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il triplo lavoro delle donne

Lidia Ravera | Lavori in corso | 20 Dicembre 2008 | 1,492 letture

Commovente, il ministro Brunetta: desidera che, finalmente, le donne ricevano, nel mondo del lavoro, lo stesso trattamento dei loro colleghi maschi. Stesso stipendio da subito? Fine di quelle imbarazzanti sperequazioni, giustificate soltanto dal persistere di mistificazioni antiche ? Frasi come “in fondo il suo è il secondo stipendio, in casa, signora”. Oppure: “Li resterà incinta, signorina, non sarà certo l’azienda il suo primo pensiero ”?. Vogliamo dare un taglio alle discriminazioni di genere?. Saremo, finalmente, equiparate ai maschi, nel bene e nel male? No, solo nel male. Nei sacrifici resi necessari dalla crisi: anche noi in pensione a 65 anni. Noi, ammortizzatori sociali, noi tappabuchi di quel che resta del welfare. “ Noi nonne” che sostituiamo gli asili mancanti. Noi figlie mature che sostituiamo le case di riposo mancanti, assistendo genitori novantenni, perché la vita umana si è allungata , e questa è un’ emergenza seria, ma il governo se ne è accorto soltanto adesso e ha pensato soltanto di farci lavorare più a lungo. Domanda: ma lo sa, Brunetta, quante ore lavoro quasi qualsiasi essere umano di sesso femminile macina in più dei suoi colleghi maschi? Vogliamo veramente credere che la gestione del nido sia distribuita in modo paritario perché qualche marito intellettuale e qualche figlio di femminista ha imparato a lavare i piatti? E’vero: una donna di sessant’anni, oggi, può essere una donna ancora piena di energia, sana e perfino bella. Può aver voglia di continuare a lavorare ed essere felice di rimandare l’inevitabile senso di vuoto legato alla fine dell’impegno lavorativo. Però può anche essere stanca morta di combattere su due fronti da 35 anni. Anzi, tre: perché, se nasci femmina,devi morire femmina, e se non curi il tuo aspetto, vieni disprezzata. Può aver voglia di eliminarne uno, dei tre fronti, una donna. Magari quello del lavoro. E a lei, soltanto a lei, spetta la scelta.
(wwwlidiaravera.it)

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