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Ventotene of my mind

Lidia Ravera | Racconti | 3 Aprile 2007 | 3,029 letture

Distesa sulla calda pietra grigia, avendo rifiutato il conforto banale del telo di spugna, provò a percepire il presente,questo tempo difficile da corrompere con illusioni o proponimenti, questo nemico dei sogni. La brezza, il sussurro rassicurante delle onde che scavano lente fra i ciotoli, la schiuma che si ritira sempre con lo stesso abito bianco, il profumo, così acuto sull’isola, del sale secco e dei bassi fiori selvatici.

Quelli che hanno fatto la resistenza: dei vecchi

Lidia Ravera | Racconti | 3 Aprile 2007 | 3,243 letture

Vado a fare visita a mia madre tutte le volte che ritorno nella città dove sono nato. Arrivo trafelato alla Casa del Buon Riposo. E’ un villino del millenovecentotrenta, immerso in un piccolo parco, un’ austerità borghese, nebbiosa, spenta. Non ci vado volentieri, ma non sopporto il tono con cui mia sorella dice: “Non sei andato da mammina”. A mia madre voglio bene, è una donna minuta e dignitosa, soddisfatta del suo passato. Verso di lei non provo, non ho mai provato, il fastidio che provo verso mia sorella.
“Non sei andato da mammina”
“Se sei una figlia tanto perfetta perché l’hai messa all’ospizio”.

Differenze

Lidia Ravera | Racconti | 3 Aprile 2007 | 3,279 letture

Ne sono entrati tre, che potevano essere lui: un tipo pesante col torace che pulsava nella giacca. Un tipo azzimato, con un eleganza da parrucchiere diventato ricco. Un tipo duro, con i capelli metallici e uno sguardo rapace. E’ lui, che si è avvicinato al mio tavolino.
“Lei è la signora Delgado, immagino”
Immaginava giusto, ma come ha fatto? E’ vero che indossavo un paio di jeans rossi e una maglione di lana ruvida bianco, è vero che sono spettinata, non curo le unghie, porto ancora lo zainetto a 40 anni e tenevo un libro accanto alla tazzina vuota del caffè. Ma è così evidente, che io sono io, la madre di Bianca?