Viva Vendola
Nel deserto che caratterizza il panorama della democrazia in questo Paese, la vittoria, chiara e assoluta, di Nichi Vendola alle Primarie del centrosinistra in Puglia, assume, inevitabilmente, le gentili sembianze d’un oasi. Il suo sorriso franco, il suo linguaggio chiaro, la sua onestà ( aver rimandato al mittente il tentativo di assimilarlo a chi spinge incompetenti in cambio favori l’ha rafforzato ulteriorimente), la sua voglia di far bene, hanno portato alle urne i cittadini e la volontà dei cittadini , sbaragliando le ragioni della politica come scienza delle alleanze, ha vinto . Se lo tengano per detto i dirigenti più presuntuosi, quelli che volentieri usano, ma inconsciamente disprezzano, il popolo che li vota. Le Primarie sono come la polvere da sparo, una volta inventate non possono essere messe in soffitta perché, a questo giro, si riterrebbe meno pericoloso tornare alla clava. I cittadini sanno che possono disordinare le carte. E lo fanno. Per esempio: Massimo D’alema, col beneplacito di Bersani e Franceschini, desidera spasmodicamente una relazione stretta e affettuosa con l’Udc. Probabilmente alcuni, nel partito, la gradiscono questa love story, ma non tutti: forse soltanto chi è capace di dimenticare Cuffaro, di non sentire il cattivo odore di tanti anni di malversazioni in poche stanze chiuse, di digerire una tenuta di strada incoerente ( si va con la destra , si va con la sinistra, pur di entrare a Palazzo). D’alema se ne frega che una componente del suo partito non nutra, per l’Udc, la sua stessa passione , procede con gli accordi al vertice e spinge, come governatore della Puglia, un candidato Udc/compatibile. Gli elettori sparano una raffica di voti contrari al patto proposto, e il candidato Udc/compatibile viene impallinato. Non voglio nemmeno pensare che si verifichi l’ipotesi ventilata da Curzio Maltese, cioè che Nichi Vendola venga, a sua volta, impallinato, dopo la vittoria, per dimostrare la superiorità delle sconfitte strategie dalemiane . Il “fuoco amico” causerebbe, in questo caso, il suicidio di tutto l’Esercito. Non soltanto un “vulnus” insanabile al drappello di quelli che si ostinano, per eventuali alleanze, a guardare verso sinistra piuttosto che verso destra. Finora le Primarie ci hanno salvati. Con buona pace di Francesco Piccolo che, su questo giornale, le ha definite “una trovata populistica” da fare “ quando i partiti non sanno decidere”. Le Primarie si fanno perché non siano sempre i partiti, a decidere. Si chiama democrazia diretta, e la democrazia diretta non è “populismo”. Come non è “qualunquismo” la sfiducia nei Partiti, quando i Partiti, questa sfiducia, se la meritano.


