Isole Stromboli

L’isola di Stromboli ha una sagoma elementare e commovente, quando la vedi profilarsi lontano, arrivando in nave da Napoli, all’alba di un giorno sereno: un triangolo scaleno, la base poggiata sul mare, la punta incapucciata dal fuoco del vulcano. E’ piccola e compatta, la percorri tutta in 40 minuti, non ci sono automobili, né luce la sera per le piccole strade, cammini fra due pareti di fiori rosa, gialli, viola, bianchi. Se sali verso il vulcano incontri le ginestre del Tirreno e le ginestre odorose, in basso sulla costa cresce a cespuglio il citiso eolico, specie antichissima, a rischio di estinzione, che cresce oramai soltanto più qui, fra le rocce nere. Cammini fra fichi d’india e corbezzoli rossi, ulivi selvatici, e arbusti grassi di verde. Sali, scendi e sempre sei immersa nella bellezza.

Confesso che sono arrivata a Stromboli per caso, un tardo pomeriggio di agosto, invitata a recitare brani scelti da “Il freddo dentro”, un mio piccolo libro davvero poco estivo, nel bel teatro all’aperto annesso all’albergo più elegante dell’Isola, il Sirenetta Park Hotel, in una rassegna di spettacoli. Nonostante la quantità di umani seminudi e abbronzati che si muovevano per terra e per mare, come sempre nel mese benedetto delle ferie, sono rimasta folgorata, quasi sconvolta, attratta al di là del normale, dal fascino del luogo. Sono ritornata in settembre, e poi in ottobre e poi a Natale e a gennaio e sempre il fascino cresceva. Dall’epoca in cui l’isola emerse dai flutti, il vulcano erutta regolarmente, borbotta e sgancia lapilli, si accende a tempo, come un giocattolo sapiente, che contiene continue accensione di allegria e minaccia, burbero, distruzioni che poi non mantiene. Non è malevolo, il vulcano, anzi, gli esperti dicono che questo suo spurgare continuo è garanzia di non belligeranza. Tuttavia, come un Dio, il vulcano propaga energia, rende fertile la terra, nere le spiagge, giganteschi i fiori. Siamo nel Tirreno meridionale a 38,47 gradi di latitudine nord, 15,12 di longitudine est, e ci troviamo nell’estremo arco orientale dell’arcipelago delle isole eolie, a 55 chilometri dalla costa calabrese, all’altezza di Capo Vaticano. Siamo immersi nella storia non meno che nella geologia: le prime tracce di insediamenti ritrovate risalgono all’età del rame, i greci la chiamavano “Stroggule”, i romani per bocca di Plinio “Strongyle”, gli arabi “Str.ng.lu”, i siciliani “Strognuli”, che significa “proiettile lanciato con la fionda”. Ed è proprio questa l’impressione che fa, guardandola da lontano, Stromboli: d’essere stata appena lanciata sull’acqua. Un senso di impermanenza, di grazia: come un innamorato la percorri pensando che è qui da più di duemila anni, ma morfologicamente, con quel suo cuore vulcanico, si modifica in continuazione, e oggi non è più com’era ieri e chissà come sarà domani.

Dei 407 abitanti che costituiscono la popolazione stanziale, una bella percentuale è formata da artisti e contemplativi, reduci dalla noia della civiltà, in cerca di un tempo che sia il tempo delle stagioni e non quello degli orologi. Li vedi passeggiare, pensosi, col cane libero che li precede su per il sentiero, verso il punto più alto dell’isola, Cresta Vancori, 924 m., storditi dal profumo dei fiori, gli occhi puntati alla Sciara del Fuoco, cui si arriva con una camminata di due ore, ed è, a dirla tecnica, “il luogo naturale di deflusso delle emissioni laviche”, a dirla poetica è una liscio tappeto inclinato, lungo circa un chilometro, su cui il rigurgito infuocato del vulcano scivola lento verso il mare che lo inghiotte, spegnendolo nell’azzurro. Il mare: da qualunque parte guardi è una maestosa presenza, blu azzurro viola verde. Rosso nel lento ineguagliabile tramonto, striato d’argento nelle notti di luna. A rendere il mare più intenso, fotogenico e soave, c’è un’isola piccola, che ripete come un modellino per collezionisti, l’isola grande, è anch’esso un vulcano e si chiama Strombolicchio (non ridete, si chiama proprio così): è un grande scoglio, fatto a forme di castello di sabbia, è un torrione visto da un bambino, in realtà è un neck, cioè il camino princiale di un vulcano ancora più vecchio di Stromboli, era alto 56 metri, è stato tagliato nel 1920 per installare un faro della marina militare e adesso un baffo di luce gialla attira lo sguardo, anche se i metri sono diventati 43. Dalla lunga spiaggia nera detta, appunto, “spiaggia lunga”, a Piscità, dove ci sono le ville più affascinanti, Strombolicchio dista soltanto due miglia marine.

Volete un dritta per il raggiungimento della felicità? Prendete un gozzo, un canotto, una canoa, un barchino a remi e andate a fare il bagno lì, nuotate attorno a quella torre di scoglio lavico, se siete fortunati incrocerete le schiene danzanti dei delfini, se no, ricciole e cavagnole. Si nuota comunque in buona compagnia. Se la barca è un po’ più grande, ma basta poco, potrete andare a Ginostra, uno degli ultimi avamposti del silenzio in questo mondo massacrato dal rumore: a Ginostra si arriva soltanto via mare, non esistono strade, ci sono 27 abitanti e 7 muli, un sentiero tagliato a mezza costa conduce a san Lazzaro. Poche case, d’un bianco accecante. Niente luce elettrica, un unico negozio, aperto soltanto d’estate, una piazza scavata nella rocca, a picco sul mare, come un salotto sospeso, come una tolda di muratura. Il più piccolo porto del mondo, detto appunto “il pertuso”, dove attraccano soltanto piccole imbarcazioni. Nel tentativo fallito di raggiunge Ginostra scavalcando a piedi il vulcano, Ingrid Bergman, nel capolavoro di Roberto Rossellini, “Stromboli” (1949), dopo essere caduta e ricaduta, i capelli scompigliati dal vento caldo delle eruzioni, lancerà la famosa supplica “Dio, dammi pace”. Bene, se è questo che cercate, se cercate la pace interiore, il gusto del presente, la gioia della natura intonsa che trionfa di ogni meschina preoccupazione umana, partite per Stromboli, oggi, domani, fra un mese, non badate se è inverno o estate o primavera, il fascino di questa isola paradigmatica è costante, che il mare sia scosso da onde grigie incappucciate di schiuma o sonnecchi piatto sotto il sole, il piacere per il respiro e per lo sguardo, non diminuisce. E c’è intimità, in questi dodici chilometri quadri piantati nel blu, dove le macchine non hanno accesso e i motocarrozzini con il loro ronzio elettrico non disturbano più di uno sciame di insetti utili, e quando, la sera, vedrete i pochi abitanti procedere per le piccole strade preceduti dal cono di luce di una torcia, vi sentirete, come mi sono sentita io, felici perché vicini all’essenziale, all’esperienza più vera del vivere.

DOVE MANGIARE
Da ZURRO, vicino al porto: gamberi appena pescati, quasi crudi o saltati in padella. Pesce ottimo, freschissimo, cucinato con cura e passione. Melanzane, crostini, verdure. Terrazza affacciata sul mare. Via Marina. Tel: 090-986283
LE TERRAZZE DI EOLO, verso Piscità: terrazza su spiaggia nera, l’unica in cui, se proprio vuoi, puoi avere un lettino (ma la sabbia nera è bella e non si appiccica alla pelle). Panini e insalate se hai fretta, se hai tempo spaghetti alle vongole praticamente perfetti (li ho sperimentati). Via Regina Elena. Tel: 090-9865773
BARBABLU’, nel paese: delizioso locale scavato in un vicolo, dove una cuoca veneziana sposata a un napoletano innamorato dell’isola, cucina: la rotella di spatola (sarebbe il pesce bandiera),alici e menta, insalatina di totani e una pasta con le sarde piuttosto notevole. Via Vittorio Emanuele, 17/19. Tel: 090-986118

PER DORMIRE
Se volete una villa affacciata sul mare, un appartamento affondato in un giardino con spiaggia privata, una vecchia casa eoliana sul monte o in paese, telefonate a Pippo MIRAGLIA, è un tipo simpatico che gestisce una certa quantità di case, tutte molto affascinanti, niente di squallido o di moderno (a Stromboli si ristruttura dentro, ma fuori sono tutte casette bianche, antiche abitazioni di pescatori). Tel: 090-986335.

Se volete comprare o affittare c’è anche Franco ‘Zurro’, che conosce tutto e tutti. Lo stesso numero telefonico del ristorante (vedi box)

Se preferite l’albergo, c’è Il Sirenetta Park Hotel, 4 stelle ben riposte: una buona piscina di acqua di mare, in mezzo ad un giardino profumato, ottima cucina in terrazza, belle camere arredate nello stile dell’isola, vista magnifica: l’albergo affaccia su una grande spiaggia, le stanze interne danno sul giardino.
L’estate si puà prendere l’aperitivo e ballare fino a notte al Tartana Club, vedere qualche bel film, qualche spettacolo, ascoltare un concerto , nel teatro sopra la piscina.
Particolare non secondario: la famiglia che ha costruito il Sirenetta Park Hotel, e lo gestisce dal 1951, è composta da persone cortesi e colte con cui è sempre molto piacevole scambiare due chiacchiere. Il capostipite era, addirittura, il medico condotto, gli attuali proprietari sono Federica e Vito Russo, lui è un ingegnere che si divide fra Stromboli e il Brasile, lei una bella signora bionda di Verona. Insomma: l’aria che si respira al Sirenetta, è l’esatto contrario dell’impersonale asettico stile della catena alberghiera americana.

PER FARE SHOPPING
Da marzo a ottobre si può anche essere frivoli.
Una bella boutique è pasinigioielli, oggetti, costumi, camice, gonne,
pantaloni,in quello stile dell’isola (piedi scalzi, lino chiaro, gonne larghe, spacchi lunghi su lunghe gambe abbronzate) che si trova anche, con alcuni capi veramente preziosi, da Gioacchino Boutique, e, fra bellissimi gioielli e quadri, da Magma, la boutique del Sirenetta.

I golosi hanno a disposizione l’agriturismo Solemare, per comprare capperi, olive, miele, tonno sott’olio.

Autore dell'articolo: admin

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