Certe volte le scrittrici hanno gli incubi…
Aspetti una recensione, una in particolare, perchè è l’opinione di un critico letterario che reputi intelligente, attento,perspicace, libero da condizionamenti e servilismi. La recensione deve uscire sul supplemento letterario che leggi da sempre, perchè è serio, ampio, non appaltato alle case editrici, perchè mette in relazione fra loro i diversi territori della creatività e delle arti, e non senti circolare, fra le sue pagine, quel senso di chiuso, di muffa, di rituali obsoleti di stupide geometrie escludenti che senti circolare altrove. Vai all’edicola contenta, sai che proprio quella domenica, la recensione uscirà . L’opinione di quel critico che ami sul tuo ultimo romanzo…La trovi infatti, ed è magnifica e positiva…però è resa quasi incomprensibile da un fitto reticolo di errori folli, di fantasiosi refusi…ovunque ci sono strane parole estranee al testo…tutto è sbagliato, perfino il tuo nome e il tuo cognome…Sfogli il resto dell’inserto e vedi che tutti gli altri articoli sono perfetti, inappuntabili, confezionati alla perfezione, come sempre…Soltanto quello che riguarda te è un cimitero di segni dissennati. E’ un incubo? O è successo davvero…



è un incubo, Lidia cara, può succedere ma non con persone come te, conosciute e apprezzate per la loro infaticabile, continua vita di scrittrice. Oppure è successo veramente?
Ciao. Importerebbe la sostanza sogno o realtà che fosse. e poi gli errori folli o refusi e tutto il resto ne farebbero un articolo diverso da quelli tutti belli e impacchettati e personalmente leggerei prima quello diverso, ogni tanto leggo il giornale dalla fine all’inizio. e poi per paradosso svegliarsi una mattina e solo per quel giorno non essere quella che per la gente sei sempre stata ma quel nome e cognome sbagliato su quel foglio, un’altra vita in due sole parole. un cimitero di segni dissennati o un mare diverso, dipende dai punti di vista……….
Ciao
Libera
Ciao. Ho cercato un post dove mettere questo avesse una qualche attinenza , per mia mancanza non l’ho trovato, ma quanto sotto mi sembrava importante e importante da scrivere qui, da scrivere ora. Ieri sera stavo in tram dopo un’improbabile riunione con l’associazione culturale che con altri ragazzi di Milano ho messo in piedi. Tram pieno.Sale una signora con una bimba, un paio di anni dotata di libro di favole e peluche. la madre tenta di tirare fuori il biglietto per timbrarlo , ma non ci riesce perchè la bimba non sta ferma e vuole che le si legga una favola.La madre suda sempre di più, la bimba ha un inizio di pianto. A d un certo punto un ragazzo credo della mia età si alza dal posto da poco occupato, si tira via gli auricolari che gli a llietano il viaggio e le chiede “Signora vuole che le timbro io il biglietto e intanto così si siede anche^?”.la signora sopresa accetta si s iede e comincia a raccontare la favola alla bimba che intanto ,asciugate le lacrime, mi sorride.
Mi sorride anche lui e io sorrido, ma avrei voluto dirgli di più. Dirgli che il suo gesto in epoca di donne che si fanno usare e supposti relativi utilizzatori finali che usufruiscono delle loro grazie con irrispettoso potere,mi è sembrato di straordinaria rispettosa bellezza.
Scesa dal tram ho deciso di scriverglielo e di scriverlo a te.
Libera
Cara Lidia, ho dovuto consultare internet per venire a capo di un groviglio inspiegabile di errori.
La recensione al tuo romanzo sul domenicale di 24 ore è totalmente incomprensibile. Ho pensato ad uno scherzo ma non sembra sia andata così. Avevo grande stima per questo settimanale unico nel panorama giornalistico italiano, devo ricredermi? Maurizio Bartolucci.
allora Lidia, penso avrai visto ripubblicato il tuo articolo riveduto e corretto con tanto di scuse.