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Viva Vendola

Ravera | Lavori in corso | 27 Gennaio 2010 | 440 letture

Nel deserto che caratterizza il panorama della democrazia in questo Paese, la vittoria, chiara e assoluta, di Nichi Vendola alle Primarie del centrosinistra in Puglia, assume, inevitabilmente, le gentili sembianze d’un oasi. Il suo sorriso franco, il suo linguaggio chiaro, la sua onestà ( aver rimandato al mittente il tentativo di assimilarlo a chi spinge incompetenti in cambio favori l’ha rafforzato ulteriorimente), la sua voglia di far bene, hanno portato alle urne i cittadini e la volontà dei cittadini , sbaragliando le ragioni della politica come scienza delle alleanze, ha vinto . Se lo tengano per detto i dirigenti più presuntuosi, quelli che volentieri usano, ma inconsciamente disprezzano, il popolo che li vota. Le Primarie sono come la polvere da sparo, una volta inventate non possono essere messe in soffitta perché, a questo giro, si riterrebbe meno pericoloso tornare alla clava. I cittadini sanno che possono disordinare le carte. E lo fanno. Per esempio: Massimo D’alema, col beneplacito di Bersani e Franceschini, desidera spasmodicamente una relazione stretta e affettuosa con l’Udc. Probabilmente alcuni, nel partito, la gradiscono questa love story, ma non tutti: forse soltanto chi è capace di dimenticare Cuffaro, di non sentire il cattivo odore di tanti anni di malversazioni in poche stanze chiuse, di digerire una tenuta di strada incoerente ( si va con la destra , si va con la sinistra, pur di entrare a Palazzo). D’alema se ne frega che una componente del suo partito non nutra, per l’Udc, la sua stessa passione , procede con gli accordi al vertice e spinge, come governatore della Puglia, un candidato Udc/compatibile. Gli elettori sparano una raffica di voti contrari al patto proposto, e il candidato Udc/compatibile viene impallinato. Non voglio nemmeno pensare che si verifichi l’ipotesi ventilata da Curzio Maltese, cioè che Nichi Vendola venga, a sua volta, impallinato, dopo la vittoria, per dimostrare la superiorità delle sconfitte strategie dalemiane . Il “fuoco amico” causerebbe, in questo caso, il suicidio di tutto l’Esercito. Non soltanto un “vulnus” insanabile al drappello di quelli che si ostinano, per eventuali alleanze, a guardare verso sinistra piuttosto che verso destra. Finora le Primarie ci hanno salvati. Con buona pace di Francesco Piccolo che, su questo giornale, le ha definite “una trovata populistica” da fare “ quando i partiti non sanno decidere”. Le Primarie si fanno perché non siano sempre i partiti, a decidere. Si chiama democrazia diretta, e la democrazia diretta non è “populismo”. Come non è “qualunquismo” la sfiducia nei Partiti, quando i Partiti, questa sfiducia, se la meritano.

L’ideologia dell’età

Ravera | Lavori in corso | 21 Gennaio 2010 | 311 letture

Fa una bella trasmissione culturale su Radio tre, Nicola La Gioia. Legge le terze pagine dei giornali. In onda dalle nove alle nove e mezza del mattino, mi sta giusta. Fra la doccia e il caffè. Così la ascolto sempre. Sta mattina leggeva e commentava un articolo di Tiziano Scarpa, in cui , detto scrittore, lamentava la scarsa presenza dei “giovani” autori nel dibattito culturale e politico, intendendo per “giovani” coloro i quali hanno meno di 50 anni. Li per lì ho sorriso pensando a come si ritocca, negli anni, il concetto di giovinezza cercando sempre di includere sè stessi ( sia La gioia che Scarpa sono dei quarantenni, Scarpa credo anche “avanzato”)-Ogni 10 anni se ne aggiungono dieci. Peccato, ho pensato, che io mi trovi sempre al di là del limite. Quando avevo 40 anni, infatti, già mi sentivo decrepita, si era giovani fino a 39.Quando ho esordito ne avevo 25, per un po’ sono stata l’unico scrittore pubblicato nato dopo il 1950…non c’erano dubbi, allora…Ho continuato ad ascoltare: Scarpa citava i pochi under 50 ospitati sui giornali. Parrella, Ammaniti,Scurati e così via. ..”ragazzi” dotati, sono d’accordo ( li ho premiati tutti e tre, in tre anni diversi, quando mi occupavo del premio Chianciano under 35), ma dei quali non si può proprio dire che non siano riconosciuti, coccolati, premiati, recensiti, chiosati e commentati.Ho incominciato a provare un leggero disagio. E’ un problema personale? mi sono subito chiesta con la consueta ruvida onestà. E’ il naturale fastidio che prova un professionista di cui viene proposto il pensionamento per sorpassati limiti d’età? Anche, certo. Non sono ancora rincoglionita al punto da sentirmi in dovere di dimettermi dalle pagine dei giornali… Problema personale…Anche, certo. Ma non solo. C’è un fastidio più oggettivo, meno autoreferenziale: è il connotato ideologico del discorso di Scarpa, così come l’ho inteso. Fuori dalle palle i cinquantenni . Largo ai giovani. Largo ai giovani anche se non hanno niente da dire( non è il caso dei nomi più sopra citati, chiarisco)? Fuori i vecchi anche se, avendo vissuto intensamente 3/4 decenni di storia patria, possono fornire utili elementi alla comprensione di questo Paese? Finchè la malattia non l’ha ammutolito Beniamino Placido ha scritto alcune fra le riflessioni più sorprendenti e interessanti che ho letto sui giornali nel corso della mia vita. Gli è stato riconosciuto post mortem. Forse, passati i 50 anni, per essere “riconosciuti” bisogna morire. Allora sì che ti santificano.Quanto ai “giovani”: parlino, scrivano. Saranno giudicati sulla qualità di quello che dicono. In fondo Scarpa ha ragione: che venga loro dato spazio.
Ma non ricadiamo nello stesso piccolo razzismo del sessantotto: la “gioventù”, anche se ritoccata fino a includere i quarantonovenni, non è “ontologicamente” pura.

Natale nero

Ravera | Lavori in corso | 24 Dicembre 2009 | 753 letture

Natale incombe su di noi. Come certi riti sopravvive alla sua funzione. Non è più celebrazione religiosa, ma conserva, ostinatamente, un’ illusione di presepe, una nostalgia di altruismo, l’abitudine coatta di scambiarsi doni. Lo strato di zucchero, negli ultimi anni, si è drasticamente assotigliato. Hanno occhi duri perfino i bambini che recitano l’infanzia nella pubblicità dei panettoni. Alla sommità della piramide sociale, volano regali ringhiosi, metaforine offensive, che inteneriscono per banalità. A te il Valium, vecchio isterico. E tu beccati il prosecco, brutto sbronzone. Più sotto, dalle parti delle classi medie, si agita un paese diviso. Da una parte i sostenitori di Berlusconi, decisi a credere ad ogni sua sceneggiata, dal martirio dell’innocente ingiustamente odiato al conclamato diritto di sottrarsi al giudizio degli uomini ( con Dio sono colleghi). Dall’altra parte i sostenitori della Carta Costituzionale, delle regole che, sole, garantiscono la qualità della vita di tutti. Sono due drappelli quasi ugualmente nutriti. Idealmente si fronteggiano , preda di sentimenti faticosi e poco produttivi come il disprezzo reciproco. Praticamente si evitano, cercano di non frequentarsi. Da una parte si regalano l’un l’altro i libri di Bruno Vespa, dall’altra quelli di Marco Travaglio. Più sotto ancora, verso la base della piramide, fra quelli che passeranno le feste non in vacanza ma in cassa integrazione, fra i precari che non avranno un nuovo contratto nell’anno nuovo, né il vecchio rinnovato, e da precari diventeranno disoccupati, senza ammortizzatori sociali a parare il colpo, come sarà il Santo Natale? Una vigilia d’ansia. Il consumismo, un ricordo lontano. Che cosa si scambieranno sotto l’albero: rassegnazione o proponimenti di battaglia? Della loro sorte, alla sommità della piramide, se ne fregano Eppure si dice sia loro, il regno dei Cieli.

Una manifestazione proprio bella

Ravera | Lavori in corso | 6 Dicembre 2009 | 773 letture

Ragazze e ragazzi: la maggioranza, finalmente. Ma perché la notizia provoca tutto questo stupore? E’ nell’ordine naturale delle cose umane che sia chi ha 20 anni a gridare più forte. Si respira urgenza di cambiare, in Piazza della Repubblica, già gremita molto prima della partenza di un corteo disordinato e vitale, come devono essere i cortei: bandiere, sciarpe, berretti e capelli viola. Che cos’è il viola? “Un superamento del rosso”. “ Il colore dell’autonomia”. “ Color protesta” . Mi rispondono liceali, universitari, ragazzi dei centri sociali. Uno mi mostra il suo cartello: “Facciamo Piazza Pulita”. E’ questa, la piazza pulita. Pulita dal peso di una politica ingabbiata nel gioco delle alleanze strategiche, dei silenzi opportunisti, degli slogan conformi al programma. Bandiere rosse ce n’è . E giovani ce ne sono anche dietro a quelle. Moltissimi. Il camion di Rifondazione Comunista manda la canzone de “ I cento passi”: i ragazzi gridano il nome di Peppino Impastato. E’ l’altro tema forte, oltre a “la fine del Mandato di Berlusconi”, che percorre la manifestazione: la lotta alla Mafia. C’è una stanchezza condivisa. Intergenerazionale. Trasversale. Siamo stanchi di giochi sporchi. Di collusioni segrete. Sono stanchi quelli che sono nati quando hanno ammazzato Falcone e Borsellino, siamo stanchi noi, che siamo nati lottando per un mondo migliore e stiamo invecchiando in un mondo peggiorato. Cartelli: “Apicella sona… e Spatuzza ha cantato”. “Incensurato? No, prescritto”. Un ragazzo coi capelli rasta si arrampica rapido come un gatto su un lampione alto sei metri, un gancio in una mano, un rotolo di stoffa sotto il braccio, arrivato in cima lo srotola. Arriva fino a terra, la scritta: “Il popò della libertà: la prescrizione non cancella l’odore”. Un camion porta in giro bambole di gomma a grandezza Velina. Un gruppo confluisce da una via laterale. Gli autoconvocati del web applaudono: “Sono quelli del pd, a titolo personale”. Gente del partito democratico ce n’è parecchia. Come sono in parecchi quelli dell’ Idv. Ma quelli hanno bandiere e gazebo, guardano e si fanno guardare, questi guardano soltanto. Per una volta non fa male. “Unitevi”, supplica don Gallo dal palco, “cessate ogni collaborazione con la compagnia di ventura”. Uno striscione: “Noi abbiamo le mani pulite. E voi?”. Il blogger Alessandro, dal palco, dice una cosa semplice e fondamentale. Dice che Berlusconi è un uomo del passato, uno che crede di poter soffocare la critica e l’informazione, di poter distorcere e bloccare la formazione , usando uno strumento del secolo scorso: la televisione. La piazza di ieri straripava di gente che la televisione la accende sempre meno, che si informa e si diverte e si forma sulla rete. E’ di questa gente, che deve aver paura. Non è gente in vendita. Non è gente che si può far fessa.E’ bello sentirsi parte di quella gente. Fra tanti giovani vestiti da giovani mi colpisce una pelliccia di visone selvaggio. Mi avvicino pensando ad una signora alla sua prima manifestazione. Avvisarla che ha sbagliato look? Si volta. E’ una ragazza, la faccia dipinta di viola. “L’ho fatto apposta: così domani non diranno che siamo dei poveracci”.

Come volevasi dimostrare

Ravera | Lavori in corso | 4 Dicembre 2009 | 895 letture

Dunque, la rubrichetta scherzosa detta “Par Condicio”, ha provocato il furore di uno degli uomini sottoposti, in deroga all’ingiustizia di genere, allo stesso trattamento a cui noi, femmine della specie, veniamo sottoposte dall’adolescenza all’ospizio.Si tratta del Ministro Brunetta, a cui vanno le mie sentite scuse.
E la risposta che merita (Unità,4 dicembre 2009). Di tutti i “commentati” in base alle variabili di avvenenza e età, è stato lui, l’unico a dolersene. Gli altri hanno taciuto ( bravi!), forse empatizzando finalmente con le donne( più bravi ancora). Uno ha reagito mandandomi un mazzo di fiori, con un bigliettino spiritoso. Che cosa avevo scritto di lui? Ve lo stampo qui sotto:

per chi si ostina a non leggere l’Unità

Ravera | Lavori in corso | 29 Novembre 2009 | 900 letture

D’accordo, avete vinto, voi che non volete comprare l’Unità nemmeno mercoledì, venerdì e domenica. Anche se è l’unico quotidiano diretto da una donna, anche se osa opporsi, quanto La Repubblica…avete vinto, vi metto qua sul sito qualche puntata di “Par Condicio”…Volete La RUSSA? Eccovelo:

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