Frugando nel passato
Sto sgombrando. Lascio la casa in cui ho vissuto undici anni. Lascio. Seduta in terra nel mio studio, aprivo scatole blu molto grandi, altre verdi, più basse, più larghe. Ho sempre teso all’ordine, come al sogno di un riposo possibile. Sono sempre stata disordinata. Chiudevo il mio caos in cartelline sottili, inadatte. Ciascuna con il suo titolo assurdo: aborti di romanzo, racconti malcresciuti, articolesse mie, Giovani, sesso, anziani, politica…donne.Nicola. Nella cartellina Nicola c’erano i temi le pagelle le lettere i racconti le poesie … dell’altro principe del disordine, mio figlio. Anche lui sempre pronto ad allineare e archiviare, sotto etichette che dimentica. Insomma…una domenica pomeriggio di polvere, a rimescolare il passato. Il manoscritto di Porci con le ali, la scaletta scritta a mano, le notazioni di MarcoLombardo Radice, le lettere di Giaime Pintor, di commento, di sfottò…Morti. Tutti e due. Le lettere di mia madre, i diari di mia sorella. Morte, tutte e due. Certo, c’è gente che meglio di me se la cava col passato. Io non ci sono portata. Le lettere di Sergio Morando, editor della mondadori, nel 1977. le sue note sul mio secondo romanzo…acute, brillanti, affettuose, mosse da una sincera partecipazione, dove rispetto del mio giovane talento e pedagogia si sposavano perfettamente, nel segno della dedizione alla letteratura. Morto anche lui. Morto il suo mondo. E io, che sono arrivata tardi, ne ho goduto soltanto le ultime propaggini, gli ultimi fuochi…dovrei buttare tutto nel secchio. Nessun supporto cartaceo. Niente. I miei volumi sono lì, in una cassa, segnata da un secco “romanzi ravera”. L’ultimo, sottile sottile, è in libreria da sabato scorso, “No grazie” si intitola, è un racconto, una cosina da 5 euro.Edito da una coppia di editori che fanno 60 anni in due. E’ una prima celebrazione scritta di un più vasto progetto di anoressia , basta con la fame di fare. Rallentiamo. Basta quaderni e lettere. tutto su schermo, tutto cancellabile. Cose che non restano. Come questo blog.



e presa coscenza di ciò, continuiamo ad essere noi, malgrado noi, come sempre.
e le cose che non restano, come breve incontro, comunque segnano quando segnano.
I tuoi quaderni sono muri pavimenti aria orizzonti tazze di the pini risacca. Sono Mara Nicola bambino Lidia prima dei trent’anni già propensa a sentirsi vecchia Bernardo. Sono le parole che sarebbero diventare romanzo personaggio sarcasmo rammarico minaccia. I tuoi quaderni si innalzano intorno a te come pennacchi di fumo dai falò di san lorenzo, come le note che escono dalle imposte schiuse mentre passeggi per i vicoli, un profumo che annusi nell’aria in mezzo alla folla senza capire di chi sia. I tuoi quaderni sono Lidia, i gomiti di Lidia, la nuca di Lidia, le labbra appena distese in un’espressione che può diventare sorriso o inarcarsi in serietà quando cominci a leggere, quel leggero allontanare il foglio prima di commentare - come a prendere le distanze, il modo in cui prendi la sigaretta dal pacchetto in un gesto naturale che sembri non fare da troppo tempo. Sono tutto quello che è Lidia ma che Lidia non vede.