Compassione

Vittorio Arrigoni, volontario a Gaza, nonostante un periodo di detenzione e un foglio di via delle autorità israeliane, conclude i suoi articoli quotidiani, pubblicati su “Il manifesto” e sul blog “Guerrilla Radio”, con la stessa frase. “ Restate Umani”. E’ una esortazione necessaria, ma nessuno riesce a prenderla davvero sul serio. Che cosa vuol dire restare “umani”? Vuol dire, innanzitutto, non abituarsi al dolore degli altri, non bruciare tutta la propria pietà sulle fotografie dei primi bambini insanguinati, ma continuare a soffrire e a protestare, anche dopo 18 giorni di guerra, anche dopo 970 morti. Vuol dire non prendere partito ciecamente , consolando sé stessi con la convinzione che il torto, il male, l’odio sia tutto dall’altra parte, quella che è stata assunta a “nemico”. E’ difficile, restare umani, di fronte alla politica delle bombe. Non tutti lo sanno pasini, quest’esercizio. Non è “restare umani” palleggiarsi le vittime, usare un lutto per giustificare altri lutti.Non lo è nascondere un arsenale sotto un ospedale, ma neppure bombardare l’ospedale perché è un obbiettivo militare e chi se ne frega se è pieno di feriti. Non è “ restare umani”, invitare al boicottaggio “dei negozi appartenenti a membri della comunità israeliana”, come, secondo Bernard Henry-Levy, è accaduto in Italia ( e speriamo che non sia vero). E non è “restare umani” brandire, come un’arma di distruzione psicologica di massa,il ricordo della Shoah, con tutto il suo irripetibile orrore, per chiudere la bocca a chiunque esprima le sue critiche nei confronti della politica d’Israele, della spietatezza con cui sta trasformando in genocidio una, pur lecita, operazione di polizia contro frange terroriste di Hamas . Quello degli ebrei è un popolo ferito, offeso, martoriato. Ha diritto, per sempre, alla nostra pietà. Non alla nostra incondizionata approvazione.

Autore dell'articolo: admin

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