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Il penoso Viale del Tramonto del Cavaliere

Ravera | Articoli, l'Unità | 18 Settembre 2009 | 4,543 letture

Un vecchio, più vecchio dei suoi anni, un uomo che non riesce più a controllare le sue emozioni, che ha perso, o sta perdendo, il contatto con la realtà. Questa è l’impressione diffusa (non proprio un opinione quanto piuttosto una sensazione) di fronte al Berlusconi più recente. Quello dell’aggressione a giornali e giornalisti “incontrollabili”, a ogni opposizione (anche minima), ai meno subalterni dei suoi partners di maggioranza. Colpisce la voce stridula, l’arrancare in cerca di una costruzione sintattica condivisa, di un aggettivo appropriato, di un epiteto efficace. È stupefacente l’infantilismo burbanzoso delle lodi rivolte a se stesso: io sono il miglior Presidente del Consiglio da prima che nascesse il mondo, io sono il più bravo di tutti e il più ricco e il più fico e tutti quelli che dicono il contrario sono invidiosi e a tutte le ragazze piace moltissimo stare alle mie cene con me medesimo e figuriamoci se le pago che fanno la fila per baciarmi le babbucce. È quell’allentarsi dei freni inibitori, quel “me ne frego” che sottende ogni esibizione di protervia tipica dell’estrema vecchiaia e debolezza, quando, in fondo, non te ne importa più niente del giudizio degli altri, vedi soltanto te stesso e la fine che si avvicina. Allora gridi e ridi e rilanci, perché ti senti solo e hai paura. Non per tutti la vecchiaia è così brutta, ma per i narcisisti assoluti sì. Infatti, nonostante tutto, mi fa pena, Silvio Berlusconi: contestato dal cinquantenne Fini, così padrone di sé stesso, dignitoso, quasi solenne, minacciato dal neosessantenne Bossi, così ruspante da essere radicato nel territorio come un tubero vincente, rifiutato dal cinquantenne Casini, così pericoloso da quando la Cei ha rivelato che nel Regno dei Cieli non si possono portare le escort. Mi fa pena come tutte le “Star” quando imboccano il Viale del Tramonto.

E ora denunciaci tutte

Lidia Ravera | Articoli, l'Unità | 4 Settembre 2009 | 5,040 letture

Confesso che ho criticato Silvio Berlusconi. L’ho fatto dal primo momento che l’ho visto (un colpo di fulmine). Oralmente, per iscritto. Nel privato dei miei quadernini, nel semi-pubblico del mio sito internet, dalle colonne de l’Unità, sulle pagine di Micromega, perfino, per sette anni, su quelle di “Io Donna”, supplemento del Corriere della Sera (nel cenozoico, quando Mieli si era appena insediato). Ho criticato Silvio Berlusconi esercitando un diritto sancito dalla Costituzione. Non l’ho mai insultato, perché non sono ricca e potente come lui e quindi non posso permettermelo (non potrei mai dire, io, per esempio, che i magistrati sono matti…), ma anche perché non sono il tipo che insulta. Sono il tipo che si informa e quindi informa. Che mette alcuni dati in relazione fra loro e li commenta. Anche Silvia, Marianovella, Federica, Natalia e Concita sono tipe così: donne che si informano e poi informano. Donne che esprimono opinioni, e le motivano. Poi ci sono tutte le altre. Le innumerevoli donne e ragazze che si sono sentite offese e minacciate per l’immagine femminile emersa dalle intercettazioni telefoniche, dagli scandaletti fotografici, da 25 anni di televisioni commerciali con la loro estetica delle tette e dei culi, dalle lettere di una moglie stanca (Veronica), dalle battute di un marito instancabile nella sua fissazione erotica primitiva (Silvio, gran donnaiolo soddisfatto, nei secoli fedele alla mistica dell’erezione che sfonda la madre terra e ingravida il futuro col suo seme imperiale). Ci sono tutte le madri preoccupate per le loro figlie, e tutte le figlie preoccupate per se stesse. Preoccupate, annoiate, avvilite. Ci sono le donne discriminate e quelle abusate. Ci sono le donne convinte che è discriminante e incoraggia gli abusi, questo gran mercato del corpo femminile: tu passi una “F…” a me e io faccio avere un privilegio a te. Queste donne non sempre hanno diritto di parola. Se ce lo avessero lo userebbero. E non per mettere in discussione la “potenzia coeundi” del premier, bensì il suo diritto a continuare a guidare il governo, a fregarsene del conflitto d’interesse, a perseguitare l’opposizione, a reprimere la libertà d’opinione, a far regredire la relazione fra i sessi, a ridicolizzare un intero Paese agli occhi del mondo.
Che tutte queste donne scrivano. Subito. Prima che l’Unità finisca i soldi per la carta, dovendo pagare la “multa della libertà”. Che scrivano, che parlino, che gridino forte…vediamo se ci denuncia tutte.

Firenze, fuorilegge la solidarietà

Lidia Ravera | Articoli, l'Unità | 6 Aprile 2008 | 5,279 letture

Vignetta di Mauro Biani“Nei giorni scorsi una signora non vedente ha urtato contro un mendicante, è caduta e ha riportato diverse ferite. Poteva inciampare in una delle migliaia di buche di cui è costellata la città del Giglio. O in una delle centinaia di transenne che proteggono l’incolumità dei cittadini dai lavori piccoli e grandi che incominciano sempre e non finiscono mai”. L’ho letto su “Liberazione” che, giustamente, concede titolo e “copertina” alla nuova trovata di Graziano Cioni, Assessore alla Sicurezza di Firenze: “Achtung Banditen: A FIRENZE L’ELEMOSINA è REATO… un nuovo regolamento della polizia municipale per combattere la piaga dei mendicanti”.
Posso associarmi all’indignazione dell’ultimo “giornale comunista” (così sta scritto in alto a destra, sopra la testata) dell’Italia post moderna? Sì, posso, anzi, devo.

Un altro Tg è possibile?

admin | Articoli, l'Unità | 2 Marzo 2008 | 4,814 letture

“Ecco, i resti dei fratellini nelle bare qui a fianco. Sono praticamente in stato di mummificazione. La loro quasi sicuramente è stata una morte orribile. Ecco: potete sentire la folla che applaude al passaggio del carro funebre, in segno di rispetto. In segno di partecipazione..”. Il cronista, la mano stretta attorno al microfono, appare mesto, le facce rotonde dei ragazzini del paese di Gravina in Puglia premono per entrare nell’inquadratura. Forse conoscevano Ciccio e Tore, forse provano un senso di smarrimento e di pena, ma sono, in qualche modo, contenti di essere lì, di essere in televisione. La gente che passa per caso accanto ai luoghi dove succede una disgrazia diventa, se la disgrazia è eccezionale, comparsa in un telefilm dagli ascolti debordanti. Prime time, roba forte.

Quel che non sanno i teo-misogini

admin | Articoli, l'Unità | 29 Febbraio 2008 | 3,850 letture

“Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, né nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio”. Così comincia l’inchiesta di copertina de “L’Espresso” . Lo strillo che ha attirato la mia attenzione dice: “Sempre e solo donne”, e sotto, in rosso: “Tutti le vogliono dalla politica ai media. Ma vengono discriminate e costrette ancora a difendere la 194…”. Triste e vero. Tutti ci vogliono, nessuno si leva dai piedi per farci spazio.

Dal formaggino alla frutta

admin | Articoli, l'Unità, Lavori in corso | 24 Febbraio 2008 | 3,168 letture

Lo stile “Libero” ha fatto scuola, l’editoriale de “il Giornale”, infatti, si intitola “Lo chiamavano formaggino”, e sposa i toni di una scampagnata fra vivaci populisti di destra. Visto che chi compra “L’Unità” non compra “Il Giornale” (amenochè l’invito al dialogo non sconfini col masochismo) vi darò alcuni saggi della “libero-lizzazione” del giornale ex- di- Montanelli (molto ex!). Ecco qua:
“Lo chiamavano formaggino. Ai tempi della Fgci Veltroni aveva questo soprannome caseario: l’ha rivelato ieri Giuliano Ferrara”… “Il leader Pd ha gettato la maschera e sotto i tratti malleabili del piacione, dietro il sorriso morbido dell’aspirante africano, è apparso il vero volto della sinistra, i suoi denti aguzzi e anche un po’ aguzzini”… “Ed ecco allora che rispunta Formaggino. Molle molle, dolce dolce, ma solo per finta, perché di fronte alle minacce di Di Pietro Veltroni che fa? Mica le smentisce!”.

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