due bellissime recensioni: “la guerra dei figli” ringrazia
Comincia così, Paolo di Paolo su L’Unità domenica scorsa:”Pochi come L.R. sanno far sentire di quale materia siano fatti i minuti,le ore. La materia dei romanzi è il tempo, certo- un tempo strano, che corre in fretta oppure si arresta, improvvisamente si dilata:gli anni o perfino i secoli. Ma Ravera sa che una vita è fatta soprattutto di minuti, di ciò che ogni giorno li riempie(gesti, pensieri parole che subito dimentichiamo, piccole attese, spaghetti scotti, lettere scritte e non spedite).La vita come sedimento, accumulo(la sua materialità ) la scrittrice ci fa sentire, una volta ancora e, se possibile, con più emozione in questa “Guerra dei figli”.
E Giovanni Tesio, su “La Stampa”, oggi: ” Un romanzo che conferma una sicura maturità narrativa, di cui già il romanzo precedente “le seduzioni dell’inverno” aveva dato un’efficace testimonianza. Le ragioni? Intanto la propensione a dare voce a un periodo attraverso i percorsi di una storia quotidiana e sentimentale( in senso flaubertiano) risulta qui affinata dal dominio sempre più solido di una materia fuggitiva(affidata molto spesso a biglietti, lettere, diari,un quaderno da vedere alla voce Follia).C’è poi da dire che il tema del terrorismo e dell’eversione appare filtrato da una sorta di pathos della distanza, dalla lontananza di un tempo che si è fatto storico e che può declinarsi per attraversamenti controllati”.
Ecco, ho osato. Ho osato condividere il piacere sottile di essere stata capita. Un’emozione meno effimera del pavoneggiarsi narcisista. Quando qualche cosa che hai affidato ad un oggetto-libro (sapendo che escono decine di migliaia di libri ogni anno, migliaia ogni mese, centinaia ogni giorno) riesce ad arrivare a lettori comuni e non-comuni ( per rifarmi al “Common reader” di V. Woolf)…è una bella sensazione. Un momento di pienezza. Paolo di Paolo è un bravo critico letterario, nato nel 1983. Giovanni Tesio, altrettanto bravo, è un po’ più vecchio di me. Paolo è nato parecchi anni dopo il periodo che racconta “La guerra dei figli”. E’ figlio dei figli di allora. Giovanni, certamente, se li ricorda, quegli anni. Eppure tutti e due sono entrati con facilità nel piccolo mondo evocato. Questo è bello, per me. E rassicurante.



gentilissima scrittrice Lidia Ravera ero indeciso se inserirmi in qualche altra sua pagina.di sicuro non sono bravo come lei.ma cosciente di una unicità che non mi fa essere nè simpatico nè capito.non mi definisco scrittore a scrivo sulkla società sul mondo ecc-e il filo è sempre la mia ‘biografia’ infinita.c’è chi a causa del mio blog nemmeno mi saluta.credo di fare un complimento a un’amica della lirica e quella non mi saluta più.forse il linguaggio,la maleducazione sensibile-di un poeta sensibilissimo e infantile.la tua poesia ha gli occhi dell’oceano’-mi scrisse renato curcio ev br.ma io difendevo-come spiego.la società democratica.i borghesi mi credono poco coerente ma chi è ‘folle’ si specchia ed è specchiato dalla società .forse bisognerebbe pensare a un’altra verità -per dirla alla alda merini.-ma perchè escludere a vita il mondo della fantasia e dell’alienazione-ormai anche filosofica?.forse era meglio fossi rimasto in un mondo tutto mio.talvolta lo stesso narcisimo o ego è l’unica difesa per non disorganizzare la personalità e mantenersi attento in uno spazio temporale anche se di una vita negata forse dalla follia del potere e da una quotidianetà estraneizzante.
due parole e non disturbo più.
se la dovessi dipingere e sapessi dipingere dipingerei un ritratto con un viso serio quasi severo ma curioso.come quello di una scrittrice.e forse delle finestre attorno dove vi sono luci di storie.
Gentile Lidia Ravera,
ho scritto sul blog SUL ROMANZO (http://sulromanzo.blogspot.com/2010/04/binari-2-ribellione.html) un articolo in cui instauro un parallelo tra LA GUERRA DEI FIGLI e PASTORALE AMERICANA di Roth; sarei davvero entusiasta di ricevere un suo riscontro critico.
Cordiali saluti, Giovanni Turi