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di che cosa parliamo quando non parliamo d’amore

Lidia Ravera | Lavori in corso | 12 Marzo 2009 | 1,822 letture

Facebook è fantastico, non lo nego. Ma andare a cena con un’amica è qualcosa di antico e bello. Ci vediamo poco, io e lei, ci telefoniamo ancora meno. Io lancio sms, di tanto in tanto. Lei risponde dopo due giorni. Però, che gratitudine reciproca questo tempo strappato a vite troppo piene! Cena alle otto meno un quarto, a Roma, vuol dire ristorante deserto. Parlare, con l’urgenza di riempire i vuoti. Niente da dimostrare. Zero maschere.
Lo scambio è prima narrativo, poi commento alla narrazione e infine dal particolare al generale, con l’interno rovello che si fa interrogazione, opinione, azzardo, analisi. E solo alla fine, mentre lei mi accompagna verso il ponte che da Campo dei fiori porta a Trastevere, una domanda mia diretta, per la voglia di libro, del libro prossimo che mi ronza in testa. Quello sull’amore, come si configura,oggi, in questo paese immerso nell’esibizionismo e dominato dal mercato, in questo paese di stupri di gruppo filmati dal telefonino e sbattuti in rete, in questo silenzio rumorosissimo in cui tutto viene detto e ciò che è taciuto sembra non esistere…le chiedo: che cosa c’è di diverso? Che variabili, a fronte delle costanti di sempre…Lei risponde: che tutto viene agito, c’è questa smania di agire, non si fantastica, non si aspetta, non si prefigura, non si progetta e non si sogna. Agire l’amore, sarebbe? …un fare predatorio? Un prendere invece di farsi offrire? Così tutto finisce subito…
C’era la luna piena e un cielo freddo sul fiume, blu. Buio. ma un bel buio pulito.

Se avete voglia, pellegrini che capitate in questo sito, ciondolando in rete, raccontatemi come vedete l’amore, oggi.

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