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in gita con gli scrittori

Lidia Ravera | Lavori in corso | 1 Dicembre 2008 | 1,510 letture

Di tanto in tanto ti invitano da qualche parte all’estero e con te ci sono gli altri scrittori. A me non capita spesso, perchè non sono molto rappresentativa. Nè molto intrallazzata. Però mi capita. Di tanto in tanto. Infatti ero in Israele, fino a ieri. Gerusalemme. L’occasione si chiamava “letteratura e impegno”. Era un incontro con gli scrittori israeliani. Sono poco curiosi, gli scrittori israeliani: arrivavano, partecipavano alla tavola rotonda a cui dovevano partecipare, poi se ne andavano. La sera non venivano mai, con noi, gli scrittori in gita dall’Italia. Come fossero ragazzi di un’ altra scuola: se non ti obbligano a starci insieme, non ci stai, perchè non sono i tuoi amichetti. Peccato. Io ero molto curiosa di loro. Sono curiosa di Israele perchè è una patria scelta su base volontaria. Non ci sei nato per caso o per sbaglio (come me in Italia), ci sei andato, o ci è andato tuo padre, perchè voleva andarci e restarci.Si sente, quest’enfasi.Yehoshua l’ha detto, discutendo con Claudio Magris.”Gli ebrei sono sempre stati un popolo privo di frontiere”. La loro patria è mentale. Culturale. Infatti la servono e la curano. E’ una bella città, Gerusalemme. Con cieli alti e ulivi strappati al deserto. Ogni albero sembra cresciuto in un vaso, un gigantesco effetto bonsai. E’ una terra sacra e un terra di morte. Forse sacra in quel senso. Per me, laica, non è il luogo fisico dove dicono stesse il bambinello o la pietra dove adagiarono il corpo di Gesù “l’oggetto sacro”, ma il dolore quasi insopportable che la visita al museo della Shoa impone, come un sacramento, a chiunque cammini per quelle stanze, guardi e ascolti il racconto dell’olocausto.

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