Dov’è il nesso?
Scusate, ma non vedo il nesso. Non vedo il nesso logico fra la morte, terribile, di sei militari italiani in Afganisthan e una civile compatta seria impegnata e commossa manifestazione di piazza contro le recenti e gravissime intimidazioni contro giornaliste, giornalisti e giornali, sgraditi al Governo. Non riesco a capire. Si tratta di due fatti totalmente slegati l’uno dall’altro. Il primo è un evento luttuoso che fa appello alla nostra umanità e compassione. Ha bisogno di silenzio, empatia e solidarietà verso le famiglie dei ragazzi impegnati su un fronte di guerra, e, semmai, un serio dibattito sulla necessità/arbitrarietà di lasciarceli, quei ragazzi a subire una guerra travestita da “Peace keeping”. La seconda è l’espressione di un diffuso disagio, la dimostrazione di un doveroso dissenso, il segnale di una crescente preoccupazione: viviamo ancora in un Paese libero? Che fine ha fatto la democrazia?
Avrei capito se avessero, in segno di lutto, annullato una festa o le partite di calcio, un qualche baccanale televisivo scollacciato e ridanciano, ma non un’ azione politica. Per niente allegra… Tra l’altro.



Si, ciò che dici è corretto. Non c’è un nesso tra i due fatti…ma spostare di qualche giorno una manifestazione di protesta (sacrosanta) per la libertà di stampa mi sembra un segno di rispetto nei confronti del dolore dei familiari delle vittime. Nulla è più importante della vita…scambierei cento giornate di protesta per la vita di quei sei italiani. Fermiamoci, lasciamo che il nostro animo si commuova, piangiamo…è un modo per rispettare anche noi stessi.
Se fossi un giornalista non avrei la forza di partecipare domattina alla manifestazione di protesta…non so…mi sento come ammaccato…ho bisogno di guardare dentro di me per qualche giorno, di sanare la ferita, di riprendere fiato e recuperare energia.
Il nesso non c’è! Concordo pienamente. Mi dispiace per i giovani soldati morti, mi dispiace anche per le vittime civili, anche quelle che muoiono tutti i giorni senza che si sparga una lacrima. Mi dà la nausea la retorica patriottica e mi sarebbe piaciuto che sabato insieme alla difesa dell’informazione si fosse andati in piazza a chiederci perchè stiamo ancora in Afghanistan.
ciao.
accingendomi a ragionare di cuore e logica concordo in pieno, anzi propio per questo lutto essere in manifestazione era importante, perchè le operazioni che vengono descritte di pace non lo sono, e nascoste bene dalla mal a informazione e dall’informazione pilotata vengono ammantate di valori alti quando valori alti non ce ne sono, se non probabilmente di parte di coloro che spesso ci vanno perchè convinti sul serio di far qualcosa di utile per il prossimo, persone delle quali non condivido le scelte ma cerco di comprenderne le ragioni anche se molto lontane dalle mie.
Accingendomi a ragionare in maniera più politica e di comunicazione : c’era il pericolo che qualcuno durante la manifestazioni gridasse frasi improprie tipo 10, 100 ,1000 Nassyria , a quel punto soprattutto gli amici di chi sta al governo avrebbe fatto passare la manifestazione come un covo di sovversivi
per settimane ce l’avrebbero menata sui giornali e tv con questa storia, e il significato vero della protesta sarebbe rimasto in terzo piano se non nascosto e sarebbe stata un altra vittoria di chi la stampa libera non la vuole.
la via di mezzo forse è come per molte cose della vita, anche quando è la più difficile, è la migliore, forse rimandare la manifestazione al dopo lutto e alle ipocrisie politiche relative( tipo la russa che piange i soldati e prima però ce li manda a morire) è stata quella via di mezzo, sperando che le frasi di cui sopra qualcuno non abbia la bella idea di dirle il 3.
Non so, l’unica certezza è che il 3 ci sarò a Milano ma cmq ci sarò.
Libera
Io la decisione di rinviare la manifestazione per la libertà di stampa la condivido. Per tre motivi.
E cioè:
1) Fare la manifestazione mentre si piangono morti servitori dello stato (anche se in una missione sulla quale non ho nessun problema a definire ’sbagliata’) non è giusto. Senza retorica né facile sentimentalismo. Noi siamo diversi.
2) Fare la manifestazione avrebbe autorizzato tutta la melma che ci circonda di criticare, di infiltrare, di manipolare, di falsificare. Probabilmente lo farà lo stesso il 3 ottobre, ma avranno in meno la cartuccia dei poveri morti da ‘utilizzare’. Sicuro, l’avrebbero fatto.
3) Fare la manifestazione, un po’ cinicamente, in questa situazione avrebbe avuto scarsa attenzione mediatica. Già ce l’avrà, vista la situazione. Quindi…
Troviamoci tutti il 3 ottobre, con la forza della ragione. Senza alcun ripensamento nè rammarico.
Il nesso, Lidia cara, in un Paese come il nostro ( e continuo ancora a chiamarlo cosi’ e non so per quanto ancora) non si vede in quasi tutto quello che circonda le nostre vite. La morte di ragazzi italiani che vanno in Afganistan per avere una stipendio migliore, che forse permettera’ loro di sposarsi e di avere una casa, e’ un insulto alla nostra storia recente quella , per capirci, sancita da una Costituzione bellissima: l’Italia ripudia la guerra. I ragazzi morti per una finta operazione che dovrebbe portare la pace in un Paese lontano e incomprensibile, poverissimo e ricco solo di papaveri da oppio( ma dove dovrebbe passare un certo oleodotto), sono un fardello pesante che lo Stato italiano si trascinera’ per sempre. Lo Stato, cioe’ questo governo come del resto quello precedente, e quell’altro ancora. Noi siamo stati capaci di andare- noi italiani guidati dal centro sinistra lo ricordate?- in Serbia a bombardare palazzi, ponti e strade di una nazione per i crimini commessi da una banda di stupratori infami. La logica e’ sempre quella, sparare nel mucchio meglio se dall’alto per non farsi beccare. Poi quando si tratta di andare sul posto per “portare la pace” con i piedi per terra si salta su una mina, su un’auto bomba, si capita sulla strada di un kamikaze (ma vi rendete conto che ci sono continuamente persone che si fanno saltare in aria per l’odio che hanno contro di noi occidentali e che li squassa dentro?).
Il nesso. Dici bene quando ti indigna il fatto che nessuno ha pensato per qualche ora di cambiare i palinsesti, di fermarsi a ragionare, di stoppare la domenica del pallone, le intermionabili giornate del gossip e delle puttanate. Il Paese che ne ha ormai abbastanza ,e che dovrebbe cominciare a urlare con tutto il fiato che ha in corpo, puo’ comunque aspettare qualche giorno per dire che chi ci governa e’ andato via di testa. Il 3 ottobre saro’ ancora in Finlandia, seguiro’ come potro’ quella giornata. Sorridero’ all’inevitabile fatto che gli organizzatori sbandiereranno un milione di persone e la questura (e quindi i Maroni del governo) replicheranno che si trattava di cinrca 10- 15 mila irresponsabili. La politica, quella vera, tosta, forte, responsabile, capace, intanto non c’e’ nel senso che chi dovrebbe portarla in mano con fierezza, e farsi cosi’seguire dal cittadino responsabile, sta a guardare perche’ se la fa sotto nelle braghe.
io il nesso lo vedo. ed è che ci si attacca a tutto pur di distrarre l’attenzione dalle vicende privato/pubbliche di Berlusconi. E siamo così poco abituati a resistere, così poco capaci di ribattere, che ci sentiamo fragili e ci tiriamo subito indietro. Non è che se manifestiamo sembra che non abbiamo a cuore i nostri soldati?
Tanto per cominciare i nostri soldati sono in guerra. la gerra è quella cosa che si fa con le armi. si cerca di conquistare e vincere, e lo si fa sconfiggendo e uccidendo. è orrendo che la gente muoia. ma d’un tratto ritroviamo il nostro campanilismo e la nostra paura. non importa se muoiono inglesi americani o francesi. non importa se siamo una coalizione, qualsiasi cosa significhi. ogni volta che si può dare un segno forte ci si ripensa. come se fosse brutto, alla fine, far cadere nella vasca quel pagliaccio seduto sullo sgabello solo così, dando uno schiaffo al bersaglio.
Anch’io non ho apprezzato il gesto di annullare la manifestazione del 19, però quando ho osato palesare questa mia opinione ai miei conoscenti (tutti di sinistra, ci mancherebbe) sono stato guardato come un pazzo in odore d’integralismo talebano.
Mai come nei periodi bellici o parabellici c’è bisogno di una stampa libera e di un’informazione indipendente, si sa che la verità è la prima vittima delle guerre.
E invece no!
Appelli, petizioni, sottoscrizioni a go go e poi, quando si è trattato di mettere in pratica quanto progettato e organizzato, ci si è tirati indietro…
Che brutto spettacolo! Che brutta e poco coraggiosa informazione che abbiamo! E’ sembrata una scusa per non portare avanti un’idea della quale, probabilmente, non si era poi così convinti…
Eppure un’informazione degna di questo nome avrebbe potuto spiegarci perchè, ad esempio, il più settentrionale dei parà morti era di Orvieto, avrebbe potuto raccontarci qualcosa di meglio del patriottardo e bipartisan “ciao ragazzi”, farci vedere qualcosa di meno surreale delle frecce tricolori fresche di omaggi aerei al dittatore Gheddafi che sfrecciano sulle bare dei soldati morti.
Che brutto spettacolo!