Gli ultimi, i penultimi e la politica della paura
Due lunghe gambe nude, una sull’altra, sul pavimento. Sul pavimento anche una maglietta rossa, due braccia in una posizione innaturale. La testa non si vede, non si vedono i capelli, gli occhi. Tutta la ragazza, una nigeriana costretta a vendersi sulla via Emilia, così abbandonata, pare un sacco di stracci. Uno dei tanti rifiuti solidi urbani che circondano le fauci traboccanti dei cassonetti. La fotografia che ritrae questo corpo-spazzatura è stata scattata, a tradimento, nel Comando dei Vigili di Parma, in una cella, dopo un pestaggio “svolto nel rispetto dei diritti delle persone fermate” , parole dell’assessore alla sicurezza. La vittima è colpevole d’aver pianto, e d’aver reagito alla pattuglia di difensori dell’ordine e del decoro che l’hanno fermata, nel quadro della “lotta alla prostituzione”. Ha pianto e ha reagito perché giovane, perché straniera, perché spaventata dalle prevedibili vendette del suo sfruttatore: “ se perdo una serata si incavola”. Come sempre, invece di vergognarsi e chiedere scusa, quelli che hanno ridotto una ragazza a un sacco di carne buttata sul triste pavimento di una cella, se la prendono con chi ha fatto la fotografia, con chi ha voluto accendere un riflettore, grazie alla forza delle immagini, su uno dei piccoli crimini quotidiani che ammorbano il nostro Paese.
Da qualche mese? Da qualche settimana?
Ho perso il senso del tempo. Ogni giorno qualcuno degli “ultimi”, quelli che dovrebbero essere cari al Cielo e soccorsi dagli uomini di buona volontà, viene ferito, perseguitato, escluso, esiliato, fermato, represso, aggredito. Facciamo un elenco? Non si può più chiedere l’elemosina, perché la miseria fa disordine. Gli africani, dopo anni e anni di tradizionale commercio estivo, non possono più rivolgersi agli annoiati vacanzieri con il loro storico invito
“ vu cumprà?”. Se lo fanno, rischiano di essere buttati a mare da giovinastri che si godono la “caccia al diverso” assai più che lo shopping da spiaggia. Non si può più cercare ristoro sulle panchine o nei parchi, alla calura dell’estate, perché parchi e panchine sono gratuiti e se devi accontentarti di ciò che è gratuito, ricadi nel crimine numero uno, la già citata colpa di essere poveri. E tre poveri sono già un’adunata sediziosa. Non si può offrire sesso a pagamento, non sulle strade del nostro Paese. Prostituirsi per strada fa disordine. Meglio offrire via telefono cellulare la stessa merce a qualche cliente “ di qualità”, per i buoni uffici di qualche lenone abusivo, se ne trovano tanti, nei retrobottega della politica e delle televisioni. Non si può più fare un pic nic sui prati, se si è stranieri, vietato il barbecue. A Milano, naturalmente, avanguardia del movimento di selezione della razza italiana. Del resto: i lager ci sono già, ci stivano quelli che arrivano per mare, in attesa di rispedirli al mittente, indipendentemente dal motivo che li ha portati sui nostri lidi. Ah, che paese ospitale, questa Italia che non emigra più! Che continua a tirare la cinghia, e a fare una vita grama, ma preferisce restare a casa, barricata. E prendersela con chi sta peggio. Non è una bella soddisfazione? Si sentono più sicuri, gli italiani affetti in modo grave dalla patologia della paura, grazie a questo “ crescendo” di attività discriminatorie, in questo bel ritmo accelerato di divieti? Fa bene fare la faccia cattiva, ci si sente meglio dopo aver picchiato una ragazzina da marciapiede, dopo aver affogato un venditore di teli di spugna? Forse sì. In fondo le garanzie democratiche sono sempre saltate nei periodi di crisi. Intrattenere gli italiani sui loro falsi privilegi (non conto niente, non ho una lira, non ho un futuro, però sono nato a Parma, a Padova, a Milano e ho la pelle bianca senza essere nemmeno rumeno o albanese) consente di distrarli dall’aumento del prezzo di un pacco di pasta, di un litro di latte, dei libri di scuola. Non è così? Si gioca, ci si diverte. Si gioca a perseguitare gli ultimi così i penultimi si sentono primi a qualcuno. E’ un gioco vecchio. Così vecchio che non è divertente commentarlo. Sarebbe più saggio tacere, sarebbe più elegante, nel pieno del pubblico starnazzare. Peccato che sia anche un gioco pericoloso. E’ pericoloso fomentare la paura, usare l’insicurezza economica e l’ansia legittima di chi non riesce a garantire un futuro ai propri figli, per fini politici. Si esasperano gli animi. I penultimi scaricano l’angoscia sugli obbiettivi sbagliati, sui capri espiatori, sulle vittime sacrificali additate da chi non ha saputo garantire una ripresa economica, né costruire una cultura di solidarietà, per placare l’ira degli dei. Gli ultimi, prima o poi, si arrabbieranno davvero. E allora sì, il “problema della sicurezza”, da commedia virerà in tragedia.
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io ho visto lafoto di una donna sraiata in terra, ma non ho visto segni di percosse o maltrattamenti, e senza questa certezza non mi posso assolutamente schierare contro le forze dell’ordine. con questo non voglio neppure dire che non è successo nulla, anzi! proprio perchè non ci sono prove effettive a contro o a favore, eviterei di sbilanciarmi troppo sul solito argomento trito e ritrito della ‘polizia fascista’.
quando avrò massima certezza che quel viso -che nella foto non si vede!- è pieno di lividi, allora protrò pronunciarmi in merito, e comunque mi porrei anche la domanda:
-Era già malconcia, prima che gli agenti l’arrestassero?-
insomma, basta con questa mercificazione delle accuse contro polizia, carabinieri, esercito. ci si dimentica troppo spesso che questi uomini rischiano ogni secondo della loro vita in virtù della nostra, e tutto per una manciata di euro al mese!
prima di sparare a zero, per favore, ci sia certezza inossidabile di accuse gravissime!!
se poi si vuole fare sempre e per forza un fatto ‘politico’ su tutto, allora è un’altra questione!
allora ammantiamoci della nostra bandiera di partito, perdiamo di vista le oggettività e mettiamoci pure in guerra tra di noi più di quanto non lo siamo già.
per quel che mi riguarda si sta facendo una grande caccia alle streghe!!
Rispondo a questa sua presa di posizione, che condivido pienamente, con una poesia che mi sembra esprima il senso di vergogna di quegli italiani che si sentono vicini agli ultimi, ai diversi, agli stranieri ormai ricondotti dalla politica del governo Berlusconi all’identità di “barbari”, contro i quali ci si ritiene in diritto di rivolgere ogni offesa, ogni violenza.
Rifugio, vi chiedo, dalla superficialità, dall’indifferenza,
dalla presunzione d’autosufficienza e dall’assenza,
rifugio dalla fredda, cinica logica dei numeri,
numeri primi, secondi e…ultimi, dove loro primi
ovviamente, voi ultimi naturalmente.
Rifugio dalla piatta regione dei pellebianca,
dall’astrattezza delle loro leggi ineguali per tutti,
rifugio, vi chiedo, dalla pallida indifferenza dei ricchi
e dalla livida intolleranza dei poveri,
giocati questi ultimi da uomini molto pallidi,
visipallidi, appunto, resi pallidi sempre più pallidi
(quasi fantasmi d’umanità) dalla logica del potere
che astuto brandisce, per difendersi, l’intolleranza
dei poveri bianchi contro i poveri d’ogni colore.
Rifugio nel colore della pelle contro il pallore delle anime,
nella vivacità delle lingue gutturali contro la monocroma
dolcezza della lingua nazionale (che amo perché diversa,
non perché unica), nelle tombe disperse nei mari nostri
contro le tombe marmoree dei cuori loro, negli occhi mandorla,
nei capelli carbone, nelle teste avvolte in fazzoletti
colorati, nei corpi salati dalle maree, nei piedi
olezzanti di strade, pesti di fatiche, bruni di ferite.
Rifugio, Rifugiati, invoco per me nell’umanità sconsolata
delle vostre bocche spalancate dallo stupore e dalla fame,
nelle ragnatele delle vostre tasche svuotate dall’avarizia
dei nocchieri e dai consigli fraudolenti dei ministri.
Oggi è il vostro giorno, celebrazione mondiale della vostra
solitudine e della vostra shoah perenne, in voi mi rifugio, oggi,
amici di ventura, a voi chiedo asilo e, mentre tento con parole
e azioni solidali di sapervi non più rifugiati in questo loro paese
inospitale ma cittadini in un ospitale paese mio davvero,
porgo la mia mano alla generosità del vostro perdono.
E vero che le mentalità si vanno irrigidendo, anche nelle piccole occasioni della vita sociale. Pochi anni fa, fui stupito di vedere gli agenti della soprintendenza dei monumenti storici di Firenze scacciare dai gradini di Santa Maria del Fiore la gente che non aveva altra colpa se non di starci seduta. Era poca cosa. Per me fu segno che i tempi cambiavano, anche in Italia.
E vero che la gente vuole sempre piu sicurezza, anche se continua a essere intollerante delle manifestazioni di autorità, il che non agevola il lavoro di quelli che hanno l’incarico di rappresentarla e di porla in atti, compito difficile e purtroppo indispensabile.
E vero che una volta, nel decennio dei miei anni formativi, diciamo negli anni ‘70, il sempiterno dibattito tra natura e cultura sembrava essersi chiuso a favore definitivo di quest’ultima. Ora, col favore della neurobiologia, ci si accorge che la natura riprende la mano e che non tutto è possibile in fatti di miglioramento, di emendamento morale dell’essere e della società umana.
E vero che i politici tendono, molto pericolosamente, a giocare su e con le paure collettive.
E pure vero che un certo libertarismo intellettuale (che all’epoca si riteneva d’ispirazione rivoluzionaria seppure fosse piuttosto medio-borghese), negando e deridendo le ansie popolari, non tutte infondate riguardo all’evolversi dei costumi e delle relazioni sociali, si è screditato e ha perso il magistero morale che manca oggi a questo mondo cinico. Non si potrà di certo ripristinare col romanticismo nostalgico quanto irrilevante della contributrice precedente.
Getto queste rifessioni alla rinfusa, testimoni della mia profonda perplessità.
1° centenario della bandiera dell’Arma bene merita.
La Ragione
induce le coscienze
a rivolgere un’ affettuoso plauso
là :
dove gravità decoro e coraggio
sono i caratteri di un’ istituzione.
Là:
dove l’obbedienza pronta
rispettosa e assoluta si pone naturalmente
al servizio della popolazione
cercando professionalmente, di bastonarla
il meno possibile… sennò
l’ordine pubblico
lo diamo in appalto alla Svizzera.
Tutto ciò fa dire alla Sovranità Popolare
che un’istituzione è benemerita
ed è così che la Ragione
graziosamente
si presta ad additare
al contribuente pubblico apprezzamento
la ormai secolare
presenza dei Carabinieri.
W l’ Italia.
Dovete spiegarmi come puo una persona ragionevole prendere anche vagamente in considerazione “i politici”.. ma avete letto “il partito del cemento”, ? di Preve e Sansa.
Per quel che mi riguarda suppongo che l’unica possibilità di cambiamento realizzabile sia nell’immaginare ognuno un alternativa a cio che ci viene proposto ( assunzioni nel privato, nella pubblica amministrazione, nella ricerca…so bene che nella ricerca la cosa si fa ancora piu difficile.. concorsi scuole, corsi di formazione…), un alternativa pratica ( recupero, terre incolte proposte di riutilizzo di lavori dimenticati rivisitandoli con la tecnica ora disponibile a buon mercato e molto efficace… lo vedo per quel che miguarda con la terra), dicevo alternativa pratica e senza domandarsi guadagnero? quanto guadagnerò? tirare se possibile un po la cinghia pensare all’anima del paese, all’anima della terra. Ignorare le sirene del consumo. Un economia di sussistenza per la pancia e di prosperità per l’anima e per i propri desideri Sani e Belli. Smettiasmola di elemosinare il tempo e la vita prendiamoceli e basta.
Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate.
Giovanni Giolitti
Questa da “Il Potere dei Sogni” di Sepulveda (importante leggerlo), mi sembra adatto al caso. “Forse è giusto dire che ci sono bianchi, neri e . Mandela è nero, splendidamente nero, luminosamente nero, invece Condoleza Rice, Bush, Cheney, Rumsfeld, Negroponte, Aznar, Berlusconi, Blair, Powell e Le Pen (e la Palin aggiungerei io) sono . Di un colore dubbio. Grande Sepulveda!
al testo precedente è saltata la parola gente di colore, e la frase è comunque a pag.54 del libro citato.