosa del presente. E’ il brodo di coltura nel quale è nato lo stesso pensiero socialista e marxista e nel quale sono anche nate le lotte reali dal luddismo fino alla famigerata concertazione che si pone proprio su questo ambiguo crinale. Poi le economie occidentali hanno cominciato ad avvertire il declino, non più una semplice crisi, parte di un cliclo in qualche modo comprensibile e razionalizzabile. Così quasi tutto, insensibilmente è cambiato. La nostra società, manca del senso del futuro e dunque il presente diventa l’unica posta valida da giocare. Più l’offerta politica è articolata, più la lotta appare in prospettiva, più appare meno appetibile, nonostante qualsiasi evidenza razionale. Ci stupiamo che vinca chi promette di offrire subito un’elemosina? Ci indignamo se si cerca l’uomo della provvidenza o se il cambiamento e la discontinuità premiano solo in quanto tali e senza alcun retroterra? Ci impressiona se il senso di insicurezza, inteso nel suo esteso significato esistenziale fa aggio su qualsiasi altra pulsione? O se la delusione è più forte della speranza? Credo che prima di ogni cosa occorre mettere le mani in questo maelstrom, per capirlo e assieme ad esso comprendere noi stessi.
non posso fare a meno di commentare! come ha ragione fabrizio carbone!! ma tant’è…
…. Anche dopo il Medio Evo una persona di rango poteva spogliarsi di fronte ad altri con una
certa noncuranza e, con altrettanta noncuranza, esercitare in pubblico le funzioni corporali …..
..se davvero tutto questo risveglierà le coscienze di giovani e meno giovani…beh!allora,meglio così….perchè se è vero che prodi e compagnia hanno fatto qualcosa per ridare a questo paese un pò di dignità è vero anche che da molti luoghi dove la sinistra avrebbe potuto fare non ha fatto..io vivo a napoli ed ho votato rifondazione,giusto per capirci!…se è questo che ci meritiamo magari è vero che nessuno ha davvero capito niente..e c’è davvero tutto da rifare…..riscrivere la storia e riportare in piazza la gente che ha a cuore la collettività e non solo l’interesse del singolo….diamoci da fare,dunque!tutti!….cominciando dal proprio quotidiano,per cambiare la cultura del benessere….
…Mah… La lega vuole buttare fuori gli Extracomunitari, ma Berlusconi dice di voler aprire nuovi cantieri. Domenica scorsa su Report, la Gabbanelli ha riportato una dichiarazione di non mi ricordo chi, in cui si sosteneva l’impossibilità di prescindere dalle braccia degli extracomunitari (o neocomunitari) per la costruzione delle infrastrutture promesse, a meno di non inventare corpi con sei braccia, tipo la Dea Kali (che si scrive senza accento, sennò diventa un cognome siciliano). Quindi, questo sembrerebbe un altro problema “fantasma”, cioè di quelli che appaiono solo quando fa comodo. Il problema sul primo maggio è piuttosto un altro (a parte quelli già citati da te), ed è esemplificato in un articolo di Adriano Lanzi su CrakWeb: almeno a Roma, sono diciassette anni che esiste un’identità (mai dichiarata, ma assolutamente innegabile) tra il Primo Maggio e il concertone di Piazza S. Giovanni. Poi succede che vince la destra, e tutti (giovani, meno giovani e vecchi) si chiedono cosa sia successo. Cos’hanno sbagliato. Dove non hanno capito. Dove sono rimasti. E poi, infine: “Perché?”
Perché si è trasformata l’identità politica in un gioco di ruolo. Piano Piano. Pacatamente. Perché essere di sinistra è diventato avere in testa “poche idee, ma molto confuse”.
Perché la sinistra insegue la destra sul suo territorio. Sulla Sicurezza. Sulla visione della cosa pubblica come “Panem et Circenses”. Prendi la festa del cinema, per esempio: bella, bellissima, io ci sono stato, l’anno scorso, con l’accredito (30 euri); bella la finestra sul Cinema Indiano (non ne ha parlato nessuno. Credo di essere stato l’unico a recensire un paio di pellicole - carine, tra l’altro - ma nessuno mi ha comprato gli articoli, per cui li ho dovuti mettere sul mio blog); il tappeto rosso è stato suggestivo, belle le locations, qualche problema, ma una macchina organizzativa davvero imponente che ha saputo reggere l’urto. Solo che non è la festa di tutti i romani. E’ la festa di “certa parte di Roma”, e non la migliore; quella che sa coniugare l’impegno civile e politico con la passione per i Rolex mediante una dialettica impeccabile e una partecipazione reale. Pericolosa, proprio per questo. L’amministrazione Veltroniana è tutt’altro che incriticabile. E lo è sulla base - tremenda - di un certo classismo di fondo, a base borghese. E non è di sinistra.
Non è di sinistra promuovere il centro di Roma nel mondo e dimenticarsi delle borgate. Non è di Sinistra rifare tre volte il manto stradale di Prati, e lasciare la strada dove Giovanna Reggiani è stata assassinata senza lampioni, dopo 5 mesi. Certo, è difficile: sono cambiate le categorie, è cambiata la classe dirigente e i “paletti” della politica. In più ci fanno il gioco delle tre carte (Destra, centro destra, centrosinistra, sinistra), però la differenza tra Vendola e Gasparri è chiara lo stesso.
Veltroni però non è di sinistra, l’ha pure detto - tanto lo sa che la gente se lo dimentica - mentre Alemanno è di destra, tout court. la scelta dei romani potrebbe essere anche interpretata come una richiesta di chiarezza. Forse il potere rende stupidi. Sennò come poter giustificare la candidatura di Rutelli? Mi sono venuti in mente quei cortigiani di Ceaucescu, che quando la folla inferocita stava assiepata alle porte del palazzo presidenziale, dicevano al dittatore e alla moglie: “Tranquilli, la gente è felice, va tutto bene”. Come no.
bHagi e abbrHagi
Maggiolata
Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l’acqua la terra il ciel.
E a me germoglia in cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.
Giosuè Carducci
(supercarineria ottocentesca)
Left by enrico dignani on Maggio 7th, 2008