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Candidata Ravera : a riposo

Ravera | Lavori in corso | 29 Marzo 2010 | 1,386 letture

Dunque, è finita. Ed è finita con una sensazione gradevole e una sgradevole. Quella gradevole: ho sentito calore, affinità, affetto. Mi è sembrato facile farmi capire. Perchè molte e molti condividevano le motivazioni profonde della mia scelta di candidarmi ad entrare in un’ istituzione: delusione, stanchezza, voglia di rompere il circolo vizioso, quel ritornello un po’ ossessivo e sicuramente perdente:”la politica è una cosa sporca, non sporchiamoci con la politica”. Sporchiamoci, invece. E sporchiamoci per fare pulizia! Bello sentirsi capiti…La sensazione sgradevole è recente: giovedì scorso è uscito un mio commento su l’Unità, in cui sottolineavo l’importanza e la bellezza e la necessità dell’evento “Raiperunanotte” ed esecravo il tentativo del centrodestra di attaccarsi ad un momento, pochi secondi, del monologo di Daniele Luttazzi, per boicottarne la forza. Le prime righe dell’articolo erano tutte dedicate alla libertà espressiva di cui gode e deve godere l’arte. Difendevo quindi il diritto degli artisti di mostrare o nominare qualsiasi pratica, sessuale e non. A Luttazzi imputavo soltanto di aver “preso una stecca” . Una stonatura. Perchè le sue parole sarebbero entrate in tre milioni di case e questo è un momento in cui è importante non perdere nessuno. La serata era, soprattutto, un fatto politico. Rivoluzionario per forma e contenuti. Tutto qua. Sono stata sepolta da lettere di dissenso. E questo va bene. Io lo accetto il dissenso. Una invece mi ha ferito: c’era un tizio che mi accusava di essere diventata una specie di leccaculo del vaticano nel momento stesso in cui ho deciso di diventare “un politico”. Questo è stupido e ingiusto. Però ho avuto modo di assaggiare che cosa vuol dire essere sussunti ad una categoria sputtanata come quella dei politici. Per la prima volta, in questo lungo mese di marzo, mi sono pentita di aver accettato la candidatura.

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