Il vitellone di Arcore
E’ più forte di lui, non si trattiene, è come il cane davanti all’osso, il mulo con la carota, il toro col drappo rosso, Silvio Berlusconi, messo a contatto con qualsiasi esemplare di genere femminile, di qualsiasi tipo, attiva i motori di virilità e deve dire la sua: se l’esemplare è di bell’aspetto e giovane età, ci prova, allude al fatto che potrebbe provarci (e ovviamente riuscirci) o al fatto di aver già consumato l’atto, con viva soddisfazione della cliente e del fornitore (cioè lui). Se l’esemplare è di bell’aspetto ma di età più avanzata, cavallerescamente, allude al fatto che una bottarella la si potrebbe ancora dare prima che la signora scompaia nel viale del tramonto, e chi, se non lui, può compiere quest’azione positiva? Se, infine, ahimè, l’esemplare è di aspetto non conforme alle regole estetiche dell’acchiappa-maschi, o per personalità sua o per qualche disarmonia aut dismisura nella relazione fra i primitivi oggetti del desiderio (tette e culo), oppure, e qui la situazione è più grave, per sorpassati limiti d’età, il nostro Silvio non può fare a meno di alludere al fatto che lui, a quella, una bottarella non gliela darebbe proprio mai, neanche per sogno. L’elenco delle battute sarebbe lungo e comunque incompleto, perché ogni giorno porta seco nuove occasioni di incontro con femmine di tutte le categorie e la geometrica potenza del machismo berlusconiano si dispiega in tutta la sua forza. Con questa nuova moda, poi, di aumentare la rappresentanza rosa in Parlamento, tocca anche amarle e candidarle se sono tue, sopportarle e attaccarle se sono candidate per quegli altri. A Berlusconi non piace attaccare le donne, perché qualsiasi relazione di parola, se non prelude all’atto di sdraiarle, gli pare una bizzarria o una perdita di tempo. Però adesso deve, perché Veltroni ne ha infilate un sacco e ,mannaggia, anche giovani e carine, finchè ci hanno “un’età”, come la Rosy Bindi o la Finocchiaro, okay, puoi anche far finta che siano uomini, e prenderle a zuccate, ma alla ventisettenne precaria capolista nel Lazio, con tutti quei capelli e tutte quelle belle cosine, che cosa si fa? La si invita sul panfilo a “parliamo parliamone”? Le si offre la conduzione di un telegiornale? No, quello no, perché alla ragazza un buon lavoro già gliel’hanno dato, meglio prendere su una precaria ancora precaria e farla tirar dentro in qualche lista da uno dei miei (ormai le liste elettorali sono quello che una volta erano le boutique, “le apro un negozietto di intimo”), o farla sposare a Piersilvio che, se non si sposa, poi pensano che è frocio e che figura ci faccio io, dovessero mai credere che è una malattia ereditaria. Eh già, perché questa è la vera ossessione del povero Berlusconi, che qualcuno possa pensare in calo, non la sua popolarità o la fiducia degli italiani nella sua politica, ma la sua potenza fallica, la capacità del suo arnese di introdursi nei corpi delle donne come nel corpo elettorale e mimare all’infinito la fiaba della conquista del territorio. Io non perdo un colpo, è il sottotesto di ogni esternazione. L’ ansia di dimostrare la sua sempiterna virilità (anche dopo i 70, anche con la prostata incasinata) è, presumibilmente, alla base della sua scelta, ormai vecchia di quasi vent’anni, di “scendere in campo” e di quella, più attuale, di restarci, vincendo nuovamente vecchie battaglie. La crescita esponenziale delle battutacce è sintomo, probabilmente, di una accresciuta insicurezza di fondo che, ben lungi dal provocare la nostra prevedibile indignazione, ci trova intenerite e solidali. Dev’essere successo qualcosa di simile anche a Veronica che, dopo aver rintuzzato le uscite triviali del consorte con una certa puntualità nel passato anche recente, nel presente tace con sobrietà, come se il ruggito del leone, inflazionato e stanco, non mettesse più a repentaglio nulla, neppure la sua dignità di donna.
Del resto, a quanti invece ancora si impennano, perché quello che forse diventerà di nuovo il Capo del Governo di questo paese, non riesce a unirsi al coro dei benintezionati, in materia di uguaglianza di genere, vorrei ricordare che, ancora una volta, ha ragione lui, se la ragione è, come spesso in politica, del più furbo: Silvio Berlusconi dà voce, con le sue scontate facezie, al maschio medio nazionale della sua generazione, quello che aveva vent’anni negli anni cinquanta e che oggi è in pensione ma vota e, nella stragarande maggioranza, non si è nemmeno accorto che ormai le donne, pregi e difetti, appartengono alla categoria delle persone. Per lui, per loro, esse sono sempre collocate in una delle tre “emme”: moglie mamma mignotta. La prima “emme” va sopportata anche se dopo un po’ non ti piace più, la seconda va venerata perché ha prodotto te e la terza è quella che serve per sopportare la prima, in quanto la prima è la più utile. In questo brodo primordiale, Silvio Berlusconi continua a tenere a bagnomaria il suo elettorato, di tanto in tanto lo scalda con qualche frizzo, ma sempre lo mette a suo agio con la sua stessa medietà, gli consente di rispecchiarsi e assolversi, di sentirsi forte anche se non intelligente, vincente anche se non moderno, sessualmente potente anche se vecchio solo e sottoposto al tormento dell’offerta massiccia di carni femminili esposte che costituisce lo stile Mediaset (e per contagio da tempo anche lo stile Rai).
Non è un risultato da poco, per un politico.



Bah… L’uomo ( l’ometto ) è quello che è… Anche se viene facile pensare che oltre a metterci del suo (che è poco, ma anche troppo…) dietro vi sia una qualche raffinata (?) ricerca di mercato. Per ottenere consensi , infatti, più che alla ristretta cerchia dei pensanti mediamente informati sulle cose che stanno loro intorno, conviene rivolgersi a quella massa sterminata (multisenso) di gente le cui elaborazioni … beh ci siamo capiti: tv, stadio, bar sport, ecc.
Se non fosse così avvilente potremmo anche restarne ammirati da tanta , pur populistica , “professionalità”.
Sono le solite difficoltà della sinistra ( latu sensu) e /o delle persone serie in genere quando propongono un minimo di pacata riflessione sulle cose. Constatato il livello medio di civiltà, stabilito che per vincere basta ” buttarla in vacca “, una volta deciso che l’obbiettivo è “vincere” purchessia, si adegua la forma del contendere a quell’obbiettivo alle condizioni date.
Se non altro ne conseguirà un giusto e degno risultato: a un paese di… guano corrisponderà un governo d’altrettanto… guano.
Che altro?
Null’altro da aggiungere al commento precedente che, di fatto, mi ha rubato le parole di bocca. Una personale quanto inutile considerazione personale: comè che con me certe ‘raffinatezze’ che mi portano a guardarmi allo specchio e a vederci riflessa solo una vagina non attaccano?
Mi sento anormale o lo sono?
Il cavaliere, si sa, di freddure ne dice talmente tante che non ci si fa più caso.
Gli vengono così, spontanee…non mi viene neanche di pensare proprio ad una tattica, ma a farina del suo sacco.
E’ un uomo, non l’uomo. Un uomo che, attratto dalle 3 emme, non riesce a vedere le 3 c: Cervello, Carattere, Coerenza. Sono poche le donne che possiedono queste ultime, rare quelle che riescono
a non bearsi unicamente delle prime…triste ma vero!
errore di battuta che mi fa sembrarwe un’ignorante…volevo dire com’è che certe ‘raffinatezze’…sorry…
Vorrei chiedere solo una cosa al “vitellone”: cosa significhi per lui la parola “libertà”. Credo avrebbe non poche difficoltà nel rispondere.
Ecce ometto. La decadenza del paese la si misura sulla centralità che ha questo personaggio.
Brava! Hai scritto un articolo divertentissimo, Silvio a parte mi ci riconosco. Alla fine Silvio in effetti è tutti noi, anche quelli come me che ancora funziona tutto. Bene, bravissma, ottimo.
Viva il maschio medio!!!
Bravissima Lidia, mi ci riconosco alla perfezione (oh, non sono Silvio, eh: gli è che lui è tutti noi)