Dal formaggino alla frutta
Lo stile “Libero” ha fatto scuola, l’editoriale de “il Giornale”, infatti, si intitola “Lo chiamavano formaggino”, e sposa i toni di una scampagnata fra vivaci populisti di destra. Visto che chi compra “L’Unità” non compra “Il Giornale” (amenochè l’invito al dialogo non sconfini col masochismo) vi darò alcuni saggi della “libero-lizzazione” del giornale ex- di- Montanelli (molto ex!). Ecco qua:
“Lo chiamavano formaggino. Ai tempi della Fgci Veltroni aveva questo soprannome caseario: l’ha rivelato ieri Giuliano Ferrara”… “Il leader Pd ha gettato la maschera e sotto i tratti malleabili del piacione, dietro il sorriso morbido dell’aspirante africano, è apparso il vero volto della sinistra, i suoi denti aguzzi e anche un po’ aguzzini”… “Ed ecco allora che rispunta Formaggino. Molle molle, dolce dolce, ma solo per finta, perché di fronte alle minacce di Di Pietro Veltroni che fa? Mica le smentisce!”.
Dunque, la forma è questa, da destra pop, e ci fa ridere, ma è il contenuto che ci fa sognare: veramente Veltroni ha in animo di riformare il sistema televisivo? Ma davvero ha i denti aguzzi per mordere lì dove c’è bisogno? Comunque sia siamo certi che sotto “quel bagno di marmellata bipartisan” alberghino ottimi propositi di moralizzazione di questo paese gaglioffo e illegale? “Per vincere le elezioni ci vogliono i voti, non bastano più i veti”, scrive il Giornale e siamo d’accordo: la campagna elettorale non deve più insistere sulla chiamata alle armi per combattere il comune nemico, se non altro per problemi di noia da ripetizione (è una vita che voto contro, convinta soltanto fino a un certo punto dai “portatori” dei miei “pro”), è magnifico poter esprimere la nostra fiducia al centro sinistra e non soltanto la nostra speranza che ridimensioni le mire del centro destra. Va bene essere sobrii civili e pragmatici, è bello e giusto, però il nobile intento dovrebbe essere condiviso dai due schieramenti (e reciproci giornali): se i neo-veltroniani si asterranno dal pesanteggiare sulla taglia di Giuliano Ferrara, sui tacchi alza-bassotto di Silvio Berlusconi, sulle incertezze grammaticali e sintattiche o sulle povertà lessicali o morali di alcuni onorevoli centro-destri, sarebbe gradito che gli avversari (non più sussumibili alla categoria “nemici”) si astenessero dall’ esercizio della metafora salumaia. Ci siamo appena liberati dal tormentone della Mortadella che il professor Prodi ha sopportato con cristiana noncuranza, non abbiamo voglia di sorbirci cinque anni di “formaggini”, i cinque anni del governo Veltroni. E, a proposito della futura kermesse elettorale, ho letto su “Il manifesto” (lo compro sempre quando devo comprare il Giornale, così l’edicolante pensa la povera signora è schizzofrenica, però non mi toglie il saluto): “la falce e il martello in giallo su sfondo rosso ci sono, ma su quante e quali schede elettorali compariranno è presto per dirlo”, si tratta infatti di un nuovo partito che si chiamerà “Sinistra critica” e che presenterà come candidato premier, Flavia d’Angeli (donna e pure trentenne, sono certa che Veltroni gliela invidia), se Turigliatto e Cannavò troveranno abbastanza firme. Ce n’è anche un’altra, di lista con il celebre falce e martello: “simbolo rosso su mappamondo azzurro” , che si chiama, mi pare, Partito comunista dei lavoratori e che fa capo a Ferrando…
Stanno nella Sinistra Arcobaleno? No, stanno a sinistra della sinistra della sinistra arcobaleno che a sua volta sta a sinistra del piddì… Con tutte queste sinistre che si scavalcano a sinistra fra loro, il rischio è che il Piddì si lasci fagocitare dal centro, mettendo all’angolino anche la sinistra interna, quella che ha cercato di dare una mano. E così saremmo arrivati alla frutta. Altro che formaggini!



“ma è il contenuto che ci fa sognare: veramente Veltroni ha in animo di riformare il sistema televisivo?”
Ecco appunto, magari avesse quell’obiettivo e le forze personali e politiche per realizzarlo…
PS
ho letto che agli italiani interessa il portafoglio e del duo-polio Rai-Mediaset se ne fregano… non so se sia vero, in ogni caso bisognerebbe cominciare a dire che, come sa ogni buon liberale e pure liberista, monopoli e oligopoli distorcono il mercato e quindi rendono tutti (tranne i proprietari dei suddetti) più poveri
Cara Lidia,
ho cominciato da poco a leggere i tuoi commenti ai fatti e “misfatti” del giorno.
Gradirei un tuo commento, non so se lo hai fatto nelle settimane precedenti, sulla luce che ha illuminato Giuliano Ferrara. Mi sembra di aver sentito alle “Invasioni barbatiche ” di Daria Bignardi che tre delle sue compagne hanno affrontato un aborto terapeutico. E’ vero?