il triplo lavoro delle donne
Commovente, il ministro Brunetta: desidera che, finalmente, le donne ricevano, nel mondo del lavoro, lo stesso trattamento dei loro colleghi maschi. Stesso stipendio da subito? Fine di quelle imbarazzanti sperequazioni, giustificate soltanto dal persistere di mistificazioni antiche ? Frasi come “in fondo il suo è il secondo stipendio, in casa, signora”. Oppure: “Li resterà incinta, signorina, non sarà certo l’azienda il suo primo pensiero ”?. Vogliamo dare un taglio alle discriminazioni di genere?. Saremo, finalmente, equiparate ai maschi, nel bene e nel male? No, solo nel male. Nei sacrifici resi necessari dalla crisi: anche noi in pensione a 65 anni. Noi, ammortizzatori sociali, noi tappabuchi di quel che resta del welfare. “ Noi nonne” che sostituiamo gli asili mancanti. Noi figlie mature che sostituiamo le case di riposo mancanti, assistendo genitori novantenni, perché la vita umana si è allungata , e questa è un’ emergenza seria, ma il governo se ne è accorto soltanto adesso e ha pensato soltanto di farci lavorare più a lungo. Domanda: ma lo sa, Brunetta, quante ore lavoro quasi qualsiasi essere umano di sesso femminile macina in più dei suoi colleghi maschi? Vogliamo veramente credere che la gestione del nido sia distribuita in modo paritario perché qualche marito intellettuale e qualche figlio di femminista ha imparato a lavare i piatti? E’vero: una donna di sessant’anni, oggi, può essere una donna ancora piena di energia, sana e perfino bella. Può aver voglia di continuare a lavorare ed essere felice di rimandare l’inevitabile senso di vuoto legato alla fine dell’impegno lavorativo. Però può anche essere stanca morta di combattere su due fronti da 35 anni. Anzi, tre: perché, se nasci femmina,devi morire femmina, e se non curi il tuo aspetto, vieni disprezzata. Può aver voglia di eliminarne uno, dei tre fronti, una donna. Magari quello del lavoro. E a lei, soltanto a lei, spetta la scelta.
(wwwlidiaravera.it)



La ballata delle madri.
Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.
(Pier Paolo Pasolini)
affermando che il trattamento per quanto riguarda la dispartità per gli stipendi è erratissimo….è comunque necessario equiparare l’età pensionabile: l’unione europea ha già avvertito l’Italia con una possibile sanzione? vogliamo fargli fare di nuovo la fine di rete4…anche se lo so che son cose diverse e che bisognerebbe fare gtante altre cose per le donne!
chi vuole rimanere al lavoro (ed ha la possibilità di farlo) credo possa già prolungare il pensionamento fino ai 65 anni su base volontaria, o no?