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i figli grandi

Lidia Ravera | Lavori in corso | 3 Agosto 2008 | 2,677 letture

Sono grandi, i miei figli. Li guardo muoversi sulla terrazza. Hanno preparato l’aperitivo. Finger food, tartine. Sono venuti a trovarmi sull’isola. Lui con la sua donna ( bella, alta, con una grazia innata e una delicatezza vigile, attenta). Lei con il suo uomo ( quarantenne , una faccetta da Harry Potter che non rivela i quattordici anni di differenza, lei è molto più giovane). Adulti. Adulti tutti e quattro. Cioè: simili. Lui, mio figlio, è venuto con me in montagna, sulle pendici del vulcano, fino all’osservatorio vulcanico, con i cani che correvano dietro le capre selvatiche. Ci siamo fermati a bere acqua, a punta Labronzo, sotto la bocca attiva che erutta fumo e fiamme visibili la sera. Il sole era ancora alto alle sei di pomeriggio. Il vento fra le canne e l’ansimare dei cani felici per la salita, colonna sonora a basso volume, erano interrotti dagli improvvisi ruggiti del vulcano. Boati inghiottiti dalla terra, minacciosi e nobili, antichi. Lui mi parlava di un libro straordinario, scritto da Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura Antimafia di Palermo. Il libro si intitola”Il ritorno del Principe”, sottotitolo “la criminalità dei potenti in Italia”: me ne parlava con passione, con cognizione, con la fierezza di uno sconforto positivo, quando la percezione del male mette le basi per una reazione, per una rivoluzione. Lo sentivo vicino, utile come un amico che ti mette a disposizione il suo bagaglio di informazioni,l sua indignazione, eppure non lo sentivo figlio. Con i figli, ho pensato, devi sentire un distacco, un gap, una differenza. Devi sentirli minori, i figli. Questi due giovani adulti che frequentano la mia vita, questi due esseri umani, la cui felicità mi sta a cuore più della mia, sono troppo contigui, troppo affini. Con lei parlo da donna a donna, con lui condivido la passione per la scrittura. Sono amici speciali, ma non ho più niente da insegnare, non hanno bisogno della mia protezione, sono perfetti e definiti, ciascuno con i suoi vizzii e i suoi vezzi, le loro personalità sono formate. Mi piacciono. Li contemplo, mentre si muovono e parlano e leggono e sparecchiano e si relazionano al piccolo mondo dell’isola, come un allevatore soddisfatto, come un maestro appagato. Il mestiere di madre, come tutti gli artigianati che richiedono uno sforzo costante e una logorante passione, logicamente, matura il diritto ad un pensionamento precoce.

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