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Tutte alla manifestazione dell’11 dicembre. Facciamoci notare.

Ravera | Lavori in corso | 30 Novembre 2011 | 887 letture

Il 13 febbraio hanno riaffermato la dignità delle donne, calpestata dal sessismo berlusconista. L’11 dicembre si proporranno come forza politica, per guidare questo Paese fuori dall’agonia . Insieme agli uomini, certo. Ma questo vuol dire: 50% noi e 50% loro. Altro che quote rosa! Il grido era: “Se non ora quando?. Oggi è: “Se non le donne chi?”. Erano un comitato spontaneo, etergeneo, intergenerazionale e libero da appartenenze escludenti o servitù politiche. Dieci mesi dopo sono molte di più. Il 13 febbraio
hanno mobilitato un milione di donne in tutta Italia. E a Roma, a Piazza del Popolo, è stata una festa da tutto esaurito. Sul palco c’erano monache e prostitute, poete e femministe, ragazze e donne e nonne. Storie politiche diverse e storie mai state politiche. Tante voci, lo stesso timbro. Una novità che ha segnato positivamente un anno fra i più terribili della storia pur travagliata di questo Paese. Va tutto male, ci dicevamo nei sottovoce della vita quotidiana, ma almeno sono tornate le donne. Una presenza imponente, come ai tempi dei movimenti di massa. E con quel magico avverbio che cancellava anni di relativo silenzio: “Adesso!”. L’urto è stato forte. E qualcosa s’è mosso: l’arcaica inciviltà berlusconiana, che ci ha costrette ad arroccarci in difesa, ha sgombrato a favore di un Governo tecnico che non è perfetto ma almeno è decente. Un interlocutore. L’11dicembre, sempre in Piazza del Popolo, e in tante piazze d’Italia, le donne di “Snoq”, prenderanno la parola di nuovo. Questa volta per proporsi-imporsi come una forza politica dalla quale non si può prescindere: “Mai più contro di noi, mai più senza di noi” è lo slogan. La sfida è spericolata: prodursi in una manifestazione “pro” e non, come di consueto, “contro”. Dal palco sarà snocciolata una serie di temi cruciali:il welfare collegato allo sviluppo del lavoro , il lavoro coniugato con la maternità perché a una donna non sia mai più chiesto di scegliere se diventare madre o fare carriera ( un’ alternativa diabolica che ridurrebbe ogni uomo sull’orlo di una crisi di nervi), lotta al precariato senza speranza delle giovani e dei giovani, controllo sulla rappresentazione del femminile nella televisione, nella pubblicità, sui giornali (basta con la banalità della deprimentissima medietà maschile arretrata). Il tutto argomentato e illustrato con leggi da abrogare o promulgare, risorse da spostare, investimenti da privilegiare perché le donne non siano più escluse, danneggiate, amareggiate. Perché le donne non debbano più pagare il conto di una cattiva gestione di cui non sono state mai , né responsabili né complici. Ma soprattutto perché i talenti, le competenze e l’energia delle donne siano riconosciuti finalmente per quello che sono: una chance per venir fuori dal pantano in cui stiamo affondando. Va da sé che, per essere in condizione di decidere, devono essere in tante. Non poche, non quote. Devono riversarsi ai piani alti della politica, nei consigli d’amministrazione, al vertice delle fondazioni e delle banche come un’onda travolgente , spinta dalla forza di tutte le altre. Tutte quelle che, raccontando disagio e fatica, condividendo speranze e parole, si riconoscono in questo movimento di collettivo risveglio. I “tecnici” del Governo attuale le ascolteranno ? E i politici in lotta per essere eletti, dopo? Una cosa è certa: ogni donna ha un voto da spendere. Perché dovrebbe darlo a chi non la ascolta? Perché votare “in cambio di niente”? L’11 dicembre, alle due di pomeriggio, sulle note di “Casta diva” e della “Carmen”, eseguite da un’ orchestra di 50 elementi, sul ritmo delle canzoni di Paola Turci e Emma Marrone e Erika Mou, ricordando le operaie morte a Barletta, schierando donne eccellenti, mescolando madri e figlie e destra e sinistra (perché sulle differenze si media e sulle somiglianze si cresce), le donne parleranno al Paese. Dobbiamo esserci in tanti.Donne e uomini. E incominciare a fare attenzione. Sul serio.

aspettando

Ravera | Lavori in corso | 8 Novembre 2011 | 963 letture

…aspettando che Berlusconi si dimetta, che manchino i numeri, che gli opportunisti spostino, gli ultimi equilibri residui, aspettando, che il governo si spacchi, che Berlusconi salga al Colle, che il Colle scelga un altro, aspettando, mentre l’inverno stenta a tornare, e piogge rabbiose spazzano via paesi, uccidono bambini, trasformano in fiumi , le strade di città, aspettando, che l’europa, che l’euro, che la Grecia, che la bce, che la merkel, aspettando di capire, che cosa fare, che cosa sperare, che cosa inventare, per salvare i tuoi risparmi, per campare se non ne hai, per difenderti, per affrontare il problema,i problemi, uno alla volta…ti prego…uno alla volta…. aspettando che l’ansia, che la rabbia, che la noia, ti concedano una tregua, che un po’ di fiducia, un po’ di simpatia, un po’ di orgoglio…aspettando che qualcosa cambi…che qualcosa si spacchi…che il paese in cui sei nata per caso…in cui sei vissuta per scelta…torni normale. Niente di più. Normale.

un covo di buoni

Ravera | Lavori in corso | 29 Ottobre 2011 | 915 letture

La casa famiglia, sì, un covo di buoni. Non posso descriverla troppo, nè dire nomi, nè raccontare storie, perchè i minori…14, 16…dai venti mesi ai 18 anni ( “Ma anche dopo i 18, io finchè non sono in grado di badare a se stessi, finchè non si costruiscono una famiglia loro, io non li mollo.”) non devono essere riconosciuti. Dico dell’atmosfera: lei, la fondatrice e mamma/nonna, stava seduta su una poltroncina, in un angolo di una sala da pranzo molto grande, attorno a lei un brulicare continuo di giovani adulti, gli educatori o operatori o chiamateli come volete, con grappoli di bambini attorno. Un via vai di merende e domande. Tre piccole, appena arrivate, ancora un po’ smarrite, i capelli rapati per i pidocchi. Una piccolissima in braccio… Una cinese torna dal scuola felice. Dieci in matematica. Tre sui sette anni vanno a scuola di calcio , tutti perfettamente equipaggiati. Una ragazzina che è stata adottata qualche mese fa torna in visita con il padre adottivo, ha un regalo per una delle sue exsorelle. alla mamma-nonna non sfugge niente. Conosce nel profondo. Ha la voce giusta per ogni figlio. Li cresce li ascolta li aiuta e poi li lascia andare via. C’è una serenità strana…. E’ come un paradiso perfettamente arredato e sospeso sull’orlo di un baratro. Non c’è niente di finto, di buonista, di ideologico. C’è,e si sente, una autentica passione. Di risarcire chi è nato nel posto sbagliato, di rimettere in pista, in riga, in equilibrio. Esco pensando agli occhi tristi delle sorelline con la testa rapata. Alle tre, quando sono arrivata, erano come pozzi di dolore insondabile. Quando me
ne sono andata, qualche ora dopo, stavano mano nella mano con altre bambine. Le altre cantavano una vecchia filastrocca” giro giro tondo casca il mondo…”, vecchia, credevo non si cantasse più. Le tre piccole non cantavano, naturalmente. Non parlano. Però giravano in tondo con le altre. Lo stupore del gioco rendeva il dolore meno evidente, meno insopportabile. In mezzo al cerchio c’era la bambina più grande. Già capace di prendersi cura…

chi sono i buoni?

Ravera | Lavori in corso | 26 Ottobre 2011 | 763 letture

Vi capita mai di essere stanchi di disincanto? Siamo immersi in un cattivo umore politico, culturale. Abbiamo buoni motivi di rancore. Una classe dirigente deludente. Un paese in crisi. Ansia, certo. Angoscia, anche. E continuamente, sotto gli occhi, pessimi esempi. Comportamenti spregiudicati, egoismi sfrenati. Ciascuno preso dal suo personale tornaconto. Niente grandezza. Poche idee. Eppure esistono i generosi, del loro tempo, delle loro risorse. Ho incominciato ad andare a cercarli. Lunedì sono stata alla sede del Medu, medici per i diritti umani. Giovani professionisti che girano con un camper la sera e curano chi vive per strada, i clandestini, i migranti che la società ignora.Li curano, li ascoltano, li sostengono. Sono stata nella parrocchia di un prete che aiuta senza chiedere in cambio niente, senza chiedere ai poveri di diventare cattolici per un piatto di minestra. Ha ricavato dai locali della sua parrocchia una mensa un dormitorio sei docce una moschea e una chiesa greco ortodossa. Parrocchiane e ragazzi di tutte le sfumature del nero si alternano ai fornelli, a servire. Sto lì un’ora. L’afflusso è continuo. Si mangia dalle tre in avanti. Fino alle otto. Fa caldo. Chi dorme per strada ha bisogno di immagazzinare calore. Alcuni vanno via con una coperta per la notte…Il prete è un tipo allegro, ha 77 anni, la pancetta. Un sorriso per tutti. Forse è un po’ troppo soddisfatto di se e della sua coerenza cristiana. Ma chi può dargli torto? Oggi vado da Bice, che gestisce da decenni una casa famiglia…Domani vi racconto. Che cosa vado cercando? Chi sono i buoni. Voglio rassicurare la mia parte cupa. Che non tutto è perduto. Che c’è una parte sana, pulita, bella. Che va avanti da sola. Nel disinteresse generale.

un libro in meno

Ravera | Lavori in corso | 19 Ottobre 2011 | 963 letture

Scrivo e butto. Butto e ricomincio. Scrivo e scrivo. Butto e butto. Finchè, domenica scorsa, ho detto basta. Pausa. Cerchiamo di capire che cosa c’è che non va. Sono diventata troppo esigente? Sono diventata troppo scema? E’ una crisi di crescenza tardiva? E’ l’inizio del declino? Mi guardo indietro. E scopro di non aver fatto altro che scrivere e scrivere e scrivere. Romanzi, racconti, articoli, inchieste, opinioni, rubriche, monologhi, canzoni, sceneggiature, commedie, conferenze, novelle, radiodrammi, situation comedy, perfino un libretto d’opera…Ho incominciato a vent’anni. Non ho mai smesso. Non ho mai taciuto. Guardavo per descrivere. Vivevo per raccontare. L’idea di un nuovo romanzo si faceva strada lentamente. Ma implacabilmente. Le immagini si raggruppavano, legandosi le une alle altre per percorsi misteriosi, però necessari. Le parole le ho sempre cercate, non ho mai preso per buona la prima, ma le ho sempre trovate. Le parole erano lì, urgenti e opportune, pulite, fresche. Come se nessuno le avesse mai usate prima di me. Mi soccorrevano quando non capivo, mi illuminavano se attraversavo lo smarrimento tipico del narratore ( le storie sono infinite…perchè sto raccontando proprio questa?). Il mio ultimo romanzo , “La guerra dei figli”, è il mio romanzo migliore. L’ ho riletto, io che non rileggo mai niente…ero sconcertata: mi pareva che l’avesse scritto qualcun altro. Una tipa in gamba, più brava di me. Allora ho riletto le pagine del nuovo romanzo, quello che ho deciso di buttare. La storia c’è, i personaggi sono ben delineati, la lingua è curata eppure…Non lo so…manca l’ingrediente fondamentale: il rintocco inequivocabile dell’autenticità. Quindi, niente. Via. Cestino.
Non voglio aggiungere un compitino insulso e ben scritto al cumulo dei libri inutili che intasano i banchi delle librerie. Ce n’è già tanti…

Lontano da dove?

Ravera | Lavori in corso | 28 Settembre 2011 | 3,173 letture

E’ dal 24 luglio che non scrivo. Come un giardino abbandonato, questo sito ha ceduto alla gramigna. Cesaro è cresciuto a dismisura. Pochi visitatori, un po’ scocciati. Fango che sporca le scarpe. Sono tornata dall’isola.
Il 21 di settembre, col mare forza sette. Volevo assolutamente partecipare ad un incontro con alcune donne . Una ventina. Qualche testa forte di Snoq ( “Se non ora quando”), altre teste ( corpi, cuori), più giovani, più vecchie… Tutte animate dal desiderio di capire. Di spiegare. Di darsi un assetto. Poi sono partita per Modena, per un festival che premia giovani attrici. in nome di una donna che fu capocomico già nell’ottocento, Virginia Reiter. Lì ho fatto, in realtà, la conduttrice, anche se pomposamente mi segnano come direttore artistico. Ho presentato, Ottavia Piccolo ( lectio magistralis), due occupanti del teatro Valle ( lo spettacolo più importante della stagione, la lotta dei lavoratori della conoscenza contro i tagli all’arte)…e poi: Margherita Bui, Giuliana Lojodice, Annamaria Guarnieri… Tornata stremata. Il mare mi manca. Lo so che dovrei star zitta,perchè ne ho respirato tanto, però è così. Ci si abitua. Al privilegio del silenzio, della risacca, dell’ossigeno, dell’onda che si spacca sullo scoglio e ti nutre il respiro. Domani riparto. Di nuovo a nord. Cesena. Venerdì trenta farò il mio spettacolo: “Comprami”. Con Marco Fusi e la sua banda. Cinque musicisti. Poi di notte, in macchina, ancora più a nord. Monforte d’Alba. A premiare due grandi scrittori, Enrique Vila-matas e Colum Mc Cann …E’ strano come il moto perpetuo ti riafferra. Sali e scendi dai treni, fai e disfi valigie…E il romanzo? Giace. In attesa di adeguata sepoltura.

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