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Candidata Ravera …presente!

Ravera | Lavori in corso | 3 Marzo 2010 | 1,422 letture

Perchè mi sono candidata.

Ho deciso di candidarmi nella Lista Civica per Emma Bonino innanzitutto per lei, per Emma Bonino.

Volevo, voglio, portarle voti. Voglio portarle anche i voti di chi è stanco di votare. Tutte quelle donne e quegli uomini che hanno votato troppe volte nella loro vita e sono rimasti delusi e non si sentono più rappresentati.
Voglio dire, candidandomi: io scommetto su Emma Bonino.
Scommetto che lavorerà per tutti. Noi cittadini del Lazio. Lavorerà per farci vivere meglio.

Io a questo penso quando penso alla politica. Soprattutto quando penso al governo del territorio. Penso all’idea di far funzionare meglio quello che c’è. E di inventare, creare, rendere realtà quello che non c’è. Quello di cui abbiamo bisogno.
O desiderio.

Su quelli che sono i bisogni e i desideri dei miei concittadini io ho delle idee, delle opinioni. Perché vivo nel mondo, perchè non sono cresciuta nelle stanze di una segreteria di partito e perché mi guardo attorno. Forse anche per deformazione professionale, dato che il mio mestiere è raccontare storie, scrivere romanzi e quindi osservare, registrare il disagio, ma anche il dolore, la fatica delle donne e degli uomini, dei giovani e dei vecchi.

I Giovani

E’ sotto gli occhi di tutti che non riescono a incominciare a vivere. Subiscono un vero e proprio ritardo della crescita perché sono costretti ad abitare la casa di mamma e papà.
Hanno lavori precari o non hanno lavoro.
Se studiano e si aiutano con qualche lavoretto, non possono comunque andarsene perché non ci sono case per studenti.
E uno studente non può sostenere, per un appartamento, il prezzo di mercato.
Restare a casa fino a 25,30, 35 anni ha delle ricadute psichiche pesantissime.
Sui figli, sui genitori.
I giovani devono essere messi in condizione di diventare grandi.
E questo vuol dire ottenere:
• per i moltissimi lavoratori precari, lo stesso sostegno che hanno i lavoratori dipendenti. Non possono essere abbandonati a loro stessi, i precari. In tempo di crisi, sono i primi a perdere il posto.
• stanze e abitazioni per studenti e precari, a prezzi “politici”. Popolari.
• per chi studia ( e lo fa seriamente, con merito) i “prestiti d’onore”, un assegno mensile che restituiranno da quando percepiscono il primo salario o stipendio. Un tanto al mese, per tutti gli anni necessari.
E’ una assunzione di responsabilità. E’ un passaporto per uscire di casa.
Basta coi bambini vecchi.

I vecchi

Alla fine dell’età produttiva, o poco dopo, 50 anni fa si moriva, adesso si vive un’ intera altra vita. 35/40 anni.
Che vita è? Una vita vuota. Senza funzione e senza dignità, senza il rispetto degli altri.
Vanno arredati, riempiti questi lunghi anni vuoti.
• innanzi tutto con la formazione: si può cominciare o ricominciare a studiare. Si può ricominciare a insegnare.
• poi con i servizi alle altre età della vita. Dagli asili ai centri ricreativi e sportivi alle libere università. Lavori pagati che ti tengono in relazione con le altre generazioni. Che ti fanno sentire parte della comunità. Che ti tengono attivo. Attiva.
Per una vita che duri tutta la vita

Le donne

Le donne non sono ammortizzatori sociali. Non sono i tappabuchi di una società squilibrata e non solidale.
Le donne non sono UN SERVIZIO
Le donne hanno bisogno di SERVIZI.
• Asili e case per anziani che non siano tristi anticamere della morte. Aiuti domestici per le lavoratrici.
• Una sanità attenta alla prevenzione e uguale per tutte. Senza attese di mesi. Senza discriminazioni.
• Poi, ovviamente: democrazia di genere.

A cominciare da qui, dalle regioni, dai comuni dalle provincie.
Tante donne quanti uomini. Non una di meno.

E non mi dicano che i soldi non ci sono:
basta non rubare. Basta non sprecare. Basta che tutti paghino le tasse.

Infine la Cultura

La cultura non è un fiore all’occhiello, non è pizza e fichi, non è svenire davanti alla tivvù.
E’ una necessità primaria, soprattutto oggi, che rischiamo di perdere, nel generale imbarbarimento, ogni senso di appartenenza, ogni orgoglio nazionale.

La cultura è una risorsa economica e una necessità politica.

Nel Lazio, poi, l’audiovisivo è la seconda industria dopo l’edilizia.

Chi si occupa di cultura, oggi, spesso vive una miseria occulta, una precarietà senza speranze. Perché la cultura è considerata superflua e chi vuole occuparsi di cinema teatro letteratura poesia musica arte è considerato, sotto sotto, uno che non ha voglia di lavorare. Non è così: fare cultura è lavoro e produce lavoro.

La cultura va promossa e sostenuta. Con trasparenza. Senza favoritismi. Va finanziata la sperimentazione culturale. Se no rimaniamo fermi. A inseguire le regole del mercato.
Va protetta e garantita la produzione nazionale di film e telefilm.
Va incentivata la formazione del gusto, l’apprendimento della scrittura, della musica…
Perché i cittadini colti sono cittadini in grado di difendersi dall’omologazione al ribasso, dal decadimento dei costumi, dalla produzione di stupidaggini su vasta scala, dalle menzogne e dalle fregature. I cittadini colti conoscono la tolleranza e sanno ascoltare. Investire sulla cultura vuol dire riprendere il dialogo. Di nuovo. Finalmente. Invece di stare ciascuno nel suo angolino. A lamentarsi del presente.

Chiudiamo la fase del pianto sterile, riprendiamoci la politica

Ufficio stampa campagna elettorale per Lidia Ravera:
Marina Raffanini: 333-4613423

Contatti Lidia Ravera
Mail: lidia@rara.fastwebnet.it
Sito: www.lidiaravera.it
Facebook: gruppo “Lidia Ravera con Emma Bonino”

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