Stare sulle panchine: “essere seduti intensamente, osservando senza oggetto”. “A definire le panchine non è solo il sedersi , ma un certo tipo di sedersi, un certo uso, non solo e non tanto del proprio corpo quanto del proprio tempo, e della propria mente. Lasciare libera la mente di vagare, divagare. Passeggiare da fermi” Frasi tratte da “panchine” di beppe Sebaste. Un libro/meditazione, che insegna a guardare, che racconta il mondo a partire dal destino delle panchine: nel nord est le stanno estirpando perchè ci si seggono gli extracomunitari…in emilia ne piantano di nuove per creare punti di socialità…
Panchine: arredo urbano a rischio contatto. Sedersi su una panchina è vivere l’esterno come fosse casa, mescolarsi, amare invece che temere gli sconosciuti. E’ rivalutazione dell’otium…Bel libro. Mi ha dato gioia. Mi ha messa in crisi: io non so sostare. Sto sempre producendo.Eppure, qui nell’isola, sola col mio romanzo ( 250 pagine e sono poco oltre la metà…), avrei il diritto…avrei il dovere…di lasciar scorrere il tempo…Comunque: che regalo, l’intelligenza degli altri!
Adulti: Raffaele Simone, linguista, uno dei pochi saggisti che usano una scrittura seducente e comunicativa, uno che sa vestire i pensieri. Sto leggendo il suo ultimo libro “Il mostro mite”, edizioni Garzanti, 12 euro,170 pagine. E’ malinconicamente suggestivo, qua e là geniale. Parla della crisi della sinistra, in questo secolo, in questo mondo. Ma non si limita ai vaticini politici, affonda il coltello negli umori e negli amori, nelle idee, nelle passioni spente…una lettura che ti fa venri voglia di menare le mani, di strappare le erbacce, di tirarti su le maniche, di ripartire da zero. Una citazione, fra le tante ( sto a metà, leggo con la matita in mano), che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia e iniziare uno dei miei masochistici esami di coscienza: “Molta gente di sinistra ha coltivato per decenni la singolare convinzione di costituire un’avanguardia a cui la storia ha assegnato una speciale missione palingenetica: fondare un nuovo ordine etico, instaurare un fermo controllo morale su tutte le passioni maligne, guardare al futuro con speranza piena,immaginare un progresso senza limite, risanare il mondo. Il fine di questa missione sarebbe stato quello di assoggettare l’aggressività umana ottenendo così una sorta di irenica felicità senza violenza, senza homo homini lupus, senza guerra e senza crimini. La rinascita avrebbe coinvolto tutte le dimensioni dell’umano, passioni e sentimenti compresi:niente aggressività, niente egoismi, niente iltà, niente bassezze!” Mi ci sono ritrovata come nella fotografia virata pastello di un santino d’epoca…Invece poi..Un libro da leggere.
CATEGORIA GIOVANI: sono diventata una “Crak-addict”. Sono linkati ( ma non esiste un verbo vero? Non neo-barbaro, non-angloelettronico?) qua, su questo sito, potete clikkarli ( ‘aridaje!) da qui.
Sono un gruppo di ragazzi sui 30 ( lo so, una volta non sarebbero stati ragazzi, ma adesso sono praticamente dei bambini-prodigio, data la lentezza con cui si sviluppa la vita, prima di precipitare giù dai 45, a rotta di collo verso la fossa) che propongono presentano criticano discutono e recensiscono IN PIENA LIBERTA’ ( cosa rara) e INTELLIGENZA ( competenti, colti) tutto quello che passa il convento in fatto di cultura spettacolo e godimenti vari: film libri teatro serie televisive mostre vacanze ristoranti isole incontaminate ( c’è una ragazza che vive nelle Fiji- non so quante J e quante i- e manda un diario) capitali europee dischi concerti avanguardie eventi tivvù…insomma tutto il modesto bolo-alimentare con cui plachiamo la nostra fame di stimoli, rispecchiamenti e divertimenti e formazione umana e voglia di acchiappare lo spirito del tempo.
Insomma, sono un bell’utensile per estrarre dalla vita piccole gioie quotidiane.
parigi è l’inverno, a guardarla, dall’alto, in cime a rue de Montcenis, in piena Montmartre, vado ad archiviare variazioni di grigio: latte, ombra, madreperla. A porte de Glignancourt, diciottesimo arrondissement, sono quasi tutti neri. I negozi vendono capelli neri, code e meches di lunghi capelli crespi, semola, spezie, hennè, banane e peperoncino. camminavo, questa mattina, in una striscia di folla compressa , a sinistra dei banchetti di verdura, frutta, datteri.Tunisini, per lo più, i venditori.Ho un piede a Parigi dal 1991, ma giravo sempre il cuore della città, il fiume. Qui è diverso. Esotico. Zero europa. Niente belle ragazze col cappottino nero e l naso sottile.Sono tornata a casa dopo aver camminato 5 miglia, l’orologio satellitare non so spostarlo sui kilometri. Avevo comprato Repubblica( errore!), ho letto lo sfogo di Odifreddi. “Il pd, la laicità e la vergogna”. Mi è montata una rabbia che ha radici antiche: l’orgoglio della laicità. Odifreddi “anima atea”: il singolare sottolinea “la situazione di isolamento o di minoranza in cui si trovano nella società odierna coloro ai quali essa viene applicata”. Ho provato un fremito di fratellanza. Non sono tante le anime laiche nel nuovo partito. C’era da aspettarselo: il Pd è unione di ex comunisti ed ex democristiani. Gli ex comunisti hanno perso il pelo e il vizio, gli ex democristiani, evidentemente, soltanto il pelo. Continuano a sentirsi i migliori. I depositari della coscienza collettiva nazionale. Non è così.E continuano ad essere coercitivi, a predicare ,a proporsi come modello, a non rispettare la dignità di chi non prevede una spiegazione religiosa del mondo, ma , laicamente e democraticamente, si propone come paladino della libertà. Di pensiero, di culto, di fede. Non sono, nel pd, nella commissione per la carta dei valori. Peccato. Avrebbe dato un senso alle ore investite, alle ore di lavoro perse, poter discutere con Paola Binetti, una signora capace di dichiarare alla Stampa: ” La circostanza che Veltroni e D’Alema apprezzino Balaguer ( Escriva de…)è il segno che viene compresa la santificazione del lavoro promossa dall’Opus Dei”. Ma lo sapete chi era Escrivà de Balaguer?
Sto leggendo molti libri sulle Brigate Rosse. Il più interessante è una intervista che Rossana Rossanda e Carla Mosca hanno fatto a Mario Moretti in carcere. Si chiama “Brigate Rosse”, una storia italiana. Li sto leggendo per il mio romanzo, che incrocia il terrorismo negli anni 1977 e 1979. Mi colpisce il tono autoaffermativo di Moretti. La coerenza assoluta del suo delirio. Dice, parlando della fine delle Br: “Quando ci esauriremo non sarà perchè ci hanno sconfitto militarmente, ma perchè si è scompaginato il tessuto sociale che ci alimenta, non riusciamo a stargli dietro. E’ finita quella spinta a cambiar tutto dentro la quale sta il nostro atto di nascita. E’ questo che fa sparire le Br” . La Rossanda chiede: “E l’esservi separati dall’opposizione sociale?” . La Rossanda è intelligente. Equilibrata. E di sinistra. Risponde Moretti:” La sola opposizione che c’è stata in Italia alla fine degli anni ‘70 e agli inizi degli ‘80 è stato il movimento della lotta armata”. E’ vero? E adesso? Dov’è l’opposizone costruttiva? C’è ancora qualcuno che vuole cambiare tutto o quasi tutto? Rileggo, sempre per lo stesso libro, lettere e quaderni miei di quegli anni. Non c’è una parola che parli di quel martellare di piombo, di quel sangue impazzito. Dov’ero? Che cosa facevo? Ero incinta, certo, ero all’uscita del terzo romanzo, poi avevo il bambino appena nato e il film dal secondo romanzo…ero molto giovane…ma come è possibile essere così insensibili…adesso sarebbe diverso…Se sono turbata anche da un libro di dieci anni fa ( è del 1993)…bisognerebbe essere maturi da giovani e distratti da grandi..forse… si soffrirebbe meno.
Ho ricevuto questo grido dal vasto mare elettronico, mi è atterrato nella posta. Lo rimbalzo volentieri a tutti i frequentatori di questa mia casa-virtuale. Rispecchia perfettamente la mia reazione, questa mattina, mentre ascoltavo un telegiornale (Sky):
“L’intelligenza degli altri” è nei libri (spesso), nelle parole di qualcuno/a che parla con te o senza sapere di te (seminari, convegni, discorsi rubati. Più raramente televisione, dove l’intelligenza non è ospite frequente. Anche chi ce l’ha tende a occultarla). Riconoscere l’intelligenza degli altri è l’unico test per stabilire se sei intelligente o no. Riconoscere e far propria l’intelligenza degli altri è cultura.
Io ho una vera passione per l’intelligenza degli altri. Cerco di nutrirmene, convinta come sono che gli anni della formazione non finiscono mai.
Tutti i giorni, se riesco a farlo tutti i giorni, cercherò di catturare qualcosa di intelligente dal vasto mondo e lo metterò in rete.
Perché tutti possano approfittarne.