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In attesa della “carica delle nostre”

Lidia Ravera | Articoli, l'Unità | 27 Aprile 2007 | 2,472 letture

annafinocchiaro1.jpg“L’Italia vuole mamme e non regine amazzoni come la francese Segolene o culi di pietra come la tedesca Merkel, l’Italia non ama il cameratismo maschile della donna americana alla Hillary né la tenacissima durezza della inglese Thatcher”. L’ho letto su “La Repubblica” in un commento di Francesco Merlo,  scritto così magistralmente da provocare quel piacere acritico, quasi automatico, che provoca la bella pagina. La “mamma” che potrebbe conquistare le simpatie politiche di questo nostro Paese stanco di strepiti è Anna Finocchiaro. Magistrata, figlia di magistrato, mamma di due bellissime figlie, moglie di medico. Eccolo qui, l’identikit cui si deve sottoporre la femmina della specie, le carte da presentare al checkpoint quando si intenda prendersi qualche responsabilità essendo di sesso femminile. Qualcuno sa se D’Alema ha figli e come sono? Si parla mai delle figlie di Veltroni, anch’esse molto carine? E che mestiere fa la moglie di Mussi, qualcuno è interessato? No, naturalmente, potrebbe perfino non averla. La donna, invece, se vuole essere amata da sinistra a destra passando per il potente centro, deve avere i documenti in regola.

Se non ha marito è subito una monaca come la Bindi, e il fascino della monaca si accetta solo se estremo: morire in India, curare gli appestati, farsi accoltellare per salvaguardare la castità. Se non si è disposte a tanto si è semplicemente racchie e zitelle, e questo, se vuoi salire ai piani alti del potere, non va bene. Bisogna essere piacenti, bennate, sposate, mamme, eleganti e dimostrare minimo cinque anni di meno della propria età, sulla quale non si può mentire, ma è lecito restare sul vago.

“Diciamo la verità”, esorta Francesco Merlo, “Anna Finocchiaro non è bella come scrivono”. Serpeggia l’ansia fra i suoi grandi elettori: e adesso come facciamo? Può un politico di sesso femminile, colto e dotato per il ruolo, farsi strada senza lo stacco di coscia previsto, il capello lungo e fluente e, magari, due bocce da calendario? Tranquilli, rassicura Merlo, la Finocchiaro può: “E’ infatti intrigante e interessante come tutte le femmine potenti, brune arabe, o andaluse o siciliane”. Ah, che sollievo. Io, pur non essendo del tutto d’accordo con tutte le sue posizioni politiche, sarei felice di un avanzamento della Finocchiaro da Portavoce a Voce da Portare. La vorrei Presidente del Consiglio e poi della Repubblica. Mi sembra una persona seria. E mi sembra un atto dovuto incominciare a mettere al governo donne.

Tiferò per Segolene e, con un po’ più di fatica, perfino per Hillary (la piantasse di portarsi appresso il marito ex-porcello a scopo propaganda, almeno!), tiferei per Anna. Perché noi, donne comuni, abbiamo bisogno di rispetto e, forse, con una “mamma severa” a capo dello Stato, magari, ci penserebbero due volte prima di offenderci. Anche soltanto inchiodandoci alla solita croce del giudizio d’avvenenza, il voto, cui nessuna sfugge, all’esame di idoneità, per interpretare il ruolo di oggetto del desiderio maschile.

E, tanto per dare un po’ di tormento anche ai maschi: ho letto su “Luna” che “L’uomo tradizionale indosserà il gessato grigio scuro anche di giorno, con una camicia azzurra con polsini e collo bianchi. Mentre il più moderno opterà per una camicia a righe nei toni dell’azzurro, rischiando anche (ma solo per l’ufficio) le scarpe marroni”. Capito, signori? Basta con quelle stupide giacche blu. Gessati e grigi. Carini come Al Capone. E, per favore, niente pancetta. Un po’ più di capelli. Spalle larghe e fianchi stretti. Altezza minima un metro e settantotto senza scarpe truccate, rughe ammesse solo quelle d’espressione. Tollerenza zero per bargigli e pappagorgie.La parità sarà completa quando le donne non saranno più discriminate in base al loro aspetto, ma, nell’attesa, potremmo incominciare a discriminare un po’ gli uomini. Così, per far passare il tempo. In attesa della “carica delle nostre”.

l’Unità, 27.04.07

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